I furti a danno degli indigeni

San Ildefonso Cieneguilla, Gto., 11 marzo. L‚altra campagna si addentra oggi nelle terre otomì di Guanajuato, ed ore dopo nella Gran Chichimeca, territori e popoli che ufficialmente non esistono, come ad Aguascalientes, e fino a poco tempo Querétaro e Tlaxcala, i popoli indios vengono ritenuti estinti. Ormai non più. Inoltre, tutto indica che possiedono una nozione di identità ed appartenenza più forte di quella delle maggioranze meticcie in questa regione, decisamente transnazionalizzate dai governi panisti e dall’emigrazione sistematica negli Stati Uniti.

Tra le molte battaglie oggi in corso, gli otomì oggi hanno deciso di difendere la loro montagna sacra, Pinal de Zamorano (“l’ombelico dell’universo” nella sua tradizione millenaria e viva) contro l’invasione della compagnia Telmex che vuole installare una grande antenna, senza l’autorizzazione delle comunità. Questa vetta di oltre 3 milla metri è condivisa da questi indigeni del municipio di Tierra Blanca con quelli di Tolimán, in Queretaro.

Dopo aver ascoltato la denuncia dai rappresentanti di sette tenute di Tierra Blanca, il subcomandante Marcos ha parlato del del padrone di Telmex: “si chiama Carlos Slim, è appena apparso sui giornali per essere il terzo uomo più ricco del mondo. Cioè, si può comprare tutto il Messico. Ed uno pensa, ha già tante cose, che si accontenti, e no, vuole di più. Così sono i ricchi. Ma i nostri antenati ci hanno anche insegnato a stare attenti, perché i ricchi non si fermano. Non pensate che se Slim ha già un milione di pesos sia contento. No, ne vuole due, tre, 10, 100, mille. Ed anche se fosse il padrone di tutto il mondo vorrà altri pianeti, perché così sono i ricchi, i capitalisti”.

L’accoglienza degli indigeni du Guanajuato al delegato Zero è modesta ma molto cerimoniosa. Un coro di bambini intona l’Inno Nazionale in castigliano ed otomí, mentre un gruppo di donne portavano incensi profumati ed una giovane banda di fiati si alterna con i motivi indigeni di un gruppo di uomini. Poi, le autorità tradizionali consegnano a Marcos un bastone del comando (come “invito ad un cambiamento mentale dei popoli”, gli dicono). Nel suo discorso, il delegato zapatista commenterà:
"Questo bastone del comando è stato confuso dai meticci. Non sanno quello che realmente significa. Loro, quando arrivano nelle campagne, organizzano alcuni che non sono come noi, ma sono dei venduti, perché venga loro consegnato il bastone del comando, e fanno credere alla gente che gli indigeni hanno detto a questo di comandare, che è il loro capo, il loro comando. Ma noi, popoli indigeni, sappiamo che il bastone del comando non vuole dire questo, ma che qualcuno che ha ricevuto un incarico deve seguire una strada, e rispettarla. La comunità gli ricorda che ha una responsabilità e non deve deviare dal percorso. Questo bastone del comando viene consegnato a qualcuno per ricordargli che chi riveste una carica in una comunità indigena deve avere cura della terra e dei suoi frutti, per questo il bastone ha i fiori.

“Là (in Chiapas), nelle nostre comunità, quando lo facciamo, cerchiamo un albero di bayalté, che è molto dritto. Si taglia e si modella, e quando a qualcuno viene assegnata una carica di autorità della comunità, gli viene consegnato il bastone e gli si dice: ‘Questo è affinché tu sappia che non devi mai piegarti davanti al ricco ed al potente e devi essere forte. È perché ricordi che se sgarri ti tolgono la carica ed il bastone’ ".
Gli uomini e donne otomì hanno esposto a Marcos con chiarezza e decisione il quadro della loro resistenza. Pinal de Zamorano è il luogo in cui nascono le principali falde acquifere della regione. "Ci sentiamo profondamente offesi nel profondo del nostro essere”, dice l’autorità indigena rispetto alle opere aggressive di Telmex, più due antenne già installate di Televisa. “Siamo d’accordo con le scoperte dell’uomo se servono per vivere e per comunicare, ma il danno alla Santa Cruz di Pinal de Zamorano significa la distruzione della nostra ancestrale ricchezza spirituale e culturale che non ha prezzo. Un’altra volta calpestano i nostri diritti come indigeni”.

Al riguardo, Marcos dice loro: “I ricchi ed i governi non capiscono che l’indigeno non solo fa produrre la terra ma la ama, la cura, la onora. Questo perché molto tempo fa, quando si crearono i mondi, quando gli dei crearono le terre, incaricarono gli uomini e le donne indigene di averne cura. Per questo quello che ci avete appena raccontato di Pinal de Zamorano è qualcosa che non capiscono i governi né i ricchi; loro non comprendono, loro non vedono altro che merce e dicono qui ci metto un’antenna che arriverà lontano”. Il subcomandante Marcos prosegue: "Ed allora dissero agli indigeni che dovevano prendersi cura della terra perché sarebbe arrivato un giorno, che è questo, in cui loro avrebbero voluto trasformare la terra in merce, comprarla, venderla e distruggerla. In questo senso la vostra lotta è importante, perché voi difendete un luogo che secondo la nostra idea, il nostro pensiero come indigeni è molto importante per tutti, solo che non tutti lo sanno. Difendendo questo luogo, non state difendendo solo la cultura otomí della regione, e non solo quella di tutti i popoli indios, ma state difendendo le radici di questa patria che si chiama Messico. A quelli che stanno in alto non importa. Quello che interessa loro è quello che c’è qui dove viviamo, la montagna, queste terre.

