Si aggrava la crisi politica e istituzionale in Libano. I partiti non sono riusciti a trovare un accordo sul successore del presidente in carica, Emile Lahoud, il cui mandato scade venerdì. Il presidente del parlamento, Nabih Berri, ha annunciato che un nuovo voto si terrà il 30 ottobre. L’impasse è dovuta alla contrapposizione dei due principali schieramenti politici, trasversali rispetto alle divisioni religiose che attraversano la società libanese. Da un lato la coalizione attualmente al governo, appoggiata dall’occidente, che vorrebbe un presidente «di parte» e soprattutto antisiriano, dall’altra l’opposizione, guidata dal partito Hezbollah, che invece preferirebbe sganciarsi dalla tutela occidentale, pur affermando l’autonomia del paese dei cedri dalla Siria. La tensione è alta, da qualche giorno l’esercito è nelle strade per evitare fronteggiamenti e scontri tra i militanti dei partiti contrapposti. Altissima è anche l’attenzione del mondo, che teme una nuova crisi in Medio oriente. Nonostante la pressione internazionale, però, il problema di fondo, cioè il riassetto istituzionale e politico del Libano, può essere risolto solo dai libanesi.
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