Iftikhar Chaudhry, ex giudice della corte suprema pakistana, ha lanciato una sfida al presidente Pervez Musharraf. Il giudice, rimosso da Musharraf per aver rifiutato di appoggiare il decreto sullo stato d’emergenza, ha telefonato dalla casa dove si trova agli arresti domicilari agli avvocati di Islamabad. «E’ tempo di sacrifici – ha detto Chaudhry agli avvocati che stanno protestando contro il golpe – ed è tempo che i cittadini si sollevino per difendere la costituzione, che è stata ridotta a brandelli». Già nei mesi scorsi Chaudhry aveva contestato le decisioni presidenziali e un primo tentativo di rimuoverlo dalla Corte suprema aveva provocato ampie proteste. Le parole di Chaudhry sono state riecheggiate nella conferenza stampa tenuta martedì mattina da Benazir Bhutto. La leader del Partito popolare del Pakistan ha chiesto «che sia rispettata la scadenza delle elezioni», previste per gennaio ma in forse dopo il decreto di stato d’emergenza, emanato da Musharraf tra sabato e domenica. Nel paese, intanto, proseguono gli arresti degli attivisti delle opposizioni, divise tra loro ma compatte nel chiedere la fine del regime. Non riesce, Musharraf, nemmeno a convincere i suoi alleati internazionali, a partire dagli Stati uniti, che il golpe della settimana scorsa sia servito davvero a «salvare il Pakistan dal suicidio».
Tags assegnati a questo articolo: Pakistan






