Marcos risponde all'Inter

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Don Massimo: ci è giunta la lettera nella quale ci comunica che la sua squadra di calcio, la F.C. Internazionale, ha accettato la sfida fraterna che abbiamo lanciato.
Ringraziamo per il tono cortese della sua risposta e l’onesta disponibilità. Attraverso i mezzi di comunicazione, siamo venuti a conoscenza delle dichiarazioni di dirigenti, settore tecnico e giocatori dell’Inter. Tutte sono un’ulteriore dimostrazione della nobiltà dei vostri cuori. Sappia che siamo lieti di avervi incontrato sul nostro ormai lungo cammino e che è un onore per noi essere una parte del ponte che unisce due terre degne: Italia e Messico.

Le comunico che oltre ad essere portavoce dell’Ezln, sono stato designato all’unanimità Direttore Tecnico e addetto alle Relazioni Intergalattiche del campionato zapatista di calcio (beh, in realtà nessuno voleva accettare l’incarico). In questo ruolo, forse potrei approfittare di questa lettera per cominciare a concretizzazione i dettagli dell’incontro.

Per esempio, le potrei proporre di non limitare ad una sola partita l’incontro calcistico, ma a due. Una in Messico e un’altra in Italia. Cioè, una di andata ed una di ritorno. E che in entrambe si disputi il trofeo noto in tutto il mondo come “El Pozol de Barro” [la Coppa di Fango, ndr.].

E potrei proporre che la partita in Messico si giochi, con voi come ospiti, nello Stadio Olimpico Messico 68, nella Città Universitaria, nel DF [Distrito Federal, ossia Città del Messico, ndr.], e che il ricavato della vendita dei biglietti sia destinato agli indigeni sfollati dai paramilitari negli Altos del Chiapas. Ovviamente, allora io dovrei mandare una lettera alla comunità universitaria della Unam (cioè a studenti, insegnanti, ricercatori, lavoratori manuali ed amministrativi) per chiedere loro di prestarci lo stadio, non senza prima promettere loro solennemente che non gli chiederemo di restare in silenzio… per poi imporgli la parola di Don Porfirio.

Potremmo concordare, visto che voi vi trovereste già in Messico, di fare un’altra partita a Guadalajara, Jalisco, e che il ricavato della vendita dei biglietti sia destinato al sostegno legale dei giovani altermondialisti ingiustamente reclusi nelle prigioni di quella provincia messicana, ed ai prigionieri politici in carcere in tutto il paese. Il trasporto non sarebbe un problema perché ho letto che qualcuno qui in Messico, molto generoso, ha offerto il suo appoggio.

E forse, se lei è d’accordo, per le partite in Messico, l’Ezln potrebbe rivolgersi, a momento debito, a Diego Armando Maradona, per chiedergli di essere l’arbitro principale; a Javier “El Vasco” Aguirre [antico calciatore messicano, ndr.] e a Jorge Valdano [ex calciatore argentino, già allenatore del Real Madrid, ndr.], per chiedere loro di fungere da aiuto aribitro (o guardalinee); ed a Socrates, ex centrocampista del Brasile, perché faccia il quarto arbitro; e potremmo invitare qui due intergalattici che viaggiano con passaporto uruguaiano: Eduardo Galeano e Mario Benedetti per fare la telecronaca della partita per il Sistema Zapatista di Televisione Intergalattica (“l’unica televisione che si legge”). In Italia i commentatori potrebbero essere Gianni Minà e Pedro Luis Sullo [è in una lettera indirizzata a Pierluigi Sullo che Marcos lo chiamò “Pedro Luis”, ndr.].

E, per dissociarci dalla mercificazione della donna che si esprime nelle partite di calcio attraverso le ragazze che incitano le squadre in campo o negli spot pubblicitari, l’Ezln potrebbe chiedere alla comunità lesbico-gay nazionale, in particolare a travestiti e transessuali, di organizzarsi per dilettare il ispettabile pubblico con innovative piroette durante le partite in Messico e, oltre che provocare la censura della TV, lo scandalo dell’ultradestra e lo sconcerto nelle file dell’Inter, per sollevare così il morale ed il coraggio della nostra squadra. Perché non ci sono solamente due sessi e non esiste un unico mondo, ed è sempre opportuno che i perseguitati per la loro differenza condividano allegria e solidarietà senza per questo smettere di essere diversi.