“Quest’uomo, il più ricco del paese, non si accontenta di quello che ha. Vuole anche la nostra povertà. E tutti i progetti che stanno realizzando i governi sono per questo. Ed in Guanajuato, bisogna dirlo chiaramente, chi che sta facendo questo è il Partito di Azione Nazionale, che è quello che governa anche tutto il Messico. E tutti i suoi piani sono per toglierci queste montagne, il denaro che avevamo risparmiato come ‘braceros’, e le terre”.

Un membro del Fronte Regionale Indigeno Chichimeca-Otomí consegna a Marcos una lettera inviata da loro al governatore guanajuatense (panista) Juan Carlos Romero Hicks: “Abbiamo presentato ai tre poteri dello stato un’iniziativa di ‘legge indigena’ per lo stato, per garantire l’effettiva partecipazione delle istituzioni e il rispetto dei popoli”. Ed esprime l’interesse che l’altra campagna ha destato in loro, “perché ha una visione di fondo che può cambiare il paese”. In relazione a questo, il delegato Zero, agli oltre 200 indigeni che partecipano all’evento realizzato in una piazzetta di Cieneguilla questa mattina, ha detto: “Non ci sarà nessuna legge indigena compagni, non la faranno, né statale né nazionale”. Ed ha poi aggiunto: “La legge indigena per cui noi lottiamo è che non si può fare niente senza il permesso della comunità, e se qualcuno fa qualcosa senza il permesso deve andare in prigione. Adesso che è periodo di elezioni vi diranno ‘sì, lo farò, ma, ma vota per me’. Ma sappiamo che quando poi sono al potere non se ne ricordano più. Vi prendono in giro e non otterrete niente, perché se si approva la legge, nessun ricco può intromettersi qui né da nessun’altra parte dove ci sia una comunità indigena, se non gli danno il permesso”.

La oggi denominata Confraternita Otomí di San Ildefonso Cieneguilla, nella Sierra Gorda, esiste dai tempi precolombiani, rivelano i rappresentanti. La Corona spagnola la riconobbe nel 1536. “Non ci imbarazza essere indigeni”, dichiarano. La persona che aveva introdotto l’evento aveva affermato: “Siamo coscienti del nostro momento storico. Siamo un popolo in cammino. Non solo siamo emarginati, ma esclusi. Per molti anni sono venuti a parlarci degli indigeni, ma non si è voluto parlare con loro. Abbiamo bisogno di una nuova storia. Bisognerà forgiarla affinché si realizzi”. Un insegnante, anch’egli otomí, dice: “Calpestano i nostri diritti. Non possiamo vivere in pace. Viviamo in guerra perché affrontiamo grandi difficoltà e bisogni. Non ce la facciamo più a vivere così”. E si rivolge a Marcos: “La sua presenza ci fa conoscere in tutto il mondo. A volte ci manca qualcuno che ci motivi. Grazie per la sua presenza”. Nel suo intervento il delegato zapatista avrebbe poi affermato: “Il governo vuole trasformarci in mendicanti, o che balliamo tanto carini e scattare foto e fare film per fare vedere che ci sono gli indigeni. O prendersi i nostri prodotti artigianali e le cose che facciamo per metterli in un museo, o perché Marta Sahagún e Xóchitl Gálvez si vestano come donne delle comunità. Ma gli indigeni non interessano né a Fox né al PAN”.

Ed ha aggiunto qualcosa sentita dall’altra parte dello stesso monte: “Voi ci dite che il Pinal de Zamorano confina con Tolimán. Siamo stati lì ed i compagni ci hanno detto, ‘al diavolo l’INI (Istituto Nazionale Indigenista), quello che era l’INI ed ora si chiama CDI (Commissione Nazionale per lo Sviluppo dei Popoli Indigeni), perché presentato denuncie che ci trattano come animali e le nascondono, nessuno sa quello che il governo sta facendo qui con gli indigeni’. E’ stato bravo il signore. E gli ha detto ’sì, non appena posso, mando al diavolo Xóchitl Gálvez, che lo vada a dire a Fox e a tutto il governo panista. Perché bisogna dirlo chiaro, ci stanno trattando come animali”.

In conclusione, Marcos ritiene che, con l’altra campagna, “Stiamo vedendo che cosa fare. Aspetteremo che continuino a derubarci e a prenderci per il culo? Voi che siete gente di campagna sapete cosa vuol dire. (…)”. E dice che i governanti non conoscono nessuna lingua indigena, “ma parlate a Fox in inglese e vedrete come capirà bene e non dirà le stronzate che racconta in spagnolo, perché non solo la sua lingua è l’inglese, ma il suo cuore è gringo. Non importa il colore, ma dove uno guarda”.

(Traduzione Comitato Chiapas “Maribel” – Bergamo)

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