I ferrovieri interrompono, le università no

Dopo la giornata di ieri, segnata dai sabotaggi su alcune linee ferroviarie e dall’apertura dei negoziati tra governo e sindacati dei ferrovieri, la Francia sta uscendo dalla paralisi. 42 assemblee generali, su 45, hanno votato a favore della ripresa del lavoro. E già oggi molti ferrovieri sono tornati al lavoro. Alla fine la linea della Cgt è prevalsa su quella di Sud e Fo, favorevoli allo sciopero a oltranza, visto che non ci sono stati nessun cambiamenti sostanziali sulla riforma dei regimi speciali delle pensioni. Ieri sera, i sindacati del pubblico impiego hanno chiesto l’apertura di negoziati sugli stipendi entro il 30 novembre, se no ci sarà una nuova protesta all’inizio di dicembre.
Intanto prosegue la mobilitazione studentesca contro la legge sull’«autonomia» delle università: la metà delle 84 università francesi è coinvolta. Oggi ci sono cortei in diversi città. A Parigi cinque università sono deserte per lo sciopero dei trasporti. I presidi di alcune università hanno lanciato ieri su internet una consultazione degli studenti sulla loro adesione al movimento. A Lione, sui 25.624 iscritti solo 8.998 hanno partecipato [il 20 per cento] e si sono pronunciati al 59 per cento contro il proseguimento del movimento.
Gli studenti chiamano a una nuova giornata di mobilitazione interprofessionale il 27 novembre. La posizione del governo e della ministra della ricerca e dell’università Valérie Pécresse non è cambiata: niente negoziati. Un atteggiamento che sta portando alla radicalizzazione del movimento. L’Unef, il principale sindacato studentesco , ha giudicato oggi «un ritorno alla normalità possibile» se si aprono negoziati e vengono date risposte «soddisfacenti».

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