Agosto: regione Nord-Pacifico, l'ottava stele

ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE MESSICO

Calendario della Resistenza

(I Popoli Indios insegnano a governare e governarsi)

Dall’Italia ribelle e degna, la nuvola compie una complicata virata per fare ritorno. Per ragioni di vento e di storia attuale, viene risucchiata in un turbine di pietre e venti indio. A tratti, sono i cieli di Chihuaua e Durango; o le terre di Zacatecas o San Luis Potosí; poi è Sonora; quindi Colima; all’improvviso sono le montagne di Jalisco e Nayarit e, più in là, le strade di Michoacán.

Sembrerebbe che non ci fosse niente che leghi tra loro questi stati, invece, là in basso, ci sono sentieri sotterranei e storie che non ne sanno niente di divisioni politiche. Oltre 20 milioni di messicani vivono in queste terre. Più di mezzo milione di indigeni costruiscono un’esperienza che può insegnare molto in tema di buongoverno. Ho detto “costruiscono”? Beh, avrei dovuto dire “ricostruiscono”, perché è guardando indietro e pensando in avanti che questi popoli uniscono la resistenza con l’autonomia… e con altre lotte.

Là c’è Sonora ed il ponte verso l’Arizona nordamericana dei Tohono O’odham (una volta conosciuti come "Pápagos"). Se c’è una dimostrazione dell’inutilità e artificiosità delle frontiere, questa è una di queste: la Nazione Tohono O’odham si conosce come la nazione di un popolo diviso dalla frontiera internazionale USA-Messico ma unito per storia e cultura. E’ talmente così che, in occasione della Marcia del Colore della Terra, questo popolo indio ha esortato i presidenti Fox e Bush, ed i membri dei rispettivi Congressi, ad adempiere agli Accordi di San Andrés (che questo 16 febbraio compiono sei anni).

Più oltre ci sono i Mayos o Yoremes de Cohuirimpo (uno degli otto popoli della tribù Mayo), depositari di una saggezza da far impallidire qualsiasi filosofo postmoderno. E loro così dicono: “La ribellione ai tiranni è obbedienza alla verità”, “… toglierti la terra è toglierti il pane e la pace, la libertà e l’allegria, si impossessano del tuo modo di essere… distruggi questa mostruosa aberrazione, fai in modo che la terra sia per tutti, come l’atmosfera e il mare, perché senza terra sarai sempre schiavo e miserabile”. “La verità depura e non ferisce, galleggia sempre sopra la menzogna, come l’olio sull’acqua”. Riflettendo sulle ribellioni indigene che ogni tanto appaiono, così dicono: “Una spina è una foresta di avvertimenti” (testo apparso in Ojarasca, supplemento de La Jornada 2002).

Nella Bassa California Nord, gli indigeni Kiliwas, i figli del vento, perdono la vita quando perdono la terra. Adesso restano solo otto indigeni di questo popolo saccheggiato da proprietari terrieri, governi, religiosi protestanti, allevatori, burocrati dell’INI e del Ministero della Riforma Agraria; un popolo che, cantando, raccontava la sua storia alle nuove generazioni (Cfr.Los Kiliwa. Los últimos nueve, Juan Cristián Gutiérrez).

Una folata di vento porta la nuvole fino Chihuahua dove si vive e si patisce il fallimento di trasformare zone del Messico in stati dell’Unione Americana; tanto il PRI quanto il suo pari diseguale, il PAN, hanno dimostrato che in fatto di rendersi ridicoli, i loro governi non hanno niente da imparare dai loro omologhi nordamericani.

L’assassinio di donne a Ciudad Juárez dimostra chiaramente l’indifferenza dei governanti: la frivolezza e l’irresponsabilità sono l’asse portante dei programmi di governo riguardo a questo problema. E non è solo un atteggiamento razzista, maschilista e classista. Sì, il governo di Chihuaua non si preoccupa di quello che accade a Ciudad Juárez. Dopotutto quelle uccise sono solamente donne, operaie, giovani e povere. Eppure, sembra che si voglia occulatre molto altro. Sembra che il o gli assassini facessero parte di quel piccolo gruppo di potenti che nel Nord stabiliscono chi deve vivere e come, e chi deve morire e come. L’orrore delle donne sacrificate a Ciudad Juárez relega qualsiasi film di serial killer nella categoria di filmetti comici. Niente, neppure la protesta popolare, né le cronache sulla stampa locale e nazionale, né le mobilitazioni, né le denuncie hanno commosso i diversi governi. Più che irresponsabilità, la loro inefficienza suggerisce complicità (consultate sull’argomento la pagina web: “Comunicazione e Informazione sulle Donne. Cimac. www.cimacnoticias.com).

