Martedì sera c’è stato il primo incontro della nuova serie di negoziati tra israeliani e palestinesi, con il presidente statunitense Bush a fare da «garante», forte anche della nomina di un nuovo inviato in Medioriente, il generale James Jones, ex comandante della Nato. Nei territori palestinesi, però, continuano le proteste contro il vertice di Annapolis e nella Striscia di Gaza, invece, continuano le azioni militari israeliane. Questa mattina gli elicotteri d’attacco con la stella di Davide hanno ucciso quattro presunti militanti di Hamas. Due, secondo la ricostruzione della radio militare israeliana, si apprestavano a piazzare dell’esplosivo al confine tra la Striscia e Israele altri due, invece, «indossavano abiti militari» in una zona da dove sarebbero partiti dei missili contro Israele. Pretesti a parte, i raid di questi giorni [6 morti e dieci feriti nelle ultime 24 ore] servono soprattutto ad alimentare la divisione tra Hamas e Fatah. Un buon viatico – dal punto di vista israeliano – per le future trattative di «pace» che seguiranno il tour de force diplomatico di Annapolis.






