Alcune tessere per il rompicapo

"Ci sono quelli vivi e ci sono quelli morti. Sono meglio i morti dei vivi."

Così mi disse il Sup mentre mi dava consigli prima di partire per il mostro. Cioè mi stava spiegando la faccenda dei buzón, le buche, ma quelle di città. Perché il buzón di montagna è dove si nascondono medicine, cibo, armi, munizioni, attrezzature, libri. Cioè servono a non portarsi appresso tutto, e si trovano in diversi punti secondo un certo piano. Le buche di montagna sono molto delicate e bisogna sistemarle ogni tanto perché spesso la pioggia o i tlacuache, quella specie di toponi che però non sono topi, ce li fottono. E si rischia di perdere la roba che c’è dentro. Però in città non è la stessa cosa. Certo, in città piove anche lì, e dicono che ci sono pure i tlacuache, ma la faccenda è diversa. Perché pare che in città le buche si usano per lasciare o recuperare messaggi. Insomma, il buzón di montagna e quelli di città non sono la stessa cosa. E soprattutto in città ci sono i buzón morti e quelli vivi.

Quelli morti è quando non c’è una persona che prende e consegna il messaggio, ma lo si lascia lì e basta, e poi qualcuno passa a raccoglierlo, e così non si conoscono tra loro, quelli che lasciano il messaggio e quelli che lo raccolgono. Si chiama buzón morto quando non c’è nessuno di mezzo, soltanto posti, cose. Il buzón vivo, invece, è quando un cristiano riceve un messaggio, o lo consegna, o tutt’e due le cose. Si chiama vivo perché c’è una persona viva che riceve le cose, le tiene da parte per un po’ di tempo e poi le consegna a qualcuno che si presenta e dice correttamente la parola d’ordine. Dunque, il Sup mi stava spiegando la faccenda dei buzones di città vivi e morti e che erano meglio quelli morti. È vero, pensai. Questo succedeva prima della mia partenza per il mostro, cioè Città del Messico.

La cosa fu un po’ difficile, abbastanza. Insomma, muoversi nel mostro. Perdevo continuamente il pesero, cioè la Combi, cioè il minibus. Cioè siccome stavo lì a cincischiare ne lasciavo passare una, e due, e tre, oppure quando ero sopra mi dimenticavo di scendere, perché guardavo quelle strade così larghe, che chiamano avenida perché sono grosse, cioè sono doppie, e le macchine corrono in un senso e nell’altro e se uno non è sveglio quelle gli vanno addosso e lo defungono in quattro e quattr’otto. Be’, io sono già defunto, ma le macchine non lo sapevano, e così aspettavo un pochino per attraversare e poi via di corsa dall’altra parte. Quando uno prendeva il metro la cosa non era così complicata, perché il metro cammina sottoterra e lì non ci sono le macchine. Non ancora. Insomma, vi dicevo che ero già a Città del Messico, nel mostro. Credo che era il Sup a dire che lì la terra cresce verso l’alto, ma mi sa tanto che se lo diceva non ha mai camminato da quelle parti, perché la verità è che lì la terra è cresciuta sotto. Sopra ci stanno le macchine, e anche un casino di antenne che mettono le radici nelle case. Nel mostro ci sono case piccole e grandi, alte e basse, grasse e magre, ricche e povere. Un po’ come le persone, ma senza cuore. Nel mostro le cose più importanti sono le macchine e le case, e allora la gente la mandano là sotto, cioè nel metro. Se la gente cammina sopra, le macchine sembra che si incazzano, e cercano di prenderti a cornate come fanno i tori.

In città non parlano tanto bene lo spagnolo, per esempio invece di dire buey dicono güey, ma non c’entra quasi mai con il bue. Quando i cittadini non sanno dire come si sentono o cosa pensano e se sono contenti o se gli gira di traverso, allora dicono “güey”. Una volta ero nel pesero, cioè il minibus, e c’erano due giovani, cioè un ragazzo e una ragazza, che si volevano bene e lui ha chiesto a lei se lo amava, e la ragazza ha detto solo “güey”, ma con tanto sentimento nel cuore, e dallo sguardo si vedeva che “güey” voleva dire “sì che ti amo abbastanza un po’”, e dopo si sono messi a sbaciucchiarsi. Un altro giorno, invece, la Combi, cioè il pesero, ha fatto una gran frenata e siamo cascati tutti in avanti, e un signore ha detto a un tizio che gli aveva dato una botta con lo zaino quadrato, cioè la valigetta, come la chiamano loro, gli ha detto “e che cazzo, güey” e si vedeva benissimo che era incazzato. Insomma “güey” vuol dire tante cose diverse. Insomma mi pare che anche i cittadini hanno i pensieri molto ingarbugliati. Un po’ come me, Elías Contreras, commissione d’indagine dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale.

