L'Alto commissariato Onu per i rifugiati contesta il modo in cui la Grecia «accoglie» i migranti africani e asiatici. Sull'isola di Samo, a pochi chilometri dalle coste turche, il Cpt è al collasso. Come in Italia.
«Le condizioni nel centro di detenzione di Samo sono offensive per la dignità umana e costituiscono una violazione dei diritti umani». Sono le parole usate dalla sede greca dell’Alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati [Unhcr] per descrivere il centro di detenzione di Samo, un’isola a 333 chilometri a nord-est di Atene e a meno di due chilometri dalla costa turca. L’Acnur ha chiesto di chiudere il centro.
Samo e le due isole vicine, Chio e Lesbo, chiuse alla confinante Turchia, quest’anno hanno visto un grande aumento degli sbarchi di migranti che cercano di entrare nell’Ue dalla porta greca.
Da gennaio fino alla fine di settembre, 3549 persone sono state arrestate a Samo mentre tentavano di oltrepassare il confine. In tutto il 2006 erano state 1580. Con l’aumento degli sbarchi, crescono anche gli incidenti: 36 persone sono annegate e 34 sono state dichiarate scomparse in mare.
Le persone arrestate nel tentativo di entrare in Grecia sono spedite in un centro di detenzione sull’isola per essere identificate.
«Quel che abbiamo visto è riprovevole–ha dichiarato ad Ips il rappresentante dell’Unhcr George Tsarbopoulos–Mancanza totale delle minime condizioni igieniche. Donne, bambini e uomini insieme senza sia loro permesso di uscire neanche per 10 minuti. Abbiamo trovato 391 persone in una stanza che poteva ospitarne 120, e tra loro anche donne e bambini».
Le autorità greche non danno alcun supporto legale ai migranti arrestati né informazioni sui propri diritti. Il personale non sa o non si interessa di chi potrebbe avere bisogno di protezione. In ogni caso, anche gli operatori del centro sono così pochi da non essere in grado di fronteggiare tanti arrivi.
Nel centro di Samo il personale consiste di un dottore, un assistente sociale e un custode. C’è anche un avvocato pagato dal comune per offrire assistenza legale.
Marianna Jeferakou, membro del Centro legale per i diritti dei rifugiati e degli immigrati, afferma che la maggior parte delle dentenzioni sono illegali.
«Queste persone non sono criminali, ma si trovano in regime di ‘detenzione amministrativa’, un periodo durante il quale dovrebbero essere in grado di fare domanda per l’asilo politico o per lo status di rifugiato, ricevere assistenza legale e protezione dal Paese in cui si trovano», ha spiegato a Ips. Invece, niente di tutto ciò accade.
La maggior parte delle persone sono detenute nel centro per circa tre mesi e poi lasciate andare con l’obbligo di lasciare il Paese entro un mese. Alcune vengono rimpatriate a forza. Chi non rispetta l’ingiunzione di lasciare il paese, se viene ripreso, viene arrestato subito.
Un nuovo centro sta per essere ultimato in una località inaccessibile dell’isola. Ha servizi migliori, ma il bisogno di nuove infrastrutture e di maggior personale ha bloccato i lavori.
Nel frattempo, però, le condizioni nel centro di detenzione di Samo dimostrano che la Grecia non sta rispettando gli impegni presi alla Conferenza di Ginevra e anche le proprie leggi.
«Se qualcuno ti dice che non può tornare a casa, non dovresti notificargli un decreto di espulsione. Dovresti verificare se ha bisogno di essere protetto», dice Jeferakou. Ma le procedure non lasciano spazio neanche a misure di buon senso. L’identificazione viene fatta senza un traduttore; trovano uno dei detenuti che parla inglese e gli chiedono di tradurre. Come fai a capire chi ha veramente bisogno di aiuto?
In Grecia arrivano soprattutto persone scappate luoghi lacerati dalla guerra, come Afghanistan, Iraq, Somalia: bambini, donne incinte, malati, o persone in cerca di asilo politico. C’è solo un avvocato che ogni settimana dovrebbe esaminare centinaia di casi.
Le autorità vengono meno alle proprie responsabilità. Ai cittadini greci non viene permesso di entrare nel centro ma, viste le condizioni, le autorità locali lo permettono informalmente ad alcuni attivisti e insegnanti. Uno di questi ci ha detto al telefono: «La situazione è drammatica, mancano lenzuola ed asciugamani. Noi continuiamo a portarne ma la gente che arriva è troppa. Le pareti e i pavimenti sono lerci, ci sono solo tre bagni e manca la carta igienica perché intasa i gabinetti e allora è una tragedia».






