Credere che nelle banlieues francesi tutto si sia fermato a metà novembre del 2005 per riprendere oggi sarebbe un errore fondamentale. Scoppiano regolarmente scontri, e sempre di più nelle ultime settimane. Basta ritornare indietro di qualche mese per accorgersi che ci sono stati incidenti gravi in diverse periferie francesi, di cui i media non si sono accorti. E’ successo anche il 17 giugno 2007 a Cergy, ma è coinciso con il secondo turno delle elezioni legislative e nessuno ha detto niente. A ottobre è accaduto a Trappes, mentre all’inizio di novembre è stata la volta di Aulnay. Il detonatore è sempre lo stesso: il rapporto con la polizia e l’impressione, condivisa da tutta la gioventù e dai genitori, di non contare quanto gli altri in questo paese. Con le sommosse di Villiers-le-Bel, dove due giovani sono morti in un incidente stradale con una macchina della polizia, sono cambiate le modalità dello scontro. Dalle sommosse simboliche del 2005, in cui si bruciavano macchine per dire «siamo qui», e la cosa veniva narrata attraverso i blog, siamo passati a sommosse in cui i protagonisti sono meno giovani e cercano proprio lo scontro con la polizia. Usano anche armi. Quel che accadrà ora dipende dall’atteggiamento delle autorità e del mondo politico. Quel che è sicuro è che l’assenza di una voce autorevole che si alzi per chiedere l’uguaglianza di trattamento nella popolazione francese, e dire basta con questo razzismo di stato contro gli immigrati, i figli di immigrati, i nipoti di immigrati e contro i poveri in generale, pesa. E senza una voce che si faccia carico di questo senso di abbandono, la collera si esprime così. Occorre far chiarezza al più presto sulle circostanze della morte di Moushin e Larami.






