«Gerusalemme è la nostra capitale, è territorio dello stato d’Israele», è stato il commento del portavoce del premier israeliano Ehud Olmert, Mark Regev, all’offerta, apparsa sul sito dell’Israel land administration, per la costruzione di 307 nuove unità abitative nel quartiere di Har Homa a Gerusalemme Est. Gli israeliani hanno conquistato la parte orientale della città nel 1967 durante la Guerra dei sei giorni e la comunità internazionale non ha mai riconosciuto il nuovo status del territorio, che i palestinesi rivendicano come capitale di un loro futuro stato. Questa sarebbe la prima espansione degli insediamenti dalla ripresa dei negoziati ed arriva a pochi giorni dalla volontà espressa ad Annapolis di riprendere il processo di pace sulla base della road map del 2003, la cui prima fase prevede, per Israele, il blocco degli insediamenti e, per i palestinesi, il disarmo dei gruppi armati. Il capo dei negoziatori palestinesi, Ahmed Qureya, ha definito il piano del ministero «una grave violazione di tutti gli accordi e le intese raggiunti ad Annapolis e prima di Annapolis». Gli israeliani si son giustificati affermando che il blocco degli insediamenti riguarderebbe solo la Striscia di Gaza e non Gerusalemme Est, il cui destino andrebbe discusso al termine di un eventuale accordo di pace. Intanto ieri la ong israeliana Peace Now ha accusato il governo di ritardare l’abbattimento delle case illegali nella Striscia di Gaza: ne sarebbero stati demolite solo 107 su 3.449.






