Aprile: Tlaxcala, la quarta stele

QUARTA TAPPA/TLAXCALA

Mentre cresce il lavoro minorile, cresce il numero dei corpi repressivi.

Escluso dal PPP, il signor Sánchez Anaya cerca di salire sul treno della modernità.

APRILE: TLAXCALA, LA QUARTA STELE
(i ribelli di sempre)

Questa volta è la storia quella che sposta i fogli, con mano e vento, per mostrare il mese successivo nel calendario.

APRILE dice più in alto, poi, sempre ribelle, appare una parola: TLAXCALA.

Tlaxcala. Secondo le cifre dell’INEGI, Tlaxcala nel 2000 contava poco meno di un milione di abitanti, dei quali quasi 30 mila con più di 5 anni parlano una lingua indigena. Sotto i cieli di Tlaxcala vivono indigeni Nahuas, Otomíes – Hñañúes e Totonacos.

Aprile: l’aquila ancora una volta è nuvola blu che si allunga sulla terra di Tlaxcala. Entrando dalla parte del vulcano Matlaleueyetl (noto anche come "Malinche") la nuvola percorre il Corridoio Industrial Apizaco – Xalostloc – Huamantla, sale fino alla Città Industriale di Xicohténcatl e giunta alla Laguna di Atlonga vira a sud, verso il Corridoio Industriale Malintzi e, passando per il Corridoio Industriale Panzacola, arriva a Cacaxtla. Lì la nuvola si posa a riposare sul monte e, lanciando attorno lo sguardo, apre il cuore ad una storia dove la ribellione e la dignità si confondono nei calendari di prima e di adesso.

Aprile. Tlaxcala. Cacaxtla..
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Nel calendario del 1975, gli abitanti del villaggio di San Miguel del Milagro scavarono fra le rovine di Cacaxtla e scoprirono il dipinto di un volto umano di colore nero e dai forti tratti maya, qualcosa come la figura di un indigeno maya con passamontagna. Il futuro si confondeva con il passato.

Nel calendario della conquista spagnola, l’indigeno Xicohténcatl Axayacatzin disse che gli ispanici non significavano il ritorno di Quetzalcóatl, “che i castelli flottanti erano risultato del lavoro umano, che si ammira perché non si è mai visto”, e propose ai quattro principali signori di Tlaxcala “che guardassero agli stranieri come tiranni della patria e degli dei”. Alla fine, la decisione dei governanti s’impose sulla visione di Xicohténcatl. Poco dopo, questi cercò di convincere gli altri ad allearsi con Cuitláhuac, che era appena asceso al trono dopo la morte di Moctezuma. Hernán Cortés ha cercò di portare Xicohténcatl dalla sua parte, ma il ribelle indigeno si rifiutò e fu allora incarcerato e impiccato.

Calendari antichi, disseminati di guerre, il guerriero tlaxcalteca Tlahuicole, un otomí di Tocoac di gran forza, preferì morire lottando piuttosto che accettare il perdono di coloro che opprimevano il suo popolo.
Calendari successivi, nel 1847, una delle unità militari assegnate al Castello di Chapultepec si chiamava “Battaglione Attivo di San Blas” ed era comandato dal tlaxcalteca Felipe Santiago Xicohténcatl. Il 13 settembre 1847, Xicohténcatl e quasi tutto il suo battaglione cadevano lottando contro le truppe nordamericane.

“Tlaxcala”, dicono alcuni, vuole dire “terra del pane di mais”. Ma per il neoliberismo, come può testimoniare la nuvola lungo il suo percorso, vuol dire “terra delle maquiladoras”. In Tlaxcala, il 62% della popolazione dello stato lavora e vive nelle zone dove sono installate le maquiladoras.

Qui crescono gli impianti di maquiladoras giganti che “si mangiano” o subordinano le più piccole. Una società si installa nella città e poi si “sdoppia”, mandando i suoi caporioni ad installare nelle comunità una loro propria maquila, cercando comunità di due mila o tre mila abitanti, pagando salari più bassi di quelli della città, utilizzando case affittate per pochi mesi, per potersi muovere da un luogo ad un altro. La maquila grande o formale “compera” o si accaparra la produzione delle piccole maquilas.