Va be’, vi stavo dicendo che quando le macchine vedono gente che va a piedi, cioè quelli che i cittadini chiamano “pedoni”, cercano di incornarla, la gente pedona. Allora se non sei in macchina ti conviene correre per non finire defunto, e saltare su un pesero o infilarti sottoterra per prendere il metro. Tutte le volte che scendevo dalla Combi subito dovevo ficcarmi là sotto, nel metro. Il metro è come tante macchine attaccate insieme, legate con un filo e una tira l’altra. Quando arriva il metro, la gente che sta fuori spinge e la gente che sta dentro spinge, e allora c’è chi vuole uscire e chi vuole entrare. Vince chi spinge di più. Io le prime volte ho pensato che quello era il modo dei cittadini di fare sport e spingevo mettendocela tutta e incoraggiando gli altri al grido di “el pueblo unido jamás será vencido”, ma poi ho capito che no, che quelli vivono proprio così. Cioè spingendosi. Cioè quelli che vanno a piedi. Quelli che vanno in macchina, invece, se ne dicono di tutti i colori in continuazione. All’inizio ho pensato che erano sempre incazzati, invece no, è che vivono così. Cioè dandosi del figlio di puttana a vicenda. L’altro giorno ho chiesto ad Andrés e a Marta se c’erano più macchine o più gente. Hanno risposto più gente. Io allora ho pensato che le macchine sono più importanti della gente. Perché si vede benissimo che la città è fatta per le macchine e per le antenne, e non per la gente. E siccome non ci stanno tutti assieme, la gente e le macchine e le antenne, allora hanno fatto i buchi sotto la città, cioè sottoterra. Be’, là sotto però c’è un sacco di gente. Uomini e donne e bambini e anziani e anche poliziotti. La gente è di tutte le dimensioni, un po’ come le case di sopra. Solo che là sotto non ci stanno i ricchi.

Un giorno andai fino a una stazione del metro che si chiama… si chiama… Aspettate un attimo, guardo sulla cartina che ho tenuto per ricordo. Ecco, si chiama Azcapotzalco. Lì dovevo prendere un altro pesero che faceva un giro lungo e arrivava in una zona che sembrava un recinto dei cavalli ma non era un recinto dei cavalli. Laggiù ci stava una cosa che chiamano circo. Nel circo andai a cercare la casa delle giraffe. Le giraffe sono una specie di vacche, con tanto di corna, però hanno un collo lungo come se qualcuno le ha tirate forte per la testa quando sono nate, o come se volendo vedere lontano, stirano il collo, magari per assomigliare alle case del mostro. Insomma, le giraffe sono simili alle vacche ma con le antenne.

Va be’, però io non ero lì per vedere le giraffe. Dovevo incontrare un compagno alle sette di sera in punto davanti alle giraffe e con i capelli blu. Il compagno, non le giraffe. Era giovane, e quindi non arrivava in orario agli appuntamenti, perché quella è così che sono fatti i giovani, ma alla fine arrivò. Nel mostro a volte i giovani e le giovani si colorano i capelli. Di rosso, o di verde, o di giallo, o di vari colori, o magari di blu. Insomma, il ragazzo che arrivò quella sera ce li aveva blu. Mi misi di fianco a lui, ma non troppo vicino perché poi magari non era lui. Allora, senza guardarlo, dissi: “Camminano come se ballassero il rock, le giraffe”. E il giovane, senza guardarmi, disse: “Le giraffe unite giammai saran tappeto”. A quel punto lo guardai perché voleva dire che era proprio il compagno e lui lasciò un sacchetto di pane accanto al recinto e, senza dire altro, se ne andò. Come facevo a sapere dell’appuntamento con quel ragazzo dai capelli blu? Semplice, gli indizi, cioè i messaggi in codice, erano nei comunicati della Tasca Sfondata, cioè nel saluto a don Manolo Vázquez Montalbán e nel comunicato delle Giraffe. Il Sup mi aveva spiegato che attraverso i comunicati mi faceva sapere dove ricevere o mandare i messaggi. A volte in buche vive e a volte in buche morte. Allora con i codici capivo dove e quando c’era da ricevere un messaggio. Lascio a voi il compito di scoprire quali erano le frasi in codice.

