Un rapporto dell’International crisis group diffuso lunedì sera segnala che la tensione tra i due paesi africani è tornata a salire in modo preoccupante. Secondo il think tank il livello di «presenza militare nelle aree di confine è senza precedenti» e potrebbe preludere alla ripresa delle ostilità, se l’Onu non interverrà. Etiopia ed Eritrea, dopo una guerra di tre anni [1998-2000] costata oltre ottantamila morti, hanno continuato a minacciarsi e a combattere indirettamente con interventi nel conflitto interno somalo. A fine novembre scade il termine stabilito dalla commissione internazionale incaricata di fissare il confine tra i due paesi. Anziché segnare la fine della tensione, però, il completamento della mappatura del confine potrebbe essere il casus che i due governi cercano per rimettere mano alle armi. Nei sette anni passati dalla fine del conflitto, sia l’Etiopia di Meles Zenawi che l’Eritrea di Isaias Afwerki sono diventate più autoritarie di quanto non fossero prima. L’Eritrea, in particolare, è ormai uno stato-caserma da cui i cittadini cercano di fuggire come possono.
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