In luoghi come Hueyotlipan e Zapata, le imprese ci mettono le macchine mentre i villaggi ci mettono la gente e addirittura i genitori lasciano che i loro figli siano ingaggiati a partire dagli otto anni. Quelli che investono si mettono d’accordo direttamente con le famiglie, con quelle che offrono lo spazio ed i lavoratori, mentre il produttore, da parte sua, fornisce il salario, gli attrezzi e i materiali. Come nel XIX° secolo gli stessi genitori diventano in capetti che controllano il lavoro dei figli. Ai bambini vengono pagati 70 pesos alla settimana, per sfilare tessuto dall’una del pomeriggio (presumibilmente quando escono da scuola) alle sette di sera. Di conseguenza, i bambini presentano denutrizione e disertano la scuola elementare. Dato che è una zona ad alto tasso di emigrazione, le mamme e i bambini, per guadagnare qualche cosa, devono sottomettersi ai capricci delle maquiladoras. Conseguenza della distruzione del tessuto comunitario e familiare, è la proliferazione della droga e della prostituzione.

In modo accelerato, la terra di Tlaxcala si popola di maquilas… e di resistenza contro esse. Perché le maquiladoras non sono arrivato da sole.

Per esempio, mentre cresce l’impiego di mano d’opera minorile, le organizzazioni sociali denunciano un numero di giorno in giorno maggiore di Brigate di Operazioni Miste, di posti di blocco, di caserme delle diverse polizie, ecc. Ci sono municipi come Panotla o Santa Apolonia dove sono scoppiati scontri tra la popolazione e le polizie o gli effettivi dell’Esercito federale. Ci sono basi di questo tipo in tutta Tlaxcala: Zacatelco, Ixtacuixtla, Calpulalpan, Tlaxco, Coapiaxtla e specialmente in San Pablo Apetatitlán e nella tratta da Xostla a Tlaxcala. Operano apertamente contro la gente che si oppone alla maquila.

A San Pablo del Monte la gente del posto ha bloccato la strada, la polizia è quindi arrivata e si è scatenata la repressione. Nella ditta Arcomex, lungo la strada federale, proprio all’entrata dello stato di Tlaxcala, dove si fabbricano parti per le auto della VW, le lavoratrici, stanche del sindacato giallo della CROC, hanno tentato di costituire un sindacato indipendente per aprire una vertenza contrattuale. Naturalmente il sindacato giallo ha mandato dei picchiatori della stessa CROC che hanno cacciato la polizia – che vigilava per impedire disordini – per potere picchiare liberamente le lavoratrici che volevano cambiare di sindacato.

Il “miracolo” delle maquiladoras, tanto caro ai governi ed agli intellettuali di destra, non crea posti di lavoro, ma è un incubo, un circolo vizioso che introduce condizioni di lavoro che stupirebbero persino gli encomenderos spagnoli. “Se non accetti di lavorare alle mie condizioni e con questo salario, me ne vado da un’altra parte”, dicono le maquiladoras. Così nei municipi di Lázaro Cárdenas ed Emiliano Zapata esistono officine di maquila semicoloniali che producono in condizioni di supersfruttamento.

Eppure, non tutto è sfruttamento e dominio.

Nel tratto tra Xostla (Puebla) alla città di Tlaxcala, si concentra la maggior parte delle terre agricole irrigate. I contadini che vivono e lavorano su quelle terre, si oppongono cocciutamente all’installazione di maquiladoras. Sono noti in particolare i casi di Santa Apolonia Teacalco e dei maestri della Scuola Normale Rurale di Panotla. Questi paesi hanno dichiarato che resisteranno e difenderanno le loro terre irrigate. Anche a Panotla, le studentesse della Normale Rurale hanno lottato perché il loro centro di studi non fosse chiuso, come vorrebbe lo stato, e contro l’allarmante militarizzazione di tutto il municipio che dal 1994 è stato occupato dell’esercito come se fosse una zona militare.