Ma nella Sierra Tarahumara, ii Rarámuris cercano un’altra via per uscire dal tunnel della morte e della miseria. Così uniscono mani e sguardi con gli O’odham o Tepehuanos di Chihuahua e Durango, con i Tohono O’odham o Pápagos a Sonora. La loro azione di resistenza è la rivendicazione della loro religiosità, la loro comunità e i loro diritti sulla foresta e sul territorio.

Ricardo Robles SJ, forse colui che meglio conosce la realtà della Sierra Tarahumara, racconta come i Rarámuris, che agiscono con il cuore posto nella comunità, recentemente hanno inferto un duro colpo alle finzioni dei governi. Sono riusciti a realizzare una consultazione (che sono riusciti ad estendere alle fattorie disperse che popolano i canyon della Sierra Tarahumara) il cui risultato è stata la bocciatura della controriforma Cevallos-Bartlett-Ortega. Perché i popoli Rarámuri, Rarómari e Odani sono pedine della felice dimostrazione della lotta attraverso la parola. Nel maggio del 2001 avevano scritto al Congresso di Chihuahua. “Non siamo d’accordo con quanto è stato approvato… non si riconoscono l’autonomia e il nostro diritto di essere popoli indigeni diversi, ma non così diversi da non essere cittadini messicani.. chiediamo che ci si riconosca uno spazio per la nostra parola, il nostro pensiero.. noi stessi abbiamo vissuto da sempre senza rispetto per i nostri diritti e cultura indigeni”.

I politici, come c’era da aspettarsi, non li hanno ascoltati. Li hanno trattati con disprezzo, razzismo e prepotenza, cioè, come fanno i politici di professione. Hanno detto loro che non c’era denaro sufficiente per realizzare una consultazione tra la gente. Gli indigeni hanno risposto: la faremo noi. E siccome gli indigeni rispettano la parola data, a differenza dei politici, hanno realizzato la consultazione. Per sei mesi, senza altre risorse che il loro cuore degno, hanno percorso la Sierra Tarahunmara ed hanno realizzato la consultazione più ampia e fedele che si sia mai vista in queste terre. Sei municipi, 64 comunità e 4 mila 567 firme o impronte digitali hanno detto “NO” alla legge Cevallos-Bartlett-Ortega. Quando hanno portato i risultati al Congresso di Chihuahua, hanno detto loro: “Voi non sapete niente!”.

Sicuramente si può riflettere sull’incapacità di ascolto del Potere, ma qui è evidente la capacità dei popoli indios di dialogare, la capacità di parola. E sul cammino della parola trovano sé stessi, la loro storia, la loro cultura, i loro dolori, le loro speranze. E incontrano l’altro…

Per esempio il Tepehuano a Durango e Zacatecas. Sí, nella Zacatecas del candidato alla Presidenza della Repubblica, Monreal, dove per le donne indigene e non indigene non c’è altra strada che quella della prostituzione, dove esiste il mercato nero di dollari più grande del Messico, dove aumenta il tasso di suicidi anche tra i bambini, dove proliferano le maquiladoras e l’emigrazione verso gli Stati Uniti.
E in Durango, i popoli indios del nord del Messico incontrano la mano e lo sguardo degli Wixaritari. Gli Huicholes diventano così il ponte che unisce quello che la logica perversa e crudele del capitale separa: la resistenza indigena.

