Cañada Honda, Ags. 17 marzo. “Il dolore che abbiamo visto negli stati dove siamo passati è già abbastanza da fare esplodere questo paese… e ce ne mancano ancora più della metà. Immaginatevi quando uniremo tutto questo dolore e questa decisione di lotta, allora mancherà solo di decidere che cosa fare e quando”.
Parlando brevemente con alcune decine di aderenti alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona in una proprietà privata di questo villaggio rurale di Aguascalientes, il subcomandante Marcos ha ammesso: “Non è possibile costruire l’autonomia dei popoli indios oltre dove si è arrivati se non si trasforma radicalmente il sistema. Non solo non è possibile, ma ha le ore contate. Se lasciamo che le cose là in alto seguano come stanno adesso, saremo tutti distrutti, individualmente o come gruppo, finché resteremo separati”.
Quello che il sistema vuole fare, ha detto, "è differire la crisi per riassestarsi. Lo sta facendo ora in Messico e in tutta l’America latina. Se non riusciamo a costruire un’alternativa radicale di sinistra anticapitalista che incominci a costruire un’altra proposta di sistema, mentre lo combatte nello stesso tempo, non ci sarà più un paese, non ci sarà con chi fare un commercio equo, con chi solidarizzare. Non ci saranno lotte ma solo una landa desolata, un paese completamente distrutto, un mucchio di rovine con un cartello con su scritto ‘in vendita’ ".
I presenti alla riunione, donne e giovani in maggioranza, condividono perplessità, paure ed impotenza con la gente di altre entità del centro della Repubblica, dove i governi del PAN hanno stabilito i loro feudi con pesanti retrocessioni delle libertà civili ed alternative al conservatorismo di matrice cattolica.
“Il capitalismo non si impone per libero contratto”, ha segnalato il delegato Zero davanti agli aderenti alla Sesta. “Questo è quanto si crede, ma il capitalismo nasce riesumando sangue, fango e morte. Da nessuna parte è nato qualcuno che ha deciso liberamente di essere sfruttato, schiavizzato, disprezzato”.
Dopo aver ascoltato alcune esposizioni quasi apocalittiche sullo sfruttamento delle risorse naturali e del conseguente collasso del capitalismo, Marcos ha osservato: "Se ci si pone in termini individuali o di volontà, corriamo il pericolo di predire una crisi terminale del sistema e sederci a vedere passare il cadavere del nemico. Se facciamo questo, vedremo passare il cadavere del compagno, quello del paese, ed il nostro stesso cadavere.
“Non pensiamo che sia un atteggiamento corretto nella lotta ritenere che tutto là in alto finirà, che sparirà. Quello che sparirà sarà il posto di José Ángel Gurría, in ogni caso, o l’organizzazione che ci sta guidando e così dover cominciare a costruire il salvagente al quale aggrapparci. Non è così, non è mai stato così. Da ogni crisi che il sistema ha visto può uscirne ed andare avanti se non c’è un’alternativa che gli si opponga frontalmente e radicalmente. L’altra campagna, quelli che ci stanno dentro, pensiamo che è necessario costruire quest’alternativa al sistema per potere uscire da questa crisi”.
Due impegni
Il paese di Cañada Honda, anche chiamato José María Morelos e Pavón, è stato fondato sulle terre di un’antica tenuta nel 1936, quando il governo di Lázaro Cárdenas realizzava la riforma agraria. Un contadino serio, sobrio ed asciutto ha manifestato “due impegni” per i quali si trovava alla riunione dell’altra campagna. Uno, con suo padre, fondatore di questo ejido, che chiese al figlio sul letto di morte: “le mie terre devono restare, non venderle”.
Il suo secondo impegno è con suo fratello, scomparso alla frontiera nord. “Trovai il suo attestato di bracero e adesso lotto con gli ex braceros che chiedono il pagamento del denaro che gli ha rubato il governo messicano”.
Lo stesso uomo ha denunciato che il governo ha proibito agli agricoltori di scavare pozzi a più di 30 metri nel terreno “per non esaurire l’acqua”, mentre permette alle industrie di praticare scavi fino a 100 metri per estrarre quantità industriali del liquido. Un altro partecipante ha rivelato che in Aguascalientes gli indici di suicidio sono tanto alti “che i mezzi di comunicazione, quando li riportano, li trattano come una barzelletta”, cosa che chiaramente offende la società e le famiglie.
In successivi interventi, donne di tutte le età hanno ripetuto le proteste per la discriminazione e la violenza di genere che si sono già ascoltate in altre entità. Un giovane ha denunciato in specifico gli “agenti del governo” di controllare le case di aderenti alla Sesta in Cañada Honda e di interrogare e spaventare i vicini.
Sotto modeste tende di olona che coprivano per metà dal sole gli aderenti della Sesta, il subcomandante Marcos ha spiegato: "Questo è il sistema che considera gli indigeni ignoranti ed i giovani rissosi, violenti e casinisti. Quello che considera le donne solo donnicciole; se vengono picchiate è perché ‘rispondono al marito’; se sono violentate è perché ‘in qualche modo hanno provocato’.
" È lo stesso sistema che considera idioti i bambini, e se vengono sequestrati o violentati è perché non ubbidiscono, perché non lo si racconta a quello che sta più vicino. Il sistema che considera gli anziani come qualcosa di eliminabile che hanno dato quello che dovevano e considera gli operai dei fannulloni che cercano di lavorare meno e guadagnare di più. Lo stesso sistema che ritiene che gli studenti bisogna tollerarli mentre entrano nel giro, e gli insegnanti sono semplici riproduttori di quello che arriva dall’alto. È il responsabile della nostra sofferenza, per questo stiamo nell’altra campagna".
Subito ha sottolineato: “Tutto questo ci sta unendo, non solo il nostro dolore. Per questo non si tratta solo di venire a dire che cosa è che va male, ma di raccontare le nostre lotte, le proposte, che bisogna capire che non ce la facciamo da soli. E lo diciamo noi, che proveniamo da comunità indigene zapatiste che si vede subito che hanno fatto molti progressi. "Quella che incomincia ad unire le lotte è l’altra campagna, qualcosa che non fa un partito politico che vuole vincere le elezioni, perché è passato e nemmeno vi ha ascoltati, non avete neppure potuto parlare dei vostri problemi. Qualcuno passa: sai, qui c’è questo problema, il candidato fa il suo discorso, lo applaudono ed ognuno per la sua strada, ma dov’è l’esperienza di lotta di questa gente?”.
Nuove forme di resistenza
Il delegato zapatista ha affermato che in ogni posto in cui l’altra campagna sta passando “appaiono forme di resistenza, di ricerca di soluzioni e questo sbattere continuamente contro i muri perché siamo soli. Ce lo dicono dall’alto: ‘sei solo, stai resistendo per niente, un giorno cederai’. E come noi siamo venuti dalle montagne dal sudest messicano per prendere appunti della vostra parola, a voi tocca prendere appunti dell’altro Aguascalientes, quello del basso”.
Per collocare la situazione nella sua giusta dimensione, Marcos ha aggiunto: "E siccome noi stiamo proponendo questo come un movimento pacifico e civile, non stiamo chiedendo eroi dei vecchi tempi, ma quelli che possiamo essere ora. Dunque Aguascalientes non si costruirà sulla nostalgia degli eserciti di Villa e Zapata quando si trovarono qui nella convenzione rivoluzionaria, ma su quello che voi come aguascalentenses o come hidrocálidos state costruendo, ma insieme a noi.
"La proposta che vi facciamo è, primo che non dimentichiate chi è il nemico, perché è contro di lui che andiamo. Secondo, l’altra campagna non finirà fino a che non finirà il sistema che le ha dato origine. "Parallelamente vanno tutti gli sforzi di cui ci hanno parlato per una medicina, economia alternativa, un altro sistema di relazioni commerciali, un’altra cultura, un altro sistema di istruzione. Perchè quando questo crollerà, inizi ad apparire un’altra proposta di Messico, e non che sulle rovine ci troviamo a pensare che cosa fare. Dobbiamo proseguire questi sforzi, ma bisogna legarsi continuamente per mezzo dell’ascolto e della parola, con lo sforzo dell’altra campagna che è distruggere il capitalismo senza concessioni, senza ‘umanizzarlo’, senza ‘limiamone gli spigoli perché non sia tanto crudele’.
La notte precedente il delegato Zero ha presieduto un incontro nel parco centrale di Cañada Honda al quale hanno partecipato le famiglie e gli studenti del paese. Davanti alla varietà di età del pubblico incontrato nell’entità, il delegato Zero aveva detto nella piazza d’armi dello stato: “Siamo venuti ad imparare da voi, a conoscervi, a dirvi che ammiriamo la vostra lotta, la lotta che abbiamo ascoltato come giovani, come anarcopunk, come libertari, come studenti, come donne che difendono i propri diritti, come anziani o ex braceros che lottano anche per la dignità. Da quanto abbiamo sentito, abbiamo tentato di imparare, perché per questo siamo venuti fino qua, e a chiedervi umilmente, rispettosamente, di essere i nostri compagni di lotta”.
In questo Aguscalientes, quello del basso, l’altro Aguascalientes, “c’è una storia di dignità e c’è una sfida, una scelta che bisogna fare questo anno. Non di scegliere chi sarà quello che dall’alto ci ingannerà, ci prometterà ed alla fine, dall’lato ci deluderà. Si tratta di prendere in mano il nostro destino e che lottiamo con lui. Veniamo a chiedervi che queste lotte che state realizzando ognuno in ogni luogo, non siano sole. E’ quello che ci propongono là in alto. Di coltivare la nostra solitudine, la nostra tristezza, la nostra rabbia, da soli”.
Questo pomeriggio, l’altra campagna ha lasciato Cañada Honda ed in uno dei tragitti più lunghi fino ad ora nell’altra campagna si è addentrata nel sud di Zacatecas verso la sierra huichola nello stato di Jalisco, dove questo sabato si riuniranno a nord di Bolaños le comunità indigene per ricevere il delegato Zero e realizzare un incontro.
(Traduzione Comitato Chiapas “Maribel” – Bergamo)
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