Sabato 1 dicembre si celebra la giornata mondiale della lotta all’Aids, con iniziative volte a ricordare che il contagio non si è fermato, nonostante i successi raggiunti. Tra le iniziative in corso c’è quella della Lila [lega italiana di lotta all’aids] che quest’anno compie vent’anni. Per l’occasione è stato pubblicato «Lila, vent’anni», un volume che ripercorre la battaglia della Lila, aggiornado sulla situazione globale e nazionale: dati, strategie, politiche sulle tossicodipendenze. Tenere d’occhio i dati fa bene: la scorsa settimana l’Unaids [il programma delle Nazioni unite] ha reso noto cifre che sembrano indicare una riduzione della malattia. Nel documento si parla di 33 milioni di contagiati al mondo, invece dei precedenti 40. Il motivo della riduzione [che riguarda in particolare India, Angola, Kenya, Mozambico, Nigeria e Zimbabwe] sono gli strumenti di indagine statistica più affinati e un successo, specie in Africa, del programma di prevenzione attuato dalle Ong. Nello stesso rapporto, però, si legge di 2,5 milioni di nuovi contagi e oltre 2 milioni di morti. Per questo l’Osservatorio italiano sull’azione globale contro l’Aids – che raccoglie una rete di 23 ong – pur soddisfatto dei risultati, invita a «maneggiare con cura» i dati dell’Unaids. E ricorda che nel mondo occidentale, oggi, i comportamenti a rischio riguardano la categoria meno sensibile alle campagne di prevenzione: gli eterosessuali.