Insomma, era abbastanza facile. Più difficile fu con i comunicati del “video che si legge”. Finii in un posto molto pupurufo, cioè molto elegante, che si chiamava Santa Fe, per cercare dietro una latrina, insomma dietro la tazza del cesso, in un locale che vendeva tamales. Lì c’era il messaggio del Sup. Poi venni a sapere che dovevo ricevere un altro messaggio il giorno 8 e consegnare il rapporto il giorno 15, sempre nella latrina della tamaleria. Oppure quando, con il comunicato sulla “velocità del sogno”, dovetti andare alla stazione del metro Oceania, e cercare un calzolaio con il numero 69 sulla porta, dove mi diedero un paio di scarpe con quella sinistra che mi all’inizio mi stava stretta, finché non guardai e vidi che dentro c’era un foglio per me, ecco perché non mi entrava bene, e allora tirai fuori il foglietto e mi restò in mano la scarpa e lessi il foglietto, ed era un messaggio pure quello. E con il comunicato del Miguel Enríquez finii in centro, in una strada che si chiama República de Chile, per cercare un cartello che diceva VENDESI e dietro ci appiccicai il mio rapporto che poi qualcuno veniva a prendere, cioè quello era un buzón morto.

Insomma, all’inizio mi costò fatica capirci qualcosa, ma poi ci presi perfino gusto. E anche a Città del Messico presi gusto. Me lo aveva detto il Sup che il mostro, per conoscerlo, bisogna farselo a piedi. “Cammina più che puoi” mi disse “e vedrai che quella città possiede nei suoi strati più bassi chi può salvarla”. E così feci, camminai in lungo e in largo, per la città. Ovunque andai trovai gente come noi zapatisti, cioè gente fottuta, gente che lotta, gente che non abbassa la testa.
Va be’, ma stavo dicendo che il giovane con i capelli blu lasciò un sacchetto del pane accanto al recinto delle giraffe di un circo che si chiamava Circo Unión. Allora mi avvicinai e cercai dentro il sacchetto del pane in cui non c’era pane, ma una lettera del Sup che diceva soltanto: “Cerca Mamma Piedra”.

L’asse Barcellona-La Realidad-Il Mostro
“Vigilanza, mobilità, diffidenza.”
Fu questo che dissi a Elías come raccomandazione generale prima di partire. Era una frase di Che Guevara presa da Pasajes de la Guerra Revolucionaria, la stessa che ognuno di noi si era sentito rivolgere quando bisognava muoversi da soli. Gli parlai anche del D.F. O piuttosto di quello che ricordavo di Città del Messico. E non mi riferisco alla città generosa e attenta che ci accolse al termine della Marcia per la Dignità indigena. No, gli parlai della città che avevo lasciato da più di vent’anni, quando decisi di venire su queste montagne. A quanto avrei saputo dopo, la città di allora non ha più niente a che vedere con quella di adesso. L’idea di mandarci Elías cominciò a maturare quando Pepe Carvalho ci consegnò dei fogli scritti a mano da Manuel Vázquez Montalbán. C’era anche un messaggio del figlio: “Subcomandante, riguardando le carte lasciate da mio padre alla sua morte, ho trovato questi appunti che, suppongo, a te diranno qualcosa. Un abbraccio. Daniel”.
In uno dei fogli c’era una specie di schema irto di frecce, sottolineature, pallini e quadretti, ed è questo:

- BARCELLONA. Hotel Princesa Sofía. Plaza Pius XII 4, Centro Financiero, Avenida Diagonal; stazione del metro María Cristina. Morales.
- VALIGIA DIPLOMATICA CITTÀ DEL MESSICO-MADRID-CITTÀ DEL MESSICO. Controllare voli 1994-200. Morales.
- DESAPARECIDOS. GUERRA SPORCA. Morales. La Brigata Bianca.
- ACTEAL. Generale Renán Castillo. Morales.
- MONTES AZULES. Morales.
- ZEDILLO-CARABIASTELLO. Morales.
- BIODIVERSITÀ. MULTINAZIONALI. Morales. Assegni. Consulenze?
- EL YUNQUE. Morales. Riattivazione gruppi paramilitari. Riedizione del MURO?

