Se il governo del Ghana avesse usato le proteste della società civile come linee guida per l’orientamento dei negoziati sugli accordi di partnership economica [Epa] con l’Unione Europea, le consultazioni si sarebbero già concluse. La società civile aveva dichiarato apertamente la sua posizione al momento delle trattative sugli Epa tra l’Ue e la Comunità economica degli stati dell’Africa occidentale [Ecowas].
Nella sua forma attuale, gli Epa priveranno la maggior parte dei piccoli agricoltori del loro sostentamento, ha dichiarato Mohammed Adam Nashiru, presidente del Ghana trade and livelihood coalition campaign [Gtlcc], durante un incontro di agricoltori organizzato dalla Gtlcc a Tamale, nel nord del paese. Circa il 60 per cento dei lavoratori del Ghana opera nel settore agricolo, che è la principale fonte di sostentamento per gli abitanti e fornisce il 35 per cento del Pil. Le dichiarazioni di Nashiru si basano su uno studio della Commissione economica delle Nazioni unite per l’Africa, secondo il quale il Ghana perderebbe in profitti l’equivalente dell’otto per cento del suo Pil. L’industria avicola e le aziende di pomodori si rivelerebbero le strutture più a rischio per le conseguenze degli Epa.
Gli industriali del paese, riuniti nell’Associazione delle industrie del Ghana, cercano di esercitare pressione anche sul governo.
Il direttore esecutivo, Cletus Kosiba, in un’intervista rilasciata all’Ips da Accra, ha dichiarato di non opporsi alla liberalizzazione del mercato. La liberalizzazione ha certamente il suo lato positivo, il timore principale è come questa liberalizzazione verrà gestita in base ai negoziati sugli Epa.
Secondo Kosiba, le industrie del Ghana non sono nella posizione di competere con le loro controparti europee. «I negoziati dovrebbero essere posticipati di tre anni. Questo periodo supplementare sarebbe utile per creare strutture per il miglioramento delle industrie in termini di capacità e di condizioni, il che consentirebbe ai paesi africani di godere realmente delle opportunità offerte dal regime di liberalizzazione degli Epa. Finché ciò non accadrà–dice Kosiba–qualunque tentativo di imporre una liberalizzazione all’ingrosso servirà solo a uccidere le giovani industrie».
Nonostante le proteste, il presidente del Ghana John Kufuor sembra indeciso sulla posizione da adottare circa gli Epa, e ha dato segnali incerti sulla posizione del paese nei negoziati. A settembre, rivolgendosi all’Assemblea generale dell’Onu a New York, Kufuor ha chiesto all’Ue di dare all’Africa il tempo sufficiente per pensare agli Epa, prima di firmare.
L’unica eccezione sono le esportazioni di cacao. Il cacao è la prima merce di esportazione del Ghana, e qualunque rovesciamento nella produzione danneggerebbe enormemente il paese. In un discorso del 12 ottobre ad Accra, Kufuor ha invitato i produttori di cacao a restare uniti contro l’imposizione delle tariffe sui prodotti di cacao per i paesi europei. Se gli Epa non verranno firmati dal Ghana, il 30 per cento delle esportazioni del paese, compreso il burro e la pasta di cacao, sarà sottoposto a tariffe rigide, rivela un rapporto scritto da Mayur Patel, ricercatore della Oxford university, per la Realizing rights ethical globalisation initiative.
Il Congresso dei sindacati ha chiesto a Kufuor di manifestare con chiarezza la sua posizione. Il segretario generale Kwasi Adu-Amankwa ha dichiarato che i lavoratori del Ghana non vogliono nessun accordo con l’Europa. Adu-Amankwa vede gli Epa come uno strumento di ri-colonizzazione. «Sarebbe l’Ue la principale beneficiaria degli Epa, e la popolazione africana perderebbe anche il poco che ha ottenuto finora», dice.
Nei mesi scorsi, Adu-Amankwa aveva usato ogni mezzo per chiedere al governo di resistere alle pressioni e dell’Ue. Secondo il segretario generale del sindacato, gli Epa avrebbero implicazioni negative di vasta portata per la produzione nazionale.