Nel municipio di Apizaco gli abitanti hanno intrapreso un’azione legale e di resistenza civile pacifica contro il progetto di Regolamento di Protezione e Viabilità che, seguendo l’esempio di Los Angeles, in California, vorrebbe imporre un modello dittatoriale di vigilanza “del transito”. Contro questo progetto, sia i trasportatori sia i commercianti e i cittadini in generale, hanno realizzato uno sciopero di otto ore. La Procura Generale della Repubblica, quindi, ha aperto un procedimento con il quale si cerca di sconfiggere questo il movimento.

E il governo? Sentendosi escluso dal Piano Puebla Panama (e dal suo bilancio), il signor Sánchez Anaya ha lanciato il progetto “Gran Visione” per cercare di salire sul “treno della modernità”. Sette assi viarie attraversano tutto lo stato da nord a sud e da est a ovest. Con il suo centro in Apizaco, i tratti viari del piano Gran Visione collegano tutto il territorio di Tlaxcala con l’asse industriale della strada Messico-Puebla e con la Città di Puebla. Gli occhi e le mani neoliberisti hanno tutte le intenzioni di appropriarsi dell’asse Puebla-Tlaxcala che è il quarto corridoio residenziale più importante del paese. È naturale: qui abbondano i consumatori ed i lavoratori.

Ma, abbonda pure la ribellione.

Adesso, nel calendario 2003, il mese di Aprile porta a Tlaxcala l’abbraccio di Emiliano Zapata. E l’abbraccio, l’affetto e il rispetto sono speciali quando sono rivolti agli antichi braccianti tlaxcaltecas che adesso si mobilitano per esigere ciò che appartiene loro.

A metà di gennaio di questo anno, un gruppo di uomini tlaxcaltecas (220 delegati delle comunità di questo stato) dell’Unione dei Braccianti Tlaxcaltecas, si è riunito a Città del Messico per l’Incontro Nazionale dei Braccianti. Loro stessi esprimono i loro pensieri in un’intervista realizzata da militanti del Fronte Zapatista di Liberazione Nazionale.

Prende la parola una ribellione che non è compromessa dal calendario dell’età…

Che cosa chiedete?

Hermenegildo: Il 10% del trattato binazionale firmato nel 1942 quando era presidente del Messico Manuel Avila Camacho e il presidente degli Stati Uniti era Truman. Loro hanno firmato un trattato binazionale nel 1942 per il lavoratore agricolo e nel ’43 per il lavoratore ferroviario e i due governi concordarono di trattenere un 10% dei salari dei braccianti.

Di questo 10, fino ad oggi, non abbiamo saputo nulla. Siamo a conoscenza, anche se non abbiamo un’informazione esatta, che era depositato nella Banca West Fargo degli Stati Uniti, dove hanno i loro depositi le compagnie dei grandi agricoltori che si sarebbero occupate di questo denaro. La sede centrale della Banca West Fargo è a San Francisco, California. Più tardi questo denaro sembra sia stato inviato alla Banca di Credito Agricolo. Poi è sparito ed hanno cambiato il nome della banca in Banca di Credito Rurale. Insomma, sappiamo che il denaro è arrivato, però fino ad oggi il governo ci ha detto che è stata colpa nostra, che non siamo arrivati in tempo utile anche se noi siamo stati in una succursale della banca nello stato di Puebla. Ma il governo non si è prese il disturbo di diffondere per radio e per televisione che potevamo andare a ritirare i nostri soldi. E’ per questo che protestiamo. Chiediamo al governo federale e ai legislatori che si faccia giustizia e ci diano i nostri fondi di risparmio, cioè il 10 dal ’42 fino al ’64. Quindi, che non facciano lo gnorri. Fox, come qualsiasi presidente della Repubblica che arriva, credo che sia a conoscenza di quello che accade nel paese. Vogliamo insomma che non facciano i tonti, che si occupino della nostra richiesta. Che ci diano il più presto possibile il 10% di questo fondo di risparmio.