In un altro foglio, una serie di domande:

1) Cosa ci faceva Morales nella suite del Princesa Sofía? Era da solo. Cosa ci faceva nel Centro Finanziario? Entrava alle 21 e usciva alle 22. E nella stazione del metro María Cristina? Entrava alle 22.30 e usciva alle 23. Diretto all’hotel.
2) Perché Morales si spostava continuamente tra Città del Messico-Madrid-Città del Messico? Mai due volte di seguito con la stessa compagnia aerea. Senza un ordine apparente.
3) Quale è stato il ruolo di Morales nella Guerra Sporca in Messico? Brigata Bianca? E ad Acteal?
4) Cosa ci faceva Morales con i materiali sui Montes Azules contenuti nella valigetta?
5) Cosa ci faceva Morales a quella cena con l’ex presidente Zedillo, Julia Carabias e Carlos Tello Díaz?
6) Per chi e a cosa servivano le valigette piene di euro che Morales trasportava dal Centro finanziario alla stazione del metro María Cristina a Barcellona?
7) Qual era il ruolo specifico di Morales nel nuovo organigramma dello Yunque in Messico?

Il terzo documento era in realtà un tovagliolino di carta. Vi si leggeva:
“Barcellona esaurita. Risposte… In Messico? In Chiapas? Un asse Barcellona-La Realidad-Città del Messico?”

Manuel Vázquez Montalbán stava facendo un’indagine o cercava di mettere insieme un rompicapo? Comunque fosse, bisognava investigare su quei dati. Ne parlai con i compagni del Comitato. Riflettemmo a lungo e alla fine decidemmo di mandare Elías nel mostro. Dopo la partenza di Elías, incaricai altre commissioni di ottenere informazioni sui Montes Azules e di chiedere a una “gola profonda” tutto quello che sapeva sulle attuali attività di Zedillo e della Carabias. Scrissi una lettera ad Alvaro Delgado, giornalista del settimanale Proceso ed esperto della questione dello Yunque e della sua riattivazione sotto il governo di Fox, chiedendogli sfacciatamente informazioni su quel gruppo dell’estrema destra. Scrissi un’altra lettera, indirizzata alla Giunta di Buon Governo degli Altos, pregandoli di mettersi in contatto con il Centro per i Diritti Umani Fra Bartolomé de Las Casas per raccogliere dati sul massacro di Acteal. Mentre io mettevo assieme informazioni, Elías poteva imparare a muoversi nel D.F.
Quando, leggendo i suoi rapporti, ritenni che Elías fosse ormai pronto, gli mandai a dire di cercare doña Rosario Ibarra de Piedra. Lei sapeva dove trovare Belascoarán e forse lei e le donne di Eureka sapevano qualcosa di quel Morales e del suo ruolo nella guerra sporca.

Un certo bigliettino
Io lo sapevo bene che “Mamma Piedra” è come noi chiamiamo doña Rosario Ibarra de Piedra, che sta con un gruppo di donne che chiamiamo le Signore, organizzate per cercare i cristiani e le cristiane fatti sparire dal malgoverno del PRI e da tutti i malgoverni, poco importa se sono del partito PAN o del partito PRD, tanto fanno tutti finta di non capire e non dicono chiaro dove sono finite quelle persone, che lottavano per la giustizia dei poveri, cioè al fianco dei fottuti di sempre, cioè al fianco di tutti noi. Il gruppo si chiama Eureka, il nome significa che sono molto contenti quando trovano un desaparecido che non è più desaparecido e allora gli fanno una festa che si chiama Eureka.

