La convergenza alla fine c’è stata. La mobilitazione del pubblico impiego ha incrociato, almeno per oggi, quella dei ferrovieri. Gli studenti avevano fatto sapere già da tempo che non sarebbero mancati. E sono stati di parola, dato che il movimento contro la legge Pécresse sull’«autonomia» delle università si sta allargando anche ai liceali. Il 29 novembre sarà la volta dei magistrati, che contestano la chiusura di un terzo dei tribunali prevista dalla riforma della ministra della giustizia Rachida Dati. E oggi nelle edicole francesi non ci sono i quotidiani: non sono andati in stampa a causa della protesta dei tipografi della Cgt. Un insieme di proteste che potrebbero unirsi proprio attorno alla questione che portano oggi in piazza i lavoratori del pubblico impiego: il potere di acquisto dei salari.
A Marsiglia c’è stata una manifestazione, questa mattina. Sessantamila persone hanno sfilato insieme: dipendenti pubblici, ferrovieri, studenti e liceali. Lo stesso è avvenuto a Grenoble [15 mila persone] e a Lione, dove gli studenti hanno chiamato allo sciopero generale. In molte altre città si sono svolti cortei. A Parigi la manifestazioneè ancora in corso. Le rivendicazioni sono variegate, e molti ironizzano sull’aumento di stipendio che Sarkozy si è riconosciuto: «Voglio anch’io il 140 per cento», si legge in qualche cartellone.
Oggi i sindacati hanno chiamato cinque milioni di lavoratori del pubblico impiego a scioperare per difendere il potere di acquisto e protestare contro la riduzione degli organici voluta dal governo [nel 2008 sono previste 22.900 soppressioni di posti di lavoro]. Uno sciopero di una sola giornata, almeno per ora. L’adesione nel pubblico impiego è stata del 30,12 per cento, secondo dati ufficiali. Nell’istruzione pubblica lo sciopero è stato ampiamente seguito: il 65 per cento degli insegnanti delle elementari e il 58 per cento degli insegnanti delle medie non erano al lavoro, secondo i sindacati. A France Telecom, il 20 per cento dei dipendenti si è fermato.
Una mobilitazione così ampia la sognavano solo gli studenti, e ora potrebbe davveroi diventare un boomerang per Nicolas Sarkozy, che proprio del potere di acquisto aveva fatto il suo cavallo di battaglia nella campagna elettorale, con lo slogan «lavorare di più per guadagnare di più». Secondo un sondaggio, il 53 per cento dei francesi sostiene il movimento dei dipendenti pubblici in difesa degli stipendi.
Nei trasporti, fermi per il settimo giorno successivo, lo sciopero è un po’ meno ampio [ieri il 26 per cento dei lavoratori hanno scioperato nelle ferrovie e il 18 per cento nei trasporti urbani parigini], ma la paralisi continua. Mercoledì dovrebbe tenersi la prima riunione tra governo, direzione, sindacati sia per le ferrovie francesi che per i trasporti urbani della capitale. Bisognerà però vedere quel che accade nelle assemblee generali: i dirigenti sono stati sfiduciati da una base che non vuole pagare 40 annualità di contributi invece di 37,5. La gionata di mercoledì sarà quindi decisiva: o il sindacato ottiene sostanziali cambiamenti della riforma o il movimento va avanti.
Il partito socialista, che non si è mai ripreso dalla sconfitta di Ségolène Royal alle presidenziali, cavalca la cresta dell’onda e chiede una «conferenza sugli stipendi». Troppo, per Sarkozy. Il presidente finora è rimasto in silenzio, e si è nascosto dietro il premier, il fidato François Fillon, che faa la parte del cattivo. Si mormora che il presidente interverrà in pubblico giovedì o venerdì, e che dovrebbe presentare un pacchetto di misure sul potere di acquisto. A luglio è stata votata la legge Tepa, che prevede anche la defiscalizzazione delle ore di straordinario. Per ora però non ha dato i risultati sperati e perfino il padronato si dice scettico. Il ministero dell’economia si è quindi messo al lavoro per sfornare alla svelta altre misure. Il tutto sotto la stretta sorveglianza dell’Unione europea, che ha già ammonito Sarkozy. Il cartello di un manifestante suggerisce: «Lottare di più per guadagnare di più».