E, visto che ci siamo, potremmo giocare un’altra partita a Los Angeles, in California, Stati uniti. Il cui governatore (che sopperisce alla mancanza di neuroni con gli steroidi) porta avanti una politica criminale contro gli immigrati latini. L’incasso di quell’incontro sarebbe devoluto per l’assistenza legale dei clandestini negli Usa e per imprigionare i malviventi del “Minuteman Project” [squadre volontarie che danno la caccia ai migranti clandestini del sud degli Stati uniti, ndr.]. Inoltre, il “dream team” zapatista porterebbe un grande striscione sul quale si leggerebbe “Libertà per Mumia Abu Jamal e Leonard Peltier”.

È probabile che Bush non permetterà che i nostri modelli di passamontagna stagione primavera-estate furoreggino a Hollywood, cosicché l’incontro potrebbe essere trasferito sul degno suolo cubano, di fronte alla base militare che, illegalmente ed illegittimamente, il governo degli Stati uniti mantiene a Guantánamo. In questo caso, ogni delegazione (quella dell’Inter e quella dell’Ezeta) si impegnerebbe a portare almeno un chilo di generi alimentari o medicine, per ognuno dei suoi componenti, come segno di protesta contro il blocco imposto a Cuba.

Potrei proporle che le partite di ritorno si giochino in Italia, con voi padroni di casa (come noi d’altronde, perché è noto che il tifo italiano è in maggioranza filozapatista). Una si potrebbe fare a Milano, nel suo stadio, e l’altra dove deciderete voi, potrebbe essere a Roma, per quel detto che dice “tutte le partite portano a Roma”… (o è “tutte le strade portano a Roma”?… in fin dei conti, è uguale). Uno degli incassi potrebbe essere destinato per aiutare gli immigrati di differenti nazionalità che sono criminalizzati dai governi dell’Unione europea e l’altro per quello che voi deciderete. Ma, questo sì, noi avremmo bisogno di almeno un giorno per andare a Genova a dipingere “caracolitos” (chioccioline, simbolo indigeno e zapatista, ndr.) sulla statua di Cristoforo Colombo (nota: la probabile multa per danni a monumenti dovrà essere coperta dall’Inter) e per deporre fiori nel luogo in cui cadde il giovane altermondialista Carlo Giuliani (nota: il costo dei fiori sarà a vostro carico).

E, visto che siamo ormai in Europa, potremmo giocare una partita in Euzkal Herria, nei Paesi Baschi. Se non si potè farlo con l’iniziativa “Un’opportunità alla parola”, tenteremo dunque con l’iniziativa “Un’opportunità al calcio”. Noi potremmo manifestare di fronte alla casa madre dei razzisti del BBVA-Bancomer (banca che ha annullato i conti correnti di Enlace civil, ong messicana che lavora nelel comuità indigene zapatiste, ndr.) che stanno cercando di criminalizzare l’aiuto umanitario alle comunità indigene (forse per distrarre dai processi in corso per “evasione fiscale, conti occulti, fondi pensione illegali, riciclaggio di denaro sporco, finanziamenti segreti a campagne politiche, corruzzioni per l’acquisto di banche in America Latina ed appropriazione indebita di beni” (Carlos Fernández-Vega. “México S.A. A.”–La Jornada 25 maggio 05).

Mmh…. Sembra che potrebbero essere 7 partite (il che non è male, perché così ci disputeremmo l’audience con la Champions League, la Copa Libertadores e le eliminatorie per il Mondiale). “El Pozol de Barro” verrebbe assegnato, dunque, a chi vince 4 delle 7 partite (nota: se la squadra zapatista perde più di 3 incontri, il torneo sarà annullato).

