Sfruttando a suo vantaggio il silenzio iternazionale caduto di nuovo sulla Birmania, la giunta militare ha annunciato che non c’è spazio per la Lega nazionale per la democrazia, il partito guidato da Aung San Suu Kyi, nella stesura della nuova costituzione. In teoria, la nuova carta fondamentale dovrebbe sancire la fine del regime militare, ma in realtà prevede molti meccanismi per lasciare intatto il potere politico ed economico dei generali. La dichiarazione, arrivata lunedì in una rara conferenza stampa del ministro per l’informazione, generale Kyaw Hsan, è un doppio schiaffo per l’Onu che aveva sperato di indurre i generali a trattare con l’opposizione dopo l’ondata di repressione seguita alla protesta dei monaci, tre mesi fa. I generali hanno sfruttato le settimane di trattative e mediazioni per guadagnare tempo e rendersi conto che i più potenti amici della giunta militare, a partire dalla Cina e dall’India, non hanno intenzione di appoggiare il movimento democratico. Petrolio e risorse naturali contano di più.
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