Scade oggi il termine fissato dall’Onu per decidere lo status finale del Kosovo, la provincia serba a maggioranza albanese dal 1999 amministrata prima dalla Nato e poi dall’Unmik. I negoziati tra Serbia e governo kosovaro-albanese sono falliti e la mediazione di Usa, Russia e Ue non è servita a trovare un accordo. Il presidente kosovaro Hashim Thaci, ex leader dell’Esercito di liberazione del Kosovo [Uck] ha dichiarato di essere pronto all’indipendenza e di aver avviato «consultazioni» con «gli amici più stretti», cioè quei paesi più disponibili a riconoscere un eventuale stato indipendente kosovaro. I ministri degli esteri dei principali paesi dell’Ue [Germania, Italia, Francia e Gran Bretagna] hanno scritto una lettera agli altri colleghi per dire di «rispettare» gli impegni presi con i kosovari. Una dichiarazione molto ambigua, visto che gli accordi di pace di Kumanovo che nel 1999 posero fine ai bombardamenti Nato sulla Jugoslavia, prevedevano per il Kosovo un’ampia autonomia ma sotto la sovranità serba. Una posizione comune dell’Ue potrebbe venire dal summit dei ministri degli esteri dei paesi membri, che si vedranno venerdì a Bruxelles. La lettera sembra sostenere il piano elaborato da Marthi Arthisaari, inviato speciale dell’Onu per il Kosovo, che alcuni mesi fa ha proposto per la provincia «l’indipendenza con supervisione», ovvero un piano per trasferire alle istituzioni kosovaro-albanesi il controllo della provincia, salvaguardando i diritti della minoranza serba e delle altre minoranze che in otto anni di amministrazione internazionale hanno subito molte violazioni dei propri diritti. Proprio la vaghezza del testo degli accordi di Kumanovo ha creato una situazione insostenibile: in Kosovo c’è a tutti gli effetti un governo indipendente, ma non esiste una macchina istituzionale che possa prescindere dalla presenza di ben 16 mila soldati della Nato. L’Alleanza atlantica ha detto che per ora non si parla di ritiro, anche perché la possibile dichiarazione d’indipendenza potrebbe innescare una nuova crisi, anche armata, tra serbi e kosovