L'Esercito continua ad occupare le comunità indigene

Aguascalientes, Ags., 16 marzo. Il subcomandante Marcos questo pomeriggio ha smentito che l’Esercito abbia smesso di “vigilare” le comunità zapatiste del Chiapas e che sia scomparso dalla “zona grigia” nella cosiddetta zona di conflitto, come dichiarato ieri dal segretario di Governo, Carlos Abascal, durante la sua riunione mensile con la Commissione di Concordia e Pacificazione a Città del Messico. “L’Esercito federale continua ad occupare le comunità indigene, e non solo quelle zapatiste, ma in tutto il Chiapas”, ha denunciato nella piazza d’armi della capitale di Aguascalientes davanti a circa millecinquecento persone accorse all’unico evento pubblico dell’altra campagna in questo stato. Ha spiegato che 70 mila effettivi federali “mantengono un accerchiamento per opprimere ed intimidire le comunità che sono basi di appoggio dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN). In nessun momento i principali quartieri dell’Esercito federale dentro la cosiddetta ‘zona di conflitto’ sono scomparsi. Al contrario, hanno rafforzato le loro posizioni con un ri-posizioinamento. L’Esercito federale non è uscito dallo stato del Chiapas né dalla zona di conflitto, semplicemente ha ritirato alcune posizioni per diventare più forte in altre, precisamente nelle valli e negli Altos del Chiapas”. Ha ricordato che solo negli Altos continuano ad esserci migliaia di indigeni sfollati dai gruppi paramilitari.

“Nel suo riposizionamento, l’Esercito federale ha disseminato le comunità priiste di gruppi paramilitari incaricati di provocare le nostre comunità, tentando di presentare la nostra guerra contro l’oblio come una lite tra indigeni. Insieme ai quartieri dell’Esercito federale sono arrivati il narcotraffico, l’alcolismo, la prostituzione, il traffico di clandestini come le prostitute per i grandi quartieri militari”.

Il segretario di Governo ha dichiarato “che c’è una situazione di libero transito in Chiapas, ma è una bugia”, ha aggiunto Marcos. “continuano i posti di blocco e le pattugli con veicoli blindati nei principali centri di concentrazione delle basi di appoggio zapatiste, i cosiddetti caracoles, sedi delle giunte di buon governo (JBG). Smentiamo dunque il segretario di Governo che ha dichiarato questo di fronte ai legislatori della Commissione di Concordia e Pacificazione”. Durante l’incontro svoltosi nell’emiciclo monumentale dedicato al musicista Manuel M. Ponce della piazza d’armi, il delegato zapatista ha affermato, “qui in Aguascalientes e che senta bene El Yunque, diamo una piccola lezione di storia contemporanea al segretario di Governo, che ha dichiarato che l’Esercito non sta più controllando le zone d’influenza dell’EZLN, che ormai è tutto tranquillo in Chiapas e che non ci sono più profughi”. La “piccola lezione” al funzionario è stata data “affinché pensi bene prima di dire quello che dice”.

Ed ha dichiarato: "Il primo di gennaio del 1994 noi, l’EZLN, dichiarammo guerra al governo supremo e all’Esercito federale, e chiedemmo il rovesciamento di Carlos Salinas de Gortari. La nostra dichiarazione di guerra è in vigore fin da allora; non è sparita.

Quando incominciò il processo di dialogo tra il governo e l’EZLN, il Comitato Internazionale della Croce Rossa mantenne una posizione chiamata ‘zona grigia’ che divideva i due eserciti, quello federale e quello zapatista, per evitare che ci fossero scontri armati. Col tradimento di Zedillo nel 1995 e la violazione dell’Esercito federale alle leggi internazionali ed alla convenzione di Ginevra quando occupò le posizioni della CICR, la ‘zona grigia’ sparì". All’inizio dell’incontro si erano presentati circa 400 membri del gruppo Braceroproa, guidato da Ventura Gutiérrez. Volevano essere ascoltati dal delegato Zero e non si sono uniti all’incontro fino a che non sono stati chiamati dallo stesso Marcos e riconosciuti come Braceroproa, differenziandosi dall’Assemblea Nazionale di eEx Braceros che ha pure partecipato all’altra campagna.
Marcos li ha accolti come “compagni” riconoscendo la storia della loro lotta: "Quando lavoravano negli Stati Uniti, durante la Seconda Guerra Mondiale, rischiando la vita lavorando nelle ferrovie e nei campi, mentre gli uomini nordamericani combattevano in guerra. Per tutto quel tempo hanno subito maltrattamenti per essere messicani, l’umiliazione ed il disprezzo. Ci fu un accordo tra i governi degli Stati Uniti e del Messico per prelevare il 10% dei loro salari di modo che al loro ritorno riavessero quel denaro. Non era un regalo. Fu grazie a queste persone che gli Stati Uniti poterono mantenersi durante la Seconda Guerra Mondiale. Al ritorno, i governi messicani ricevettero dal governo nordamericano quel denaro e da allora l’hanno conservato o se lo sono rubato, che sembra essere la cosa più evidente.

