La sinistra neoliberale non risolverà i problemi: Gonzàlez Casanova

Guadalajara, Jal. 21 marzo. Questa mattina, nell’affollato auditorium Salvador Allende dell’Università di Guadalajara, si è svolto uno scambio tra un gruppo di noti intellettuali che hanno accompagnato lo zapatismo in tutti questi anni ed il subcomandante Marcos. Contrariamente a quanto ci si poteva aspettare all’inizio, gli interventi sono stati molto diversi tra loro, e contemporaneamente hanno condiviso intendimenti ed anche entusiasmo per l’altra campagna, attualmente in corso.

Tra i vari punti di coincidenza, hanno criticato e condannato il sistema capitalista in generale e l’attuale sistema politico del Messico. La riprovazione è stata unanime, così come l’idea che l’unica salvezza possibile sta in quelli che stanno in basso, cioè, l’immensa maggioranza dei messicani.

Sebbene la domanda iniziale fosse “Un’altra teoria?”, e si discuteva il ruolo degli intellettuali nella trasformazione del paese, o come complici del potere e del sistema, gli interventi hanno affrontato direttamente la situazione nazionale ed il ruolo dell’altra campagna rispetto al futuro del paese. Per aprire la sessione in cui avrebbero parlato una ventina di pensatori, il subcomandante Marcos ha tirato in ballo alcune parole di Elías Contreras, il personaggio vivo e morto del romanzo Morti Scomodi: “La resistenza è fermare il destino imposto dall’alto, giusto il tempo esatto per raccogliere la forza necessaria e distruggere quindi quella disgrazia e chi ce l’ha impone”.

“Se le polizie e gli eserciti sono i commissari del buon comportamento rispetto al sopruso, allo sfruttamento ed al razzismo – ha aggiunto Marcos – chi bada al buon comportamento nella riflessione intellettuale, nell’analisi teorica? Se il sistema giuridico, che ammanta di razionale ed umana la violenta imposizione del capitale, ha giudici, vigilanti, poliziotti e prigioni, quali sono i suoi equivalenti nella cultura in Messico, nella ricerca e nell’accademia, nella produzione teorica, nell’analisi e nella discussione delle idee?”

Riferendosi a parte dell’establishment culturale, ha affermato: “Non c’è differenza apprezzabile tra un libro di miglioramento personale e le riviste Letras libres, Nexos, Quién y Tv e novelas, né nella redazione né nel prezzo, né nel posto che occupano nei Sanborns di Carlos Slim. Semmai, nel fatto che si vendono di più le ultime due. Nel contenuto, tutti offrono il miraggio impossibile di quello che sono quelli che stanno in alto”.

Ha collocato gli intellettuali “che navigano rivolgendo discrete o sfacciate civetterie al sistema. Dall’anticamera del potere, facendosi belli, transitano verso l’alto. Si mettono sui marciapiedi con un cartello che dice: ‘si fanno discorsi, si giustificano programmi governativi, si allietano feste’ ".
Pablo González Casanova ha definito la situazione in maniera molto completa dicendo che questo è "un sistema di lotte elettorali devianti, con candidati che si fanno fotografare come attori di cinema ed altri che fanno gesti da spacconi e paternalistici con promesse che dicono che manterranno, ma senza chiarire bene che cosa manterranno, e senza la minima intenzione di cambiare niente che colpisca l’attuale modello di dominazione ed accumulazione capitalista”. “Un sistema di governo”, ha aggiunto, “in cui tutti i congressisti o la maggioranza necessaria vota contro i diritti dei popoli indios, per la consegna della televisione, della radio e delle comunicazioni a Televisa e ad altre grandi società, e che nello stesso tempo premia i proprietari delle miniere e soci concedendo loro il gas butano che, per sua criminale irresponsabilità, ha ucciso decine di minatori”.

“Una Corte Suprema di Giustizia che in anticipo emette sentenze a favore dei padroni e dei loro funzionari pubblici e privati, accusati solo di commettere crimini quando in qualche cosa rompono il patto neoliberale. Un Presidente che dichiara a gran voce che con lui c’è ‘un governo di industriali, con gli industriali e per gli industriali’, e questa è la più notevole verità che abbia detto durante tutta la sua amministrazione.”

Riassumendo quello che l’altra campagna ha svelato nel suo percorso per mezzo Messico, González Casanova ha citato “un programma predatore che ha fatto della megacorruzione, il narcocapitalismo, il capitalismo da casinò, la base della distruzione del tessuto nazionale e sociale, e dell’arricchimento immediato di una serie di miliardari che occupano posti di eccellenza su scala mondiale e che si sono arricchiti al ritmo della privatizzazione delle imprese e dei beni pubblici, dell’occupazione ‘per il libero commercio’ delle terre e dei territori costieri, rurali, urbani; della denazionalizzazione velata ed aperta del settore industriale, dei trasporti, delle comunicazioni, delle strade, dei depositi, dei mercati, di porti ed aeroporti, delle dogane, così come delle risorse energetiche, del suolo e del sottosuolo, di mari, laghi, fiumi, fonti d’acqua e spazi aerei”.

