La giunta militare continua con la repressione

Amnesty international ha denunciato nuovi arresti politici in Birmania, nonostante l’impegno assunto all’inizio di novembre dal primo ministro Thein Sein, di fronte al rappresentante speciale dell’Onu Ibrahim Gambari, che non vi sarebbero stati ulteriori fermi. Secondo l’organizzazione per i diritti umani, nelle carceri birmane si trovano oltre 700 persone arrestate durante e dopo le manifestazioni di settembre, oltre a 1150 prigionieri politici di vecchia data. Amnesty continua a sollecitare il loro rilascio immediato e incondizionato. «Due mesi dopo la violenta repressione nei confronti dei manifestanti pacifici, gli arresti arbitrari proseguono senza sosta nell’ambito di una sistematica soppressione della libertà di espressione e di associazione, che fa a pugni con il ritorno alla normalità–ha dichiarato Catherine Baber, direttrice del Programma Asia–Pacifico di Amnesty–Il concetto di normalità per i militari birmani significa compiere violazioni dei diritti umani senza l’attenzione dei media». Di alcune delle persone arrestate a novembre si sono perse le tracce. L’ultimo fermo di cui Amnesty ha avuto notizia è stato quello di Aung Zaw Oo, del gruppo Promotori dei diritti umani,sospettato di preparare un’iniziativa per il 10 dicembre, anniversario della dichiarazione universale dei diritti dell’uomo.

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