Nella regione Centro-Pacifico (ma che in realtà interagisce anche con il nord, sud, golfo e sudest del Messico) si sono realizzati diversi incontri di medici, contro la bioprospezione, contro l’attestazione di medici, contro le false consultazioni dell’INI. Alcuni dei popoli lottano con ricorsi legali contro la riforma costituzionale, altri con ricorsi, ma sempre accompagnando queste azioni con la costruzione quotidiana dell’autonomia, dell’autogoverno indigeno.

Se questi popoli hanno qualcosa in comune, oltre ad essere del colore della terra, è la loro voce che è la voce delle comunità stesse che dà peso e valore ai rappresentanti, alle autorità tradizionali ed ai membri delle comunità.

In Jalisco e Nayarit, i Wixaritari sono impegnati a vincere cause contro gli invasori, ma nello stesso tempo devono rafforzare i confini del loro territorio perché non tornino ad invaderlo. Risentono dell’introduzione della luce elettrica e delle strade, della possibile contaminazione di mais transgenico ed insistono nel mantenere una educazione con contenuti propri. Sono diverse le azioni concrete che stanno realizzando.

Da un lato, le autorità comunali tradizionali (nella Huichola entrambe le parole vanno d’accordo) di San Sebastián e Santa Catarina (due delle grandi comunità agricole-religiose huicholas) hanno realizzato per 15 giorni, ognuna dalla sua parte ma d’accordo, un tracciato intorno alla loro comunità, sulla linea di confine del loro territorio, passando sulle terre invase da caciques, narcotrafficanti ed altri, per tracciare così il loro confine ed affermare che da lì nessuno li avrebbe cacciati ma loro avrebbero cacciato quelli che li avevano invasi. Quindi, hanno aperto una breccia di tre metri di larghezza per marcare il limite reale della loro comunità. Hanno portato nei loro recinti le mucche, i tori, i muli ed i cavalli affinché i meticci li venissero a riprendere previo il pagamento di multe.

Ma anche la “modernità” si sovverte. (…) Grupos de indígenas, equipados con sistemas de posicionamiento global, rectificaron los trazos de la brecha de acuerdo con los planos. (…) Sono state raccolte storie di minacce, maltrattamenti alle famiglie che vivevano sulla linea di confine (che hanno il compito di vivere lì per difendere il confine) da parte degli invasori. In uno dei paraggi, sono stati fermati due huicholes noti per essere i sicari dei narcos e che, sei mesi prima, avevano bruciato la casa di una famiglia huichol e impiccato due membri della famiglia. Le autorità di San Sebastián hanno arrestato gli assassini ed hanno deciso di non consegnarli al Pubblico Ministero. Hanno dichiarato che non li avrebbero uccisi ma li avrebbero tenuti in prigione e li avrebbero giudicati e condannati ad eseguire lavori per la comunità.

I narcos e i caciques quando hanno saputo della cattura di due possibili delatori, hanno “fatto la soffiata” all’Esercito ed alla Polizia Giudiziaria che ha perlustrato la regione per diversi giorni senza trovare nulla e senza raccogliere nessuna informazione.

L’accordo tra autorità comunale e autorità tradizionale nella Huichola riguarda anche un altro accordo: un accordo tra giovani ed anziani.

I Wixaritari non sono soli. Insieme all’Associazione di Jalisco di Appoggio ai Gruppi Indigeni (AJAGI) stanno avviando, con successo, diversi spacci comunitari che comprano all’ingrosso i prodotti di cui hanno bisogno le comunità e li vendono in forma cooperativa, molto più a buon mercato che nei negozi della regione. Hanno anche iniziato un programma molto innovativo in cui attraverso laboratori, si cerca rendere consapevoli i giovani sul fatto di prevenire gli incendi, non tagliare il legname, non saccheggiare le risorse naturali, non abbandonare i rifiuti ed altre azioni a favore dell’ambiente.

Un momento! Vale a dire che gli indigeni si organizzano per prevenire gli incendi, proibire il taglio dei boschi e proteggere le risorse naturali? Ma, se in televisione dicono che sono proprio gli indigeni quelli che stanno distruggendo l’ambiente!