Allora andai a cercare doña Rosario. Ci misi un po’ di tempo perché lei non stava nel mostro, ma si trovava a Monterrey. Poi tornò e andai a trovarla nella sua casetta. Quando mi vide sembrò un po’ abbastanza contenta e mi abbracciò forte e mi diceva “figlio mio”, e mi dava delle pacche, ma non perché era arrabbiata, no, quello è il suo modo di fare perché lei è del nord e dalle sue parti si fa così. E mi chiedeva del Sup e come stava e se era malato e se faceva freddo laggiù, cioè quaggiù, perché laggiù dei cittadini è il nostro quaggiù, e viceversa. Già lo sapete che ho i pensieri ingarbugliati, no? Va be’, allora, io non riuscivo a dire niente, tra tante domande e abbracci di mamma Piedra. Poi, finiti gli abbracci, mi chiese se avevo fame, e risposi che un po’ sì. Mentre stava cucinando le raccontai cosa ci facevo lì, nel mostro, che ero incaricato della commissione d’indagine. Quando feci il nome di quel tal Morales, rimase ferma e in silenzio, a pensarci su. Poi mi disse che era pronto da mangiare e mi buttai sulla carne di maiale in salsa di mole, credo, buonissima, e un pochino piccante. Bevendo il caffè, la doña mi disse che a essere sincera non si ricordava di quel Morales, ma che voleva chiedere alle altre donne e anche nella Casa Museo del dottor Margil che si trova a Monterrey. Le dissi va bene. E le chiesi se sapeva dove trovare un certo signor Belascoarán che faceva il mio stesso lavoro ma in città, che il Sup mi aveva detto che lei forse lo conosceva e sapeva dove abitava, cioè nello stesso posto dove lavorava.

Bevve un altro sorso di caffè e poi mi rispose: “Lavora in centro. Ha un ufficio dalle parti di calle Bucareli. Adesso ti trovo l’indirizzo esatto” e si mise a cercare nel mucchio di carte che teneva sul tavolino. Mormorava qualcosa di un biglietto, e deve essere qui, dove diamine l’ho messo". Il tempo passava. Alla fine lo trovò e me lo diede, era un bigliettino dove c’era scritto…

Héctor Belascoarán Shayne
detective indipendente
Donato Guerra, quasi all’angolo con Bucareli
Città del Messico, D.F.

Frammenti della conversazione tra il Sup e quello che chiamano “Gola Profonda” (in base all’intercettazione effettuata da un aereo spia modello EP-3, trasmessa a uno dei satelliti SIGNIT della Rete Echelon, e ritrasmessa al Centro Operativo Sicurezza Regionale di Medina Annex, Usa, coordinate 98° O, 29° N, del NAVSECGRU e AIA, con il codice "morai")

“Zedillo e Carabias hanno degli affari in comune sui Montes Azules. La ong della Carabias è solo una copertura per il saccheggio di specie animali che poi vengono piazzati in varie parti del mondo attraverso una sorta di mercato nero internazionale. Il traffico di pappagalli, tapiri, scimmie e altri animali che adesso non mi ricordo, è solo il primo passo. In realtà stanno preparando l’ingresso di grandi consorzi interessati al legname, all’uranio e all’acqua. In questo secolo l’acqua sarà importante quanto lo è stato il petrolio nel secolo scorso. Sto parlando di soldi, molti soldi. Nel gabinetto di Fox sanno tutto e fanno i finti tonti. Morales è una sorta di agente di commercio e cassiere ambulante. Be’, lo è adesso, perché prima era tante altre cose.”

“E Tello?”
"Un arrivista mediocre, come tutta la sua vita. Suppongo che lo saprai già, ma il libro che avrebbe scritto sull’insurrezione zapatista in realtà lo hanno realizzato i servizi di intelligence dell’esercito federale, su diretto incarico di Zedillo. Avevano proposto a Pérez Gay, non so se a Rafael o a José María, di firmarlo, ma quello ha rifiutato per una questione di etica. Allora Aguilar Camín ha proposto uno dei suoi cortigiani: Carlos Tello Díaz. Poi Morales ha messo assieme alcuni dati e ne ha inventati altri mescolando storie di organizzazioni guerrigliere nelle quali aveva militato o si era infiltrato negli anni settanta. Sembra che questo Morales fosse stato agli ordini di Nazar Haro, ma so muoveva di propria iniziativa. Quando Nazar e Salomón Tanús torturavano i prigionieri, Morales era uno di quelli che prendevano appunti su ciò che dicevano le vittime, vero o inventato che fosse. Stendeva un doppio rapporto. Uno lo consegnava e l’altro lo teneva per sé. Quando Nazar cade in disgrazia presso i suoi superiori, Morales scompare, ma portandosi via la copia, quella personale e inedita, degli archivi segreti della Direzione federale di sicurezza. Cioè gli archivi veri, non quelli resi pubblici. Morales sparisce per un po’ di tempo e ricompare adesso.

