In Finlandia un incontro segreto per la pace in Iraq

Con l'aiuto dei sudafricani e degli irlandesi del nord, sciiti e sunniti cercano di trovare una via d'uscita alla violenza che dilania il paese.

I leader sunniti e sciiti hanno iniziato un potenziale processo di pace incontrandosi in segreto con i leader dell’Irlanda del Nord e del Sudafrica: obiettivo, abbozzare un accordo che rispecchi i principi che hanno guidato i processi di pace nei due paesi.
A presiedere gli incontri riservati, che si sono svolti in una località vicino Helsinki, Martin McGuinness, l’ex comandante dell’Ira principale negoziatore col governo centrale e ora vice-primo ministro dell’Irlanda del nord, e Roelf Meyer, ex leader del pro-apartheid National Party che ha avuto un ruolo di primo piano nei negoziati di pace in Sudafrica. La delegazione irlandese includeva anche Leo Green, famoso per i suoi scioperi della fame con l’Ira, il ministro Jeffrey Donaldson, l’ex portavoce di Stormont [un distretto di Belfast, ndr] lord Alderdice, e l’ex leader dei paramilitari lealisti Billy Hutchison. I partecipanti sudafricani includevano i leader dell’Anc Mac Maharaj e Rashid Ismail, uomini chiave nei negoziati militari e politici in Sudafrica. [ne hanno scritto An Phoblact, settimanale del Sinn Fein, il 6 settembre 2007 e la Bbc il 4 settembre 2007]

I nomi dei delegati iracheni non sono stati riferiti, si sa solo che sei sunniti e nove sciiti hanno firmato una dichiarazine di intenti. Erano presenti circa trenta iracheni, incluso Akram al-Hakim, ministro per la riconciliazione nazionale per il governo di Baghdad, rappresentanti di Moktada al-Sadr, i leader sunniti Adnan al-Dulaimi e Human Hammuodi, segretario sciita della commissione esteri del parlamento di Baghdad.
Senza dubbio le autorità americane e britanniche erano a conoscenza dell’incontro e lo hanno approvato, nonostante non sia stato loro concesso di assistervi. La riunione è stata invece promossa e organizzata dall’Iniziativa per la gestione delle crisi [Cmi] finlandese e dalla McCormack Graduate School dell’università del Massachusetts.
Fino ad ora nessun media nordamericano ha riportato la notizia, nonostante l’importanza dei partecipanti.
Il consulente politico irlandese Quentin Oliver, che ha diretto con successo nel 1998 il cosiddetto «referendum dell’Accordo del venerdì santo», ne ha sintetizzato il significato: «Gli iracheni hanno studiato le nostre vicende. L’apartheid è stato sconfitto, i conflitti risolti. Baghdad sarà la prossima. Lo dicono loro, non noi. Noi li aiutiamo soltanto». [Da un articolo del Johannesburg star, del 6 settembre 2007]

Gli iracheni hanno potuto osservare come–McGuinness e Hutchison, per esempio, o i leader sudafricani dell’apartheid e della guerriglia dell’Anc–hanno presieduto insieme l’incontro e come comunità profondamente divise possano coesistere.

Punto chiave per gli iracheni, che stanno facendo circolare la bozza di accordo in patria, è capire se i partiti più grandi ritengano che la loro strategia di usare le armi abbia raggiunto un punto morto senza futuro, o se invece una parte di loro [con i sostenitori stranieri Usa e Gran Bretagna] ancora speri in una vittoria militare. In Sudafrica e Irlanda del nord gli incontri segreti per promuovere la pace erano iniziati mentre ancora avvenivano i combattimenti, ma sono pian piano cresciuti per diventare un vero e proprio processo di pace man mano che le parti avversarie iniziavano a pensare che il conflitto armato [o l’occupazione militare] aveva raggiunto i suoi limiti.
Il Sudafrica è stato il primo a concludere il proprio conflitto nel 1994, e l’Anc divenne stretto consigliere dell’Ira non appena il processo di pace iniziò ad essere preso in considerazione. A un certo punto il presidente Nelson Mandela ha anche presieduto una conferenza in Sudafrica tra leader repubblicani e lealisti/unionisti che non volevano neanche stare seduti allo stesso tavolo nella stessa stanza.
Il ruolo della Finlandia nell’attuale processo deriva dal coinvolgimento dell’ex presidente Martti Ahtisaari nella commissione internazionale indipendente per la smilitarizzazione dell’Irlanda del nord.