Ma la televisione mente. I popoli indios non solo difendono la terra e la curano, ma difendono e si prendono cura della solidarietà tra esseri umani. Nella Sierra, lontano dai Teleton televisivi, si sta costruendo nei fatti una rete di persone delle comunità che comunicano tra loro per tendersi la mano nelle emergenze, nei lavori di lettura delle mappe, di spegnimento degli incendi, e questo ha creato un tal subbuglio che ora non succede quasi niente nella Huichola che non si sappia in tutta la comunità, nonostante la dispersione naturale. Sono loro che indagano su quello che accade e diffondono la voce.

Sono loro che, alla fine, sviluppano la creazione di un sistema di sicurezza civile comunitario non solo riguardo ai crimini, ma relativo a qualsiasi tipo di emergenza, totalmente autonomo, cioè senza “Piano DN-III”.

Qualche settimana fa, in una gola nella Huichola, si sono riuniti quasi 2 mila membri di comunità dopo un viaggio a piedi di due giorni. Mentre i kawiteros (officianti delle cerimonie) cantavano alla maniera wixaritari, l’assemblea discuteva e concordava la rotta per il buon governo… e la solidarietà con gli altri fratelli. A questa riunione erano presenti indigeni di Morelos, Michoacán, Colima, Nayarit, Jalisco e Durango e tutti i comuneros huicholes che hanno potuto esserci, per pronunciarsi duramente contro la famosa consultazione dell’INI. Il risultato è stato un documento combattivo contro la consultazione diffuso prima della consultazione stessa e che ha dissuaso la partecipazione alla stessa. Nel documento, tra altre questioni, si spingeva ad unirsi al silenzio degli indigeni zapatisti del sudest messicano. Giorni prima, a Bajíos del Tule, si era svolto un incontro internazionale dei popoli indigeni al quale hanno partecipato i Samis della Finlandia, Miskitos, Garifunas, Kunas, Amuzgos di Xochistlahuaca, Nahuas di Jalisco e Wixaritaris.

La Sierra Huichola. Si scorge un cervo celeste e la nuvola sale nel cielo dei Wixaritari, mentre un violino intona: “Ya se mira el horizonte…”.

E all’orizzonte appare il cielo di Michoacán che ora offre ospitalità e insegnamenti alla nuvola-pietra.

Michoacán è la terra del cosiddetto “Corunda Power” del Partito di Azione Nazionale, composto dalla famiglia Calderón. Da un lato c’è l’ex coordinatore dei deputati panisti Felipe Calderón Hinojosa. Felipillo, che sogna da tre anni di entrare a Bucareli, sarà nominato a breve al Banobras (sul signor Calderón pendono accuse di cattiva gestione finanziaria nel gruppo parlamentare del PAN, quindi, ha buona “esperienza” per dirigere una banca). Un posto da burocrate per chi non ha mai smesso di esserlo.

Felipe Calderón, che sogna di emulare La Coyota Fernández de Cevallos, ha deciso di non correre a governatore di Michoacán contro Cárdenas Batel, quando ha saputo che una parte della struttura degli Amici di Fox in questo stato appoggiava il candidato del PRD.

Anche la senatrice María Luisa Calderón fa parte del “Corunda Power”. La Calderona, come la conoscono gli zapatisti ed i non zapatisti, famosa per i suoi atteggiamenti dispotici ed il suo linguaggio da lenone, è una delle senatrici più incompetenti e ignoranti (che, nel caso del Senato, è abbastanza). La Calderona brilla anche per la sua mancanza di intelligenza. Mesi fa ingaggiò un certo Mario Maqueo che si presentò agli sciocchi del Senato e del gabinetto di Fox come quello che “cercava di rompere l’inerzia della mancanza di dialogo tra zapatisti e governo”. Il signor Maqueo spacciava qualcosa di vecchio: esistevano divergenze nell’EZLN e c’era una possibilità che una fazione dello zapatismo volesse riprendere il dialogo. Il sogno del governo e dei partiti politici! L’EZLN diviso! Ovviamente vendette a caro prezzo il suo servizio, tanto al governo piace comperare menzogne (ed anche venderle). Tra le assurdità spacciate, il signor Maqueo affermava di conoscere il “Procuratore dei Diritti Umani dell’EZLN”(!!!) che si trovava a… Comitán, Chiapas! Dopo aver servito questo esempio di delicatezza e cortesia che è La Calderona, il signor Maqueo è passato agli ordini di un’altra persona fine e delicata (e con lo stesso coefficiente intellettivo): Santiago Creel.