Pedro: Che si rispetti il giusto. Reclamiamo ciò che giustamente spetta ad ogni bracciante. Che si faccia giustizia per il lavoratore che brucia sotto il sole, come dice un detto popolare: “scurendosi la pelle al sole” e che dà parte della sua vita per le necessità della sua famiglia e poi loro ci fanno questo. Se pagano le imprese che ci hanno guadagnato, perché non pagano noi? Hanno pagato pochi e noi che siamo in tanti non ci pagano. Quello che reclamiamo è il giusto.

Ignacio: Come membro commissario dei tredici, abbiamo cercato l’unificazione a livello nazionale di tutti i braccianti, di tutti coloro che hanno prestato la loro opera negli Stati Uniti sotto il Trattato Bilaterale firmato dai due governi. Reclamiamo ciò che ci spetta, che è il 10% e non siamo assolutamente d’accordo a che sia dia per prescritto, che si dimentichino i nostri diritti o che si annullino i nostri diritti. Reclamiamo questo denaro perché è giusto ed è patrimonio delle nostre famiglie. E non siamo d’accordo che tutti i politici si stiano riempiendo il portafoglio alle nostre spalle. Non vogliamo più dipendere da nessun partito. Noi stiamo facendo una lotta giusta e abbiamo le basi per reclamare ciò che ci spetta. Molte grazie.

Che opinione avete delle politiche dei governi?

Alejandro: Sono uno dei rappresentanti dei braccianti tlaxcaltecas e il nostro impegno oggi, 18 gennaio, è quello di riunirci con i gruppi degli altri stati per concordare alcune mobilitazioni che abbiamo pensato di fare come tlaxcaltecas. Sono uno degli ex braccianti. Conosco tutti i maltrattamenti e tutti i problemi che abbiamo affrontato. I nostri governanti continuano a vivere da re, continuano a saccheggiare il paese e noi siamo stati quelli che abbiamo tirato su questo paese con il nostro lavoro negli Stati Uniti.

Si versavano 25 dollari per ogni bracciante che andava negli stati Uniti e in più ci ritiravano un 10% come se fosse una pensione o qualcosa del genere. Ora il contratto dei braccianti per cui dal 1942 al 1964 ci hanno tolto il 10, è scaduto e questo 10 è rimasto là. Chiediamo al signor Fox o al Governo o alle succursali che ci rispondano, che si faccia giustizia, che ci diano solamente ciò che è il nostro. Non vogliamo che ci facciano un regalo, né vogliamo togliere qualcosa a qualcuno. Semplicemente vogliamo che ci restituiscano ciò che ci spetta, che si faccia giustizia perché nello stato di Tlaxcala siamo cinque mila i braccianti ed abbiamo il nostro sindacato, abbiamo la documentazione che prova che siamo stati a lavorare negli Stati Uniti. Abbiamo dei contratti di lavoro, abbiamo fogli e fogli che accreditano il nostro soggiorno negli Stati Uniti. A partire da oggi inizieremo alcune mobilitazioni. Ci stanno ingannando, in primo luogo il signor Sergio Acosta, deputato federale del PRD, che ha detto che si sarebbe fatta giustizia entro la fine del mese di dicembre. Lui è stato incaricato dal signor Fox per due o tre anni, di occuparsi della nostra situazione. Lui ci ha detto di non mobilitarci, che non ci avremmo guadagnato niente. Ma ci ha anche detto che aveva già sistemato con il signor Santiago Creel una via d’uscita per questo mese di dicembre, quando avrebbe sollecitato un preventivo per la restituzione di quanto ci spetta. Questo signor Sergio Acosta ci ha mentito, ci ha ingannato e per questo noi, come dicono i compagni, non crediamo in nessuno politico, non crediamo nei partiti. Non ci interessano i partiti di qualsiasi colore siano. Ciò che vogliamo è che si faccia giustizia e a partire da oggi ci metteremo d’accordo a livello nazionale con gli ex braccianti e faremo le nostre mobilitazioni. Siamo disposti ad arrivare fino alle ultime conseguenze. Non abbiamo più tempo. Siamo già vecchi, malati. Alcuni sono già morti, altri compagni sono malati e ciò che ci interessa è che il nostro governo ci faccia giustizia. Che ci diano adesso quello che ci spetta e basta.