Non sono un esperto della Guerra Sporca, ma posso assicurarti che quelli di allora sono ancora in circolazione, o meglio, li hanno riciclati. Il governo del cambiamento è piuttosto il governo del riciclaggio. Dove prima si diceva PRI, adesso si dice PAN. Insomma, questo Morales ha redatto il testo e Tello lo ha soltanto firmato, a quanto risulta il loro rapporto non va oltre. Zedillo fu così soddisfatto del risultato del libro che inserì Tello nella cerchia dei suoi accoliti. Mentre Juan Ramón de la Fuente procurava la morfina a Nilda Patricia che se la passava molto male, Zedillo avviò una relazione diciamo molto intima con Julia Carabias. I viaggi turistici di Tello nella Selva Lacandona coincidono con la comparsa di Zedillo e Carabias nella zona. A quelle riunioni notturne, Tello Díaz condivide qualcosa di più della semplice cena, con quei due. Tello potrebbe sembrare qualcosa di simile a un ponte tra Zedillo-Carabias e i gruppi delle riviste Nexos e Letras Libres, ma pare proprio di no. Credo sia soltanto la spalla nel duo comico con Zedillo, che conmtinua a dar prova del senso dell’umorismo sfoderato durante i sei anni di mandato presidenziale. Non credo che Krauze o Aguilar Camín siano disposti a rischiare qualcosa per Tello, non perché non gli interessi tirarne fuori un tornaconto, ma perché per loro Tello è solo un fazzolettino usa e getta. Anche se è possibile che diventi il “teorico” della Selva Lacandona nella versione disneyland-ecologica. Saccheggio di ricchezze naturali dietro la facciata di protezione ecologica e sostegno intellettuale, un affare perfetto."
“Questo Morales non avrà avuto qualche ruolo nel massacro di Acteal?”
“Non lo so, ma non mi stupirei.”
“Hai ottenuto qualche informazione sullo Yunque?”
“Quello opera in una cerchia più ristretta. Non ne ho cavato niente.”
“Morales ha contatti diretti con il gabinetto di Fox?”
“Sembra di sì, ma non ne sono certo. Se li ha, usa canali difficili da individuare. In una riunione è stato fatto il suo nome, tutti si sono voltati a guardare il ministro Creel e poi hanno cambiato argomento. Credo che a menzionarlo sia stato Martín Huerta. Forse ti interesserà sapere che Morales ha libero accesso all’ambasciata statunitense. Secondo i miei informatori, è stato visto pranzare con l’ambasciatore Tony Garza in un ristorante molto esclusivo.”
“Hai qualche foto di questo Morales?”
“No, solo descrizioni approssimative. Tra i cinquanta e i sessant’anni, più o meno della mia generazione. Diciamo che ha l’aspetto di un banchiere facoltoso. Ama i vestiti eleganti e la buona cucina.”
“Bene, credo che sia sufficiente. Hai avuto qualche problema ad arrivare fin qui?”
“No, nessun problema. Ho pensato che fosse il caso di venirtelo a dire di persona, non mi fidavo a mandartelo per scritto. Quello che ti raccomando è di stare in campana. Sono come impazziti per la successione presidenziale.”
“I gringos?”
“No, quelli non si preoccupano granché, tanto chiunque salterà fuori continuerà a mangiare dalla loro mano. Mi riferisco alla merda nazionale, quella che tu chiami classe politica. Ci sono in ballo un mucchio di soldi. Una quantità stratosferica per chi riuscirà ad avviare le privatizzazioni dell’energia elettrica e del petrolio. Visto che in questo mandato presidenziale non c’è verso di realizzarle, la scommessa è per quello successivo. Sarà senza esclusione di colpi. López Obrador lo attaccano non perché abbiano paura che sia populista o di sinistra. Sai quanto gliene frega. Nei suoi quattro anni di governo della capitale non ha fatto altro che ingraziarsi i poteri forti. Il fatto è che lui è in testa nella corsa per il primo premio. Oggi attaccano lui, domani chiunque risulti in testa nei sondaggi. Con López Obrador si alternano: prima gli scatenano contro uno dopo l’altro la Procura generale, il ministero degli Interni e la Corte suprema, poi tutti assieme contemporaneamente. Le riunioni di gabinetto non le fanno per concordare azioni di governo, ma per vagliare i sondaggi e mettere a punto il colpo seguente. Quando si diraderà il polverone, in piedi resterà soltanto Martita.* Nel PRI si stanno scannando senza pietà, il problema è che i mezzi di informazione non se ne rendono conto perché distratti dagli altri scandali. L’omicidio di Enrique Salinas lo ha ordinato Carlos. È un chiaro messaggio per Raúl: "taci”. Nel PRD stanno facendo i conti per decidere se gli conviene di più vendere la testa di López Obrador o salire sul carro. In questa specie di asta, Cuauhtémoc è tra quelli che spingono di più per far cadere la sua testa. Alla fine rimarranno i peggiori di ogni banda: Martita per il PAN, Madrazo per il PRI e Cárdenas per il PRD."
“Ti avevo chiesto informazioni di intelligence, non analisi politiche.”
“Sì, lo so, ma quelle carogne stanno trasformando il paese in una puttana sifilitica. Con tutto il rispetto per le puttane, ma è davvero intollerabile… Senti, dì ai compagni del Comitato che mi portino via di qui. La stronzaggine può essere contagiosa.”
“Non dicevi che ci sono uccelli capaci di attraversare la palude senza schizzarsi di fango?”
“Il fatto è che questa non è una palude, è una schifosa fogna profonda e sta per scoppiare. Dovremo imparare a nuotare nella merda.”
“"Dovremo”? Parli al plurale come se fossimo l’Unione Europea…"
“Dài, non rompere, lo sai da che parte sto.”
“Certo, non angosciarti. Manca sempre quello che manca…”