Momento chiave della conferenza è stato quando i rappresentanti di Irlanda del nord e Sudafrica hanno raccontato di come le loro strategie militari hanno portato a un punto di stallo e alla prospettiva di una guerra senza fine. «Ad impressionare di più gli iracheni è stato McGuinness, un tempo il male incarnato secondo i protestanti», che ora è diventato vice-primo ministro di Ian Paisley, il predicatore fondamentalista di destra formatosi alla Bob Jones University che una volta dichiarò che la chiesa cattolica era la «prostituta di Babilonia». Un processo di pace effettivo «emerse in entrambi i paesi solo quando tutte le fazioni in conflitto capirono che coloro che usavano la violenza dovevano essere portati nel processo di pace, e quando tutte le fazioni violente avevano accettato che la violenza non poteva portare ad una soluzione. Si poteva notare che i capi iracheni annuivano». [Da un editoriale del Boston Globe, 24 settembre 2007].

I cosiddetti «principi di Helsinki» su cui ci si è accordati e che ogni membro della delegazione irachena ha firmato mormorando «Insh’Allah», sono piuttosto generali e possono sembrare utopici, ma lo erano anche i primi accordi in Irlanda del Nord e in Sudafrica. La cosa più importante è che le due fazioni si sono ripromesse di continuare a vedersi in futuro, per raggiungere un accordo.

La bozza impegna le parti «a lavorare per un insieme di principi ben saldo che porti a un accordo duraturo e ad un insieme di raccomandazioni per iniziare a negoziare per raggiungere la riconciliazione nazionale… I principi di inclusione, divisione del potere e l’impegno a rimuovere l’uso della violenza come mezzo per risolvere le divergenze politiche, sono stati tra i temi per cui l’accordo è stato ritenuto più urgente».

I dodici principi e i diciannove «obiettivi politici», on-line sul sito Helsinkiagreement.com, comprendono:
*risolvere tutti i problemi politici attraverso la nonviolenza e la democrazia;

*costituire una commissione indipendente approvata da tutti i partiti per supervisionare e verificare il processo di disarmo;

*impegnarsi ad accettare liberamente i risultati dei negoziati senza che nessuna fazione vi sia costretta con minacce violente;

*istituire una commissione consultiva indipendente per promuovere un sistema per elaborare le ferite del passato e riunificare la nazione;

*«una visione comune per tutte le entità politiche irachene sull’importanza di porre fine alla presenza di truppe straniere in Iraq attraverso il raggiungimento della sovranità nazionale in tempi ragionevoli»;

*«convincere i gruppi politici che sono tuttora fuori il processo politico ad iniziare e attivare un dialogo costruttivo per raggiungere scopi condivisi»;

*«dialogare con i gruppi armati non classificati come terroristi per incoraggiarli ad usare mezzi pacifici per influenzare la vita politica e coinvolgere i membri di tali organizzazioni con posti di lavoro ed opportunità all’interno dell’apparato statale»;

*«cessazione della violazione dei diritti umani e di proprietà dei cittadini iracheni dovuti ai bombardamenti continui e alle azioni militari delle truppe straniere»;

*«in nome dell’interesse nazionale essere razionali nei discorsi politici e abbandonare dispute etniche e religiose»;

*«porre fine alla fuga dei cittadini iracheni e impegnarsi a prendersi cura dei profughi, assicurare il loro ritorno a casa, assicurando la loro incolumità attraverso forze nazionali in cooperazione coi partiti politici e i leader tribali».

Tratto da zmag.org

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