Il Libano visto da Beaufort

Sulla fortezza che domina il Libano del sud sventola la bandiera gialla di Hezbollah, il movimento di resistenza islamico libanese. Crocevia delle dominazioni che hanno tenuto il paese dei cedri, Beaufort insegna a diffidare della calma apparente.

Tra le mura del castello di Beaufort sono passati tutti i protagonisti della millenaria storia libanese. Crociati, sultani, re, imperatori, fino ai tempi moderni tutti hanno cercato di impadronirsi della fortezza e di piantare la propria bandiera sulle torri del castello. L’hanno conquistata, usata, abbattuto qualche muro, fatto crollare qualche pietra, prima di andarsene e lasciare spazio al nuovo reggente. Un destino che sembra accomunare la fortezza al paese che la ospita. Come se le cicatrici mai curate del castello, testimoniassero la drammaticità della storia vissuta su questo spicchio di vicino Oriente.
In questa mattina d’autunno c’è una strana luce sulla collina di Beaufort. Un vento fresco ha spazzato via l’estate anche nel sud libanese e una leggera foschia avvolge le colline di ulivi.
Dalle torri del castello lo sguardo riesce comunque a raggiungere la Palestina verso sud, le mitiche Tiro e Sidone distese sul mare ad ovest e le imponenti montagne bibliche verso oriente. Ed è proprio da là, dalla notte dei tempi, dai Testi Sacri che risalgono le origini del castello, anche se è solo con le crociate che Beaufort conquista il centro della storia. Saladino lo conquistò nel 1190 prima di cederlo ai Crociati nel 1240.
Erano i tempi delle guerre in nome di Dio, e le bandiere che sventolavano dal castello decretavano il credo dominante, in quel momento, nella regione. Una situazione destinata a ripetersi nei tempi moderni, dopo la pausa secolare in cui la regione era sotto il dominio dell’Impero ottomano, una pausa infranta dalla prima Guerra Mondiale che ne decretò la frammentazione in «moderni» stati nazionali.
Già nel 1920, sul castello sventolava la bandiera francese, erano gli anni del protettorato che si concluderà con l’indipendenza libanese del 1943. Anni gravidi di decisioni destinate a segnare in maniera drammatica il destino dell’intera area mediorientale.
Nel 1976 Beaufort toccò all’Olp, l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, che occupò il castello fino al 1982 quando l’esercito israeliano ebbe la meglio ed entrò in Libano issando la propria bandiera sulla torre più alta della fortezza. La stella di Davide ha sventolato su Beaufort fino al 2000, data in cui termina l’occupazione israeliana al di sotto del fiume Litani. La precipitosa ritirata è testimoniata dalle fortificazioni in cemento armato e dai bunker costruiti dagli israeliani intorno al castello. Si vedono ancora, e portano le tracce delle esplosioni con cui gli israeliani li hanno fatti saltare in aria prima della loro partenza. Ma siamo nel 2007 e sulla torre più alta sventola un’imperiosa bandiera gialla.
E’ la bandiera di Hezbollah, il partito di Dio e della resistenza libanese, che nella guerra dello scorso agosto ha respinto l’esercito israeliano. Sulla torre più bassa sventola invece una bandiera sgualcita, è quella nazionale libanese, bianca e rossa con al centro un cedro di fenicia memoria. Una immagine simbolica della situazione attuale, mentre Hezbollah vive il suo memento più glorioso, il governo di Beirut è vittima di una profonda crisi politica. Una crisi frutto delle profonde divisioni che lacerano la società libanese e di uno scacchiere politico mediorientale sempre più intricato.
La luce che colora il castello in questa mattina d’autunno, lo colma di significati. Due militari dell’esercito regolare libanese presidiano la fortezza bevendo un the sotto la tenda. Sulle strade che tagliano le colline circostanti, passano i mezzi blindati bianchi della forze di pace del contingente internazionale che pattugliano la regione. In lontananza si vedono contadini camminare tra gli ulivi e qualche bambino sfaccendato. Dalle mura del castello si espande tutt’intorno una calma reale, in un era di pace forse solo apparente.

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