Vladimir esce, Putin entra

Sergei Mironov, presidente della camera alta del parlamento russo, ha detto che le elezioni presidenziali si terranno il 2 marzo. La pubblicazione ufficiale della data è attesa per domani, mercoledì 28. Mancano pochi giorni alle elezioni parlamentari del 2 dicembre e Putin, dosando repressione e propaganda, sa di avere la vittoria in tasca. Il suo partito, Russia Unita, non alcun rivale credibile, tranne i comunisti. Le altre opposizioni, dai dissidenti riuniti attorno all’ex campione di scacchi Kasparov fino all’estrema destra, sono emarginate, guardate a vista, isolate. Putin lo aveva detto fin dall’inizio di ottobre, durante il congresso di Russia Unita, le condizioni per continuare il suo cammino politico erano due: vittoria alle elezioni parlamentari e «una persona con cui io possa lavorare» da eleggere presidente. L’inquilino del Kremlino, ha aggirato con una trovata di judo politico, la norma costituzionale che gli impedisce di presentarsi per il terzo mandato da presidente. La vittoria di Russia Unita gli consentirà di essere primo ministro e di continuare a governare, con un presidente compiacente, da Mosca a Vladivostock.

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