Siamo disposti a scendere in strada. Non vogliamo regali, ma solo quanto ci spetta, ciò che è nostro.

Come organizzate tutta la vostra esperienza, tutti gli anni di lotta, per uscire in strada affrontando anche l’ostacolo dell’età avanzata?

Alejandro: Io vedo che il problema del paese, del Messico, non sono i governanti: siamo noi messicani che non abbiamo mai saputo pretendere. Purtroppo siamo stati schiavizzati dal giogo spagnolo per 450 anni e da lì viene la nostra eredità, i nostri antenati ci hanno insegnato che dobbiamo sempre rispettare il governante, che dobbiamo rispettare il padrone e questo è stato un errore. Non sappiamo leggere, non sappiamo comprare libri, anche perché non abbiamo il denaro sufficiente. Vogliamo che i nostri figli studino. Né a noi né ai nostri figli arriva l’informazione dalle scuole ma solo da alcuni libri, da alcuni scrittori. Non ci dicono la verità sui governi, ma se uno legge, si rende conto che i nostri governi hanno saccheggiato, per esempio: il signor Echeverría, il signor López Portillo, il signor Carlos Salinas de Gortari e il signor De la Madrid. Ci sono libri che sono mi sono passati tra le mani, non ricordo adesso gli autori, che dicevano che durante 450 anni siamo stati schiavi degli spagnoli, ma sono bastati solo quattro funzionari di discendenza spagnola per saccheggiare tutto ciò che non hanno potuto gli spagnoli in 450 anni, e in soli 24 anni questi quattro discendenti di spagnoli hanno saccheggiato il paese e ci hanno mandato alla rovina. Io non credo nei partiti e siamo disposti a chiedere e a pretendere dal governo che ci dia ciò che ci spetta. Il nostro 10% più gli interessi. E lotteremo noi anziani con i nostri compagni e insegneremo ai ragazzi che è ora di dire basta. Per troppo tempo ci hanno tenuto il piede sul collo. Lo avremmo dovuto fare dai tempi dei nostri nonni, dei nostri antenati e noi stessi fin dalla nostra gioventù, comunque siamo ancora vivi e siamo in tempo a fare qualcosa per i nostri figli, per i nostri nipoti, per il futuro. Siamo disposti a tutto il possibile.

Felipe: Con tristezza rivedo la condizione in cui abbiamo vissuto noi, la maggioranza dei braccianti che siamo stati negli Stati Uniti. Sia per la nostra ignoranza, sia per mancanza di conoscenze e le autorità ne hanno approfittato. Noi abbiamo sofferto come voi non avete idea. Voi vivete una vita molto diversa ed hanno approfittato della nostra ignoranza, del nostro poco sapere. Se avessero un pizzico di compassione, un pizzico di sentimento nei confronti della gente che soffre, della gente che piange e che muore, crede di avere un buon governo che ascolta le sofferenze del popolo. Molto tempo fa si viveva come con l’inquisizione: gli spagnoli, vivendo da re, hanno dominato sui nostri antenati per 400.

