Le scene ricordano quelle del 1993, al culmine dell’operazione Restore Hope e degli scontri tra i marines statunitensi e le milizie somale. Giovedì mattina, all’alba, centinaia di soldati etiopi hanno provato a pattugliare il quartiere di Huriwa, nella zona nord est della capitale somala Mogadiscio. Il loro arrivo, però, è stato accolto con una forte resistenza delle milizie locali [vicine a ciò che resta del movimento delle Corti islamiche]. Gli etiopi hanno dovuto ritirarsi, non prima che i corpi di due soldati fossero «catturati» dagli insorti che li hanno trascinati per le strade, urlando slogan contro la presenza militare etiope che avrebbe dovuto «stabilizzare» la Somalia e sostenere il governo di transizione, insediato a Baidoa. L’intervento etiope, avallato dalla comunità internazionale quasi un anno fa, ha solo aumentato la tensione e rischia di internazionalizzare di nuovo il caos somalo. I combattimenti a Mogadiscio sono quotidiani e la situazione umanitaria è talmente tragica che il coordinatore degli aiuti umanitari Onu, Eric Laroche ha lanciato un appello: «Un milione e mezzo di persone hanno bisogno di aiuti di emergenza».
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