“Per tutto questo tempo i compagni hanno lottato per la restituzione di quanto è loro. Molti di questi ex braceros sono stati ingannati affinché consegnassero i loro documenti, i loro contratti, tutto quello che comprovava che avevano lavorato là, ed ora non li vogliono riconoscere e gli dicono che è una bugia, malgrado nel sangue, sulla loro pelle, portino i segni profondi di quel lavoro e di quelle giornate di lavoro. Il governo risponde che non ci sono soldi, mentre assistiamo agli affari dei figli di Marta Sahagún, qui nel Bajío. Vediamo le enormi spese dei partiti politici per le campagne elettorali. Vediamo tutto quello che si rubano i grandi governanti. Sì, i soldi ci sono, ma li vogliono per loro. L’EZLN e l’altra campagna hanno fatto propria la lotta da questi compagni. Noi non ci fermeremo ed insieme alle nostre richieste va la domanda di giustizia degli ex braceros. È un fatto di elementare giustizia che ricevano il loro denaro, è così. Il governo sta aspettando che ad uno ad uno muoiano per non rendere conto di questa ingiustizia, ma noi non lo permetteremo. La nostra lotta è anche la vostra. Non pensate di essere soli, non pensate che affronterete questa ingiustizia senza nessuno a fianco, saranno con voi gli operai, i contadini, gli studenti, i popoli indios e l’EZLN”.

Poi ha fatto riferimento alla storia di Aguascalientes in relazione alla lotta dell’EZLN. “Come un omaggio a questo popolo e al ruolo svolto nella Rivoluzione del 1910, quando fu la sede dell’incontro dei due grandi eserciti popolari, l’Esercito Liberatore del Sud, comandato da Emiliano Zapata, e la Divisione del Nord, comandata da Francisco Villa. Qui nacque una proposta dal basso per tentare di risollevare questo paese. In suo onore chiamammo Aguascalientes i nostri luoghi di incontro con la società civile, a partire dalla Convenzione Nazionale Democratica. Col passare del tempo questo nome è stato cambiato e adesso si chiamano caracoles, per segnalare una nuova tappa nel movimento zapatista, la tappa che ora si inscrive nell’altra campagna”.

Un altro Aguascalientes

“C’è qui più gente che dal PAN” – ha esclamato inaspettatamente un anziano appoggiato alla sua bicicletta, rivolgendosi a qualcuno tra i tanti che vanno a trascorrere i pomeriggi nel parco centrale della capitale Aguascalientens, di fronte al municipio e alla sede del governo dello Stato, ambedue di estrazione panista.

In termini numerici forse ha esagerato, ma il commento rivelava uno stato d’animo. La manifestazione per la campagna elettorale di Felipe Calderón in piazza San Marcos, settimane prima, era iniziata con circa 2 mila 500 persone che si erano ridotte alla metà poco dopo. Azione Nazionale non li ha tutti dalla sua parte.

La presenza del delegato Zero ha suscitato dalla sorpresa e morbosità all’indifferenza tra la popolazione. Il PAN governa la capitale da 11 anni e lo stato da 8. I panisti vivono attualmente uno scontro interno tra il gruppo degli “istituzionali” in cui si trovano il suo dirigente statale, Antonio Martín del Campo, il segretario dello Sviluppo Sociale nel municipio capitalino, Arturo González Estrada, leader morale di questo gruppo, ed il sindaco Martín Orozco Sandoval, ed i cosiddetti “luisarmandisti” guidati dal governatore dello stato, Luis Armando Reynoso Femat.

Entrambi i gruppi inscenano una lotta per le poltrone che normalmente vincono gli “istituzionali” imponendo i loro “galli” nelle elezioni interne, cosa che in sintesi tiene il partito in pieno cannibalismo politico.

L’effetto Marcos è servito affinché “gli emarginati”, come li ha chiamati il Sub, tirassero fuori i panni sporchi di entrambi i governanti, tanto prendendo il microfono quanto discutendo durante l’incontro. Miguel Villalobos, del Partito Operaio Socialista, ha criticato entrambi i governanti; il primo per destinare risorse eccessive all’abbellimento del centro della città e lasciare nell’oblio il resto dei quartieri, principalmente quelli ad oriente, ed il secondo per non mantenere la promessa di concedere uno sconto del 50% agli studenti sul trasporto pubblico. María de Jesús Tinoco, del gruppo Lesbiche in Collettivo, ha denunciato che tanto il governo municipale come quello statale reprimono gli omosessuali, i trans e le lesbiche, e non realizzano incontri per la prevenzione dell’AIDS. Portando uno striscione che diceva: “Non voglio votare, voglio vomitare”, ha dichiarato che “non legittimeremo un sistema che ci ha escluso”.
Aristea Vicencio, pensionata del magistero, ha affermato: “Che bello che sia venuto Marcos per potere dire le sue verità al governo che ci ha tanto fregato e tanto dimenticati”.

I partecipanti all’incontro erano in maggioranza anziani, giovani rockettari, punk, dark e normali studenti. Tutti i ragazzi hanno condiviso il malessere per la repressione ed il disprezzo che subiscono da parte del governo panista e dei suoi poliziotti. Nel fervore dell’altra campagna, una volta concluso l’incontro, ne hanno approfittato per suonare musica rock in una piazza d’armi abitualmente proibita per loro.

(Traduzione Comitato Chiapas “Maribel” – Bergamo)

Tags assegnati a questo articolo: chiapas, democrazia, zapatismo, marcos

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