Almeno tre persone sono morte a Sucre, in Bolivia, negli scontri seguiti alle proteste contro la bozza di nuova costituzione, che l’assemblea costituente, riunita in una base militare non lontana dalla città, aveva approvato poche ore prima. Gli scontri sono stati innescati dai sostenitori dei partiti dell’opposizione, che hanno boicottato la fase finale dei lavori della costituente. L’opposizione, di destra e dominata dalle oligarchie bianche dell’Oriente boliviano, accusa il presidente Evo Morales di voler rafforzare il proprio potere e di voler creare una sorta di «dittatura indigena» in Bolivia. Il pretesto per la manifestazione è stata la proposta di riportare la capitale boliviana a Sucre [sede della Corte suprema], per sottrarla all’influenza dei movimenti sociali e indigeni molto forti sull’altopiano dove sorge l’attuale capitale La Paz. E’ una proposta che serve a soffiare sul fuoco delle divisioni regionali, sociali e culturali che attraversano la Bolivia: l’ovest montuoso e povero è a maggioranza indigena, l’oriente ricco, pianeggiante e tropicale è bianco e meticcio. E con sempre maggiore insistenza pensa di poter creare uno stato a sé.
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