I ricercatori con gli studenti, e il governo si preoccupa

«Sarkozy è riuscito a dividerci, dobbiamo ora riunirci». Lo dice Bertrand Monthubert, presidente di Salviamo la ricerca [Slr], il collettivo di ricercatori che ha lanciato ieri un «Appello per un’altra riforma del servizio pubblico di insegnamento superiore e della ricerca», per tentare di riunire universitari, ricercatori e studenti attorno a una piattaforma rivendicativa capace di superare le divisioni sulla legge Pécresse sull’«autonomia» delle università. In un giorno la petizione ha raccolto oltre settemila firme. Il testo non si pronuncia sull’abrogazione o meno della legge, questione che divide il movimento, ma propone l’autonomia scientifica e pedagogica delle università rispetto alla politica, un aumento delle risorse pubbliche per arrivare all’uguaglianza tra studenti e alunni delle classi preparatorie alle grandi scuole, il mantenimento dei laboratori misti tra università e organismi di ricerca e un piano pluriennale di reclutamento del personale per rinforzare l’inquadramento pedagogico e l’attività di ricerca dei giovani insegnanti ricercatori.
Se il governo non accetterà di negoziare seriamente, si dice, «altri mezzi di azione verrano dispiegato per bloccare questa evoluzione». Un’allusione alle dimissioni collettive dei direttori di laboratori nel 2004, che costrinsero il governo Raffarin a fare retromarcia.

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