La mappa del potere petrolifero è da riscrivere. PetroChina, la compagnia petrolifera statale cinese, ha esordito lunedì alla borsa di Shanghai e immediatamente la sua capitalizzazione l’ha portata in cima alla classifica dei colossi dell’oro nero. PetroChina «vale» oggi qualcosa come mille miliardi di dollari, più del doppio di quella che fino a poche ore fa era considerata la più ricca tra le sorelle del greggio. Il gruppo statunitense ExxonMobil [Esso], infatti, si ferma a «soli» 488 miliardi di dollari. Le notizie dal mercato petrolifero non finiscono qui. Dopo l’italiana Eni, anche, Esso e Bp hanno annunciato una flessione dei profitti nel terzo trimestre del 2007. Un paradosso, se si considera che il greggio è ai suoi massimi storici, con punte di 96 dollari al barile. La spiegazione, secondo l’analisi del Financial Times è nella riduzione dei margini di raffinazione, nel maggior costo che le compagnie stanno sostenendo per estrarre il greggio da giacimenti meno raggiungibili e più insicuri, come quelli del Delta del fiume Niger, in Nigeria, o quelli in Asia centrale.
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