A Michoacán si trovano anche: una delle sezioni più combattive del sindacato degli insegnanti, la Sezione 18; la Casa dello Studente “Lenin”; gli studenti della Normale di Tiripetío, i lavoratori della INEGI; il sindacato degli impiegati della Università Michoacana; la società civile di Uruapan; i venditori ambulanti; El Barzón; la CNPA ed altri.

In molti abitanti di Michoacán c’è la sensazione che non ci sia cambiamento. Il governo locale ha tessuto alleanze con gruppi industriali e priisti. E le elezioni del governo sono state uguali a quelle del PRI, compreso i programmi.

Il governo di Michoacán, rispetto al movimento indigeno, applica la stessa strategia del governo federale: ha cercato in tutti i modi di distruggere le organizzazioni spingendo tutti verso le posizioni del governo con la prospettiva di ricevere appoggi dal governo stesso. E qualcuno ha abboccato all’amo. Chi non è diventato deputato è un funzionario e riceve sovvenzioni governative a metà con le fondazioni internazionali. “Il governo vuole diluire la resistenza”, affermano, “c’è pesante cooptazione”. Poco tempo fa hanno anche cercato di cooptare alcuni leader purhépechas spacciando loro l’idea di una università indigena.

Ma il governo di coloro che prima hanno tradito i loro principi, poi la verità e quindi i loro amici, accusati di essere bugiardi (c’è mancato solo di ordinare la repressione per essere “politici” completi), non ha potuto stabilire una propria base nelle comunità né nella Meseta né sulle sponde del Lago, tanto meno tra i nahuas della costa di Michoacán.

Qui, per esempio, si trova la Unión de Comuneros Emiliano Zapata (UCEZ). La UCEZ non ha legami con il governo e segue la sua strada nell’ambito della difesa dei diritti agrari tra i comuneros di Meseta e Lago, soprattutto tra quelli delle immediate vicinanze del lago di Pátzcuaro.

In Michoacán, sono i contadini e gli indigeni della UCEZ, quelli combattivi, presenti, arguti, che urlano, che si vogliono sempre mettere in prigione. Sono in resistenza anche a Pátzcuaro, Zirahuén (dove hanno arrestato dei comuneros) e a Caltzontzin.

In tutta la Meseta Purhépecha, esiste anche un movimento che cerca di recuperare lo spirito comunitario fino all’autonomia e che raggruppando principalmente i municipi di Paracho, Cherán Carapan, Charapan, Nahuatzen e Zacapu, ed anche Caltzontzin. La sua maggiore visibilità è rappresentata dal movimento per la difesa della medicina tradizionale.

Nel corso di quasi un anno si sono aggiunte comunità ed organizzazioni che discutono di questioni relative alla natura: la madre terra, la protezione dei territori comunali, l’esigenza del riconoscimento costituzionale dei diritti dei popoli indios, il rifiuto della biopirateria, dell’introduzione di mais transgenico e delle politiche ufficiali che proibiscono l’uso di piante o riducono arbitrariamente l’esercizio della medicina tradizionale con il chiaro obiettivo di favorire le multinazionali.

E’ la gestazione di un movimento dalle molte facce, politico ma apartitico, sparpagliato sul territorio che, sommato ad altri movimenti, è l’espressione di una resistenza collettiva e individuale ancora invisibile.