“Un sistema di amministratori della crisi delle imprese pubbliche e sociali, al quale ne succeda un altro di amministratori civili e militari della crisi del capitalismo selvaggio in Messico. Infine, una morale pubblica sconquassata ma alla quale ne succede un’altra peggiore, che niente e nessuno fermerà né in Messico né nel mondo, qualunque cosa facciano l’imperialismo ed il capitalismo per sopravvivere con politiche neofasciste in cui i loro leader sono rimasti nudi, carenti di credibilità quando aprono la bocca per difendere la democrazia ed i diritti umani, mentre mostrano giorno per giorno di essere i loro più aperti nemici.”

Più avanti, González Casanova ha fatto una descrizione di “tutti quei giovani esclusi e molti altri che non possono accettare la logica del voto utile né quella del male minore o del meno peggio della sinistra neoliberale, del centro-sinistra con neoliberismo sociale, perché la migliore delle opzioni, se c’è come persona e formazione politico-sociale, non mostra la mininima possibilità (storicamente provata) di risolvere i problemi degli esclusi, cioè, dei quattro quinti del popolo messicano”.

Tra le personalità presenti, tra le quali c’erano Paulina Fernández Christlieb, Raúl Páramo, Ana Esther Ceceña, Francisco Pineda, Jorge Regalado, Carlos Aguirre Rojas, Jorge Alonso, Fernanda Navarro, Héctor de la Cueva, Sergio Rodríguez Lazcano ed altri intellettuali vicini allo zapatismo, moderati da Miguel Alvarez, lo storiografo Andrés Aubry ha affermato: “La produzione di conoscenze non nasce solamente dall’analisi e dal sapere, ma anche dall’azione, dalla lotta. Anche la strada, la prigione, la montagna, uno sciopero, le barricate di tutti i tempi, la resistenza e la ribellione in un contesto repressivo, sono processi cognitivi”.

Seguendo il pensiero di Fernand Braudel ed Immanuel Wallerstein, e la nozione dei “tre livelli”, Aubry ha affermato: “Purtroppo, tutti i movimenti antisistema hanno sbagliato livello: hanno voluto salire al livello statale, cioè, prendere il potere per cambiare gli altri due. Qui li ha catturati il sistema interstatale, offrendo loro la distrazione dell’esercizio del potere per, presumibilmente, trasformare gli altri due livelli. Non ci sono mai riusciti, hanno solamente controllato le loro classi pericolose e, pertanto, hanno legittimato lo Stato, cioè, il sistema, senza trasformare la società che li aveva posti sulla poltrona del potere”.

Con riferimento agli zapatisti e all’altra campagna, ha affermato che “per la prima volta nella storia moderna non hanno sbagliato livello: entrambi hanno scelto il livello in basso, ‘la gente umile e semplice’. A loro non importa lo Stato, come mostrano le giunte di buon governo (Jbg) che hanno instaurato un potere che non è il potere dello Stato, bensì la, devoluzione del potere a quelli che stanno in basso dove ‘tutti siamostati al governo’, perfino a turni, per evitare privilegi o una possibile corruzione”.
Adriana López Monjardín ha segnalato che ciò che propongono le opzioni di alternanza che si dicono di sinistra è “rendere governabile l’invivibile”, in riferimento alle condizioni reali di vita della maggioranza della gente.
Per Luis Hernández Navarro, l’altra campagna comprende "una frangia della nazione reale la cui esistenza non è registrata nelle versioni ufficiali sulla nostra realtà. Una porzione del paese di cui la maggioranza dei politici si ricorda solo quando ci sono le elezioni.

“Quest’enorme porzione del paese espulsa dai benefici dello sviluppo e dalla rappresentazione politica genuina, sta arrivando ad una situazione limite. Una grande distanza separa sempre di più il mondo della politica formale da settori sempre più importanti della società messicana. Il deterioramento della classe politica è grave. I partiti rappresentano sempre meno le nuove categorie sociali che stanno sorgendo in Messico.”

In un contributo inviato dalla Spagna, Marcos Roitman considerò che “ribellione e democrazia si uniscono nell’altra campagna ed aprono una porta per ripensare la democrazia dai valori etici e di impegno nella difesa dell’umanità. Sono parte di un progetto di trasformazione. Il suo valore strategico trasforma la sua proposta in dibattito di futuro. Ignorarlo, ignorarlo o disprezzarlo è mettere in atto un’azione inquisitoria propria di chi ha paura del dibattito democratico”.

Per Gilberto López y Rivas, “la democrazia autonomista si basa sulla costruzione di potere e cittadinanza dal basso”. Pensando all’esperienza zapatista ed ai municipi autonomi e le JBG, “tanto simili ai governi dei consigli, è significativo che Rosa Luxemburg facesse una difesa delle culture originarie indicando che queste hanno molto da insegnare per le loro tendenze collettiviste”.

Mentre si concludeva l’incontro, circa 30 lavoratrici del sesso, molte delle quali con il volto coperto, hanno fatto irruzione nella sala, rivendicando i loro diritti ed accusando il governo statale e la polizia di abusi. Sono salite sul palco, hanno circondato Marcos ed hanno preso il microfono che avevano appena posato gli intellettuali. “Questo è un paese di merda, di politici che non servono a niente”, ha detto una di loro. Le ha salutate una compatta ovazione.

(Traduzione Comitato Chiapas “Maribel” – Bergamo)

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