Purtroppo, ultimamente stiamo rivivendo un periodo molto simile ai tempi dell’inquisizione nei quali soltanto pochi hanno la fortuna di vivere da re, di avere tutto, mentre il povero vive in mezzo alle sofferenze e muore con la speranza di qualcosa in un domani non per lui, ma per i suoi figli. Più passano gli anni più uno si rende conto che va tutto al contrario. Le autorità approfittano del fatto che non abbiamo studiato, perché la maggioranza di noi che siamo stati negli Stati Uniti non abbiamo proprio studiato. Per lo più abbiamo fatto la scuola elementare. Non abbiamo altre conoscenze. È gente preparata la gente che ha approfittato della nostra ignoranza. Quello che ci rattrista è che il nostro Messico pur avendo tutto, sia umiliato, saccheggiato da pochi che sanno più di noi. Oggi stiamo iniziando una battaglia mentre siamo vecchi – la maggioranza di noi ha già dai 70 ai 100 anni – e speriamo che il governo capisca la situazione di noi vecchi e di questi uomini che soffrono. Noi vecchi siamo un peso nostri figli. Le forze ci hanno abbandonato, le porte del lavoro sono sbarrate perché non abbiamo più le forze per lavorare. Noi desidereremmo che il governo tenesse conto di questo movimento. Noi sappiamo rispettare. Noi amiamo il rispetto, il dialogo, la comprensione e amiamo la patria che ci ha visto nascere. Questo è ciò che vorrei che sentissero tutti quelli che stanno in alto: amore per la patria che li ha visto nascere e non approfittare della patria che li ha visti nascere. Che Dio illumini chi arriverà domani e faccia loro sentire e vedere che i loro fratelli soffrono e non pensi di essere eterno, perché tutti siamo mortali e, alla fine, siamo tutti uguali. Ma, molte persone sono invidiosa anche se hanno origini umili, si sono fatte dal niente e poi diventati importanti ed hanno dimenticato la loro origine. Speriamo che Dio ci illumini e ci protegga per poter vincere questa lotta di noi vecchi e che può servire per il futuro dei nostri figli affinché imparino ad unirsi. Speriamo che domani avranno una vita migliore della nostra.

Volevate dirci ancora qualcosa sul movimento?

Hermenegildo: Questo movimento e questa lotta sono nati nel ‘99 a Tlaxcala quando ci arrivò la notizia da un signore che aveva lavorato in California, il cui figlio aveva letto sul giornale la notizia del famoso 10% in cui si diceva che il denaro era stato mandato e che la Banca West Fargo aveva spedito il denaro in Messico e potevamo ritirare quei soldi. Quello è stato il nostro primo passo. Abbiamo iniziato a diffondere la notizia. Nel 2000 c’è stata la prima udienza pubblica nello stato di Tlaxcala con il governatore. Prima siamo stati assistiti da un deputato del PRD da cui non abbiamo però ottenuto niente. Nel 2002 io e la mia compagna Luz María stavamo lottando da 3 anni. Abbiamo cominciato in 6, poi in 60. Oggi siamo 5 mila grazie anche alla nostra perseveranza e pazienza. Nel 2002, il deputato federale Sergio Acosta, che ci aveva proposto 5 mila dollari a testa, ci ha detto che per il mese di dicembre i 500 deputati federali avrebbero preso una decisione su quanto avevamo concordato con lui. Era una bugia perché non abbiamo più avuto nessuna notizia. È stato a San Juan il 15 novembre e lo hanno visto molto seccato i compagni, perché voleva parlare solo lui al microfono e quando hanno presero il microfono i miei compagni per far parlare un bracciante, lui si è infastidito e non ha nemmeno ascoltato. Sì è seccato molto con noi perché lui è un deputato federale, un rappresentante a livello nazionale e non l’abbiamo lasciato parlare. Noi vogliamo più serietà, più rispetto verso di noi. Ora stiamo lottando ma la stanno tirando per le lunghe e non è giusto, perché questo fondo esiste. Devono darci quanto ci spetta. Non vogliamo che si prolunghi oltre. Sergio Acosta nel ’99 aveva proposto una commissione di inchiesta formata da 18 deputati. Nel 2000 si è costituita la commissione. Siamo già nel 2003 e non è successo niente. Noi chiediamo appoggio, bussiamo alle porte e ce le sbattono in faccia. Vogliamo che ci parlino sinceramente. Chiediamo solo la verità.

“Non ci tengono più il piede sul collo”. È qualcosa come un “Ora basta!” di questi tlaxcaltecas che marceranno sventolando la loro dignità ribelle per le strade di Città del Messico, questo 6 di febbraio dell’anno 2003.

Con loro marceranno Xicohténcatl, Tlahuicole e Zapata, perché a Tlaxcala la storia e i calendari s’intrecciano marcando sempre la ribellione…

Dalle montagne del Sudest Messicano
Subcomandante Insurgente Marcos

Messico, Gennaio 2003

(Traduzione Comitato Chiapas “Maribel” Bergamo e Comitato Chiapas di Torino)

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