Palenque, 3 gennaio. Verso le due del pomeriggio il subcomandante Marcos è arrivato in questa città nel nord del Chiapas accompagnato da circa 5 mila indigeni, basi di appoggio dell’EZLN, in maggioranza choles. Il delegato Zero si è diretto nel centro della città ed ha parlato alla moltitudine riunita:
“Abbiamo scelto di venire qui a Palenque, in questo luogo simbolo della cultura maya, del suo splendore e del suo avanzato livello, ma che i ricchi capitalisti usano solo perché sia visitata e conosciuta come se fosse ormai una cultura morta, come se noi indigeni maya, alcuni zapatisti ed altri non zapatisti, non esistessimo più o fossimo morti con la vittoria del neoliberismo nel mondo”.
Rivolgendosi a loro ha aggiunto: “Forse con sorpresa vi siete resi conto di essere venuti a visitare delle rovine ed avete trovato gente che vive, che cammina, che parla e soprattutto, che grida e sta gridando "Basta”, che ora cerca di unirsi con le altre forze dei lavoratori della campagna e della città per trasformare questo sistema in qualcosa di più giusto, più libero e più democratico".
È la prima volta che Marcos visita la famosa città turistica. È anche la prima volta che la occupano le basi di appoggio zapatiste della zona Nord. I negozi hanno chiuso e la polizia si è messa in guardia. La Polizia Federale Preventiva ha dispiegato tutte le sue unità nell’area e ha portato rinforzi.
“Nei prossimi giorni che verranno, ascolteremo un mucchio di promesse, bugie, nel tentativo di alimentare le nostre speranze che le cose miglioreranno se ci sarà un nuovo governo; ogni volta, ogni anno, ogni tre anni, ogni sei anni ci vendono questa bugia, ed ogni tre anni, ogni sei anni ce la ripetono”.
La voce del subcomandante Marcos risuonava: "Noi pensiamo, i compagni dell’Altra Campagna, di cui facciamo parte come EZLN, che non ci daranno niente. Niente che non conquisteremo con le nostre forze, con la forza organizzata per trasformare le cose.
I governi che abbiamo, a parte mentirci, derubarci del poco che abbiamo, ci vendono a caro prezzo le cose che dobbiamo comperare mentre ci pagano una miseria quello che produciamo come contadini ed operai".
Gli zapatisti della zona Nord, il popolo chol, e molti tzeltales, hanno subito per anni la guerra di bassa intensità con un’intensità particolarmente alta. Qui, essere zapatista richiede più coraggio. È più pericoloso che in altre parti del Chiapas.
"Noi pensiamo che tutto quello deve cambiare e non cambierà dall’alto, dove la destra sta distribuendo le sue bugie da una parte all’altra mentre intasca milioni e milioni di pesos.
“Pensiamo che si può cambiare solo dal basso o a sinistra, per questo invitiamo tutti e tutte a chiedersi, gente umile e semplice, se vuole cambiare le cose, se vuole per sé, per i propri figli, per i propri nipoti un mondo dove possa vivere senza paura. Senza paura di essere umiliato o disprezzato per il colore della pelle, per il modo di camminare, per il modo di parlare, per la cultura, o per il posto che occupa in questa società”.
Nella sua seconda tappa dell’Altra Campagna, il subcomandante Marcos ha lasciato la sua motocicletta parcheggiata a San Cristóbal ed è arrivato fin qui in auto. Davanti alle basi ribelli, i membri della Centrale Unitaria dei Lavoratori del Chiapas (gli anfitrioni) e circa 2 mila persone, tra queste un gran numero di turisti europei, statunitensi e messicani, Marcos si è pronunciato per "un mondo dove possiamo essere rispettati per il lavoro che facciamo, per il nostro valore in quanto esseri umani e non per il nostro conto bancario, o il tipo di auto o gli abiti che possediamo.
“Un mondo dove i lavoratori occupino il posto che meritano. Perché loro, i lavoratori, sono quelli che fanno camminare il mondo, e lo fanno fiorire. Sono i ricchi ed i potenti quelli che lo distruggono”.
Il delegato Zero, arrivato qui con un operativo di sicurezza della società civile della “Sexta Coleta”, ha spiegato:
“Oggi siamo qui a Palenque accettando l’invito di un’organizzazione di lavoratori: la Centrale Unitaria dei Lavoratori (CUT). Qui davanti a tutti voglio salutare questi fratelli e sorelle che ora sono i nostri compagni e compagne e vogliamo dare questo simbolo, abbiamo invitato i compagni e le compagne basi di appoggio dell’EZLN nella zona nord”.
La comandanta Amada l’aveva preceduto salutandolo a nome delle “basi di appoggio dell’EZLN della zona Nord, delle diverse organizzazioni che ci accompagnano e di tutta la gente onesta ed umile che partecipa a questo evento”. Da parte sua, la comandanta Libertad ha intonato l’inno zapatista.
Davanti al fatto rilevante di tanti indigeni incappucciati in questo centro di potere del settore dell’allevamento, militare e turistico, Marcos ha rilevato: “Alcuni sono venuti solo per rendersi conto, il governo e gli allevatori, che stavano là imboscati all’uscita aspettandoci armati, una piccola dimostrazione di quello che è la forza zapatista nel nord del Chiapas. È un messaggio che inviamo affinché lo prendano in considerazione perché nel caso volessero fare qualcosa, dovranno pagarne poi le conseguenze”.
Ha aggiunto: “Ora vogliamo dare il simbolo dell’unità di un movimento indigeno degno, come è l’EZLN, con un movimento di lavoratori anch’esso degno come è la CUT. Oggi stiamo inviando questo messaggio: una delle strade che percorrerà l’Altra Campagna è l’unità di indigena, di operai, di contadini, di maestri, di studenti, di impiegati, di tutti quelli che lavorano e producono in questo paese, e non di quelli che stanno in alto e si arricchiscono col nostro sangue. Vogliamo dare oggi questo messaggio di unità tra indigeni e lavoratori, con questa unità di azione tra l’EZLN e la Centrale Unitaria dei Lavoratori”.
Ed ha così concluso: “Grazie fratelli della CUT che ci avete ricevuti, grazie popolo di Palenque che ci avete accolto, speriamo di andare sempre più avanti in questo lavoro e di tenervi informati”.
Più tardi, gli zapatisti sono andati fino ai piccoli uffici della CUT e qui il delegato Zero ha tenuto riunioni di lavoro con aderenti della Sesta Dichiarazione della selva Nord e con gruppi civili e mezzi di comunicazione alternativi.
(Traduzione Comitato Chiapas “Maribel” – Bergamo)
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