A questo movimento partecipano la Comunità Purhépecha di Caltzontzin con il suo Centro di Sviluppo della Medicina Indigena Tradizionale di Caltzontzin e i Medici Tradizionali della Comunità Purhépecha di Caltzontzin, la Comunità Purhépecha di Cherán ed il suo Gruppo di Medici Tradizionali Kurikua Ka Irekuarikua, la Unión de Comuneros Emiliano Zapata e la Organización Legado Purhépecha. Vi partecipano anche i comuneros della comunità purhépecha di Zopoco ed un gruppo di medici tradizionali delle comunità nahuas della Costa di Michoacán. Tra i loro programmi, che sono quelli che danno loro visibilità all’esterno, c’è una dichiarazione, la Dichiarazione di Caltzontzin (giugno 2002) di cui riportiamo alcune parti:
“Ci opponiamo a tutte le politiche del governo sopra esposte, alla proibizione decretata dal governo federale il 7 dicembre 1999 e a qualsiasi proibizione sull’uso delle nostre piante medicinali ed al libero esercizio della medicina tradizionale da parte del popolo del Messico. (…)

Noi firmatari ci dichiariamo in giusta e legittima ribellione contro tutte le proibizioni esistenti e future sull’utilizzo delle nostre piante medicinali e sul libero esercizio della medicina tradizionale. (…)

Denunciamo il rifiuto dell’Istituto Nazionale di Migrazione all’ingresso nel nostro paese di cinque delegati del Movimento Indigeno Tawantinsuyu del Perú che non hanno così potuto partecipare a questo Secondo Incontro e chiediamo alla società civile nazionale ed internazionale se in questo paese esiste veramente una transizione democratica”.

A livello di autogoverno di assemblea comunitaria, tutta la Meseta è attiva e sono molti avanti.

Le comunità che maggiormente emergono sono Cherán, Nurío, Angahuan, Caltzontzin e Santa Ana Zirosto – che ha lottato per anni per difendere più di 5 mila ettari della miglior terra della Meseta, sempre pacificamente e legalmente e nonostante ciò, dagli anni ‘90 pendono sulla comunità 187 ordini di cattura e nuovi processi contro il Consiglio Comunale.

Senza che nessuno lo noti, si stanno facendo largo anche i nahuas della frangia nahua di Michoacán, che circonda la sierra e la costa di Guagua fino a Boca de Apiza, e la frontiera con Colima, le cui enclave principali sono a Cohuayana, Ostula, Aquila, Pómaro e Coíre. Hanno molti problemi perché sono circondati dai narcos e vivono proprio sopra nuovi strani minerali e questo fatto li rende molto appetibili.

La nuvola si libera dal vortice che le ha insegnato una parte della doppia storia che si svolge tra i popoli indios: la storia del saccheggio di cui sono complici politici e impresari, nazionali ed internazionali, sordità e prepotenza, razzismo e repressione, ma anche la storia della parola india che cerca e cerca, che parla ed ascolta, la storia che viene da lontano e si insinua nel futuro, la storia della resistenza e della ribellione…

Dalle montagne del Sudest Messicano
Subcomandante Insurgente Marcos

Messico, gennaio 2003

(Traduzione Comitato Chiapas “Maribel” – Bergamo)

Mail_long
20 ottobre 8 luglio 8 marzo abbonamenti abdul abiti puliti aborigeni acqua Afganistan Afghanistan africa agricoltura agricoltura biologica agricoltura biologica. decrescita agricoltura. decrescita Aiab Aids alitalia altra economia altra politica Amazzonia ambiente America latina Americhe 2004 animalisti Annapolis antifascismo antimafia antirazzimso antirazzismo antirzzismo anziani api Argentina Armenia armi Atene 2006 atomiche Australia auto autoproduzione aziende Balcani Bali Bamako banca Banca mondiale Bangladesh banlieues basi militari Basilicata bene comune beni comuni Bergamo bilanci partecipativo biocarburanti biologico Birmania bitch Bolivia Bolkestein bollywood Bologna borse Brasile brimania Britel Bulgaria bussolengo Calabria calcio cambiamenti climatici cambiamento climatico Campania cantautore cantieri cantieri sociali Caracas Caracas 24/29 gennaio carbone carcere carovita Casa catania Caucaso cemento censura centri sociali cgil Chavez chiaiano chiapas Ciad ciampino cibo Cile Cina cinema Cipro città cittadinanza clandestini clandestino clima Colombia comboniani commercio commercio equo commercio equo. decrescita comunicazione Congo conoscenza consumi consumo critico contadini controvertice cooperazione cornelio cornelio bizzarro cosa rossa cpt crisi crisi alimentare crisi finanziaria critical mass Cuba curdi dal molin De Gennaro Deavos