E’ troppo? Beh, don Massimo, ha ragione, forse è meglio fare due partite, una in Messico ed un’altra in Italia, perché non vogliamo macchiare il curriculum dell’Inter con le sconfitte che sicuramente vi infliggeremo.

Per equilibrare un poco il vostro evidente svantaggio, vi potremmo passare informazioni segrete. Per esempio, che la nazionale zapatista è mista (cioè, ci sono uomini e donne), che giochiamo con stivali da “miniera” (ovvero, hanno la punta d’acciaio, per questo i palloni si bucano), che, secondo i nostri usi e costumi, la partita finisce solo quando non rimane in piedi più nessuno dei giocatori di una delle squadre (cioè, hanno una capacità di resistenza molto alta), che l’Eeln potrebbe rafforzarsi a discrezione (cioè, i messicani “Bofo” Bautista e Maribel “Marigol” Domínguez potrebbero apparire nella compagine… se accetteranno di farlo), e che abbiamo disegnato una divisa camaleontica (se staremo perdendo, sulla nostra maglietta appariranno strisce nere e azzurre per confondere il rivale, l’arbitro… e il pubblico).

Stiamo discutendo con relativo successo, anche di due nuove giocate: la “marquiña avanti fortiori” (nota: tradotto in termini gastronomici sarebbe qualcosa come una torta di pizza e guacamole) e la “marquiña caracoliña con variante inversa” (nota: l’equivalente di spaghetti con fagioli in pentola, ma rancidi).

Con tutto questo (ed altre sorprese) forse potremmo rivoluzionare il calcio mondiale, ed allora, forse, il calcio smetterebbe di essere solo un affare e sarebbe, di nuovo, un gioco divertente. Un gioco fatto, come lei ben dice, di sentimenti veri.

Forse… Tuttavia, la presente è solo per ribadire a lei ed alla sua famiglia, a tutti gli uomini e donne vicini all’Inter ed al tifo nerazzurro, i nostri affetto, gratitudine e ammirazione (benché l’avverto che davanti alla porta non ci sarà pietà né misericordia). Per quanto riguarda il resto, beh… forse… ma…
Bene, Salute e che presto si possano incontrare sui due terreni i verdi-bianco-rossi che ricoprono le nostre dignità.

Dalle montagne del Sudest Messicano.
Subcomandante Insurgente Marcos (D. T. Z.)

(che disegna alla lavagna il gioco e discute con Durito il quale insiste che invece del tradizionale 4-2-4, noi presentiamo il 1-1-1-1-1-1-1-1-1-1-1, che, dice lui, è sconcertante).
Messico, maggio 2005

P.S. PER LA FEDERAZIONE MESSICANA DI CALCIO, IL REAL MADRID, IL BAYERN DI MONACO, IL OSASUNA, L’AJAX, IL LIVERPOOL E LA SQUADRA DELLA FERRAMENTA GONZÁLEZ.–Mi dispiace, ho un contratto esclusivo con l’Ezetaelene.

P.S. CON TONO E VOLUME DA CRONISTA SPORTIVO–Il Sup, che usa la tattica dell’uruguayano Obdulio Varela nella finale contro il Brasile (Mondiale di Calcio, Stadio Maracaná, Río de Janeiro, 16 luglio 1950), con la palla in mano ha camminato come al rallentatore (a partire dal maggio del 2001) dalla porta zapatista. Dopo aver reclamato con l’arbitro per l’illegittimità del goal subito, mette la sfera al centro del campo. Si volta a guardare i suoi compagni scambiando sguardi e silenzi. Con i pronostici, le scommesse ed il sistema intero contro, NESSUNO spera negli zapatisti.
Incomincia a piovere. Ad un orologio sono quasi le 6. Tutto sembra essere pronto perché l’incontro
riprenda…

Esercito zapatosta di liberazione nazionale

25 maggio 2005

A: Massimo Moratti, Presidente della F.C. Internazionale di Milano. Italia.

Da: Subcomandante Insurgente Marcos. Ezln. Chiapas, Messico.

(Traduzione Comitato Chiapas “Maribel”–Bergamo)

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