Un altro biglietto

Per essere sincero, mi fece invidia il biglietto di Belascoarán. Allora decisi di andare in plaza Santo Domingo, dove ci sono le tipografie artigianali, dalle parti dello Zócalo, e mi feci fare un po’ di biglietti con la scritta… con la scritta… Aspettate un attimo, devo averne uno nella bisaccia. Eccolo. Guardate:

Elías Contreras
Commissione d’Indagine
EZLN
Montagne del Sudest Messicano
quasi all’angolo con il Guatemala
Chiapas, Messico

Ora il problema è che dovrei farne altri con le stesse cose, ma in lingua tzeltal, tzotzil, chol e tojolabal. Sarà per il prossimo giro che farò nel mostro. Dunque, la questione era che non potevo andare a cercare subito quel Belascoarán, perché prima dovevo chiedere istruzioni. Allora scrissi un rapporto e lo mandai al Sup, chiedendogli se dovevo parlare a Belascoarán o cos’altro fare. Poco tempo dopo mi arrivò la risposta:

Per ora non cercare il venditore di bibite. Aspetta che prima ti mandi alcune carte. Quando le avrei, andrai a trovarlo. Ma non nel suo negozio. Meglio un appuntamento in un posto che conosci bene. A quel punto, controlla se non ha la coda. Se è pulito, lo contatti. E poi vedi tu, se ti fa una buona impressione, allora gli mostri le carte e gli dici che gli proponiamo di lavorare in coordinazione. Se invece ti sembra uno stronzo, allora gli dici soltanto che lo mando a salutare, e basta. Dipende dalla tua valutazione. In seguito, manda un rapporto. È tutto. Un abbraccio.
Dalle montagne del Sudest Messicano
Subcomandante Insurgente Marcos
Messico, dicembre 2004

(*) Martita: Marta Sahagún, moglie del presidente Fox, considerata la vera artefice delle decisioni prese dal governo.
Andrés Manuel López Obrador: attuale sindaco-governatore (regente) di Città del Messico, del PRD (l’opposizione di "centrosinistra"), in testa ai sondaggi come futuro candidato alla presidenza.
Enrique Salinas, fratello dell’ex presidente Carlos Salinas de Gortari: è stato assassinato in circostanze mai chiarite, qui viene accusato Carlos di esserne il mandante. Raúl, il terzo fratello, è in carcere da circa dieci anni per corruzione e legami con il narcotraffico.
Cuauhtémoc Cárdenas: fondatore del PRD, più volte candidato alla presidenza, secondo questa ricostruzione sarebbe interessato a impedire la candidatura di López Obrador per presentarsi al suo posto. [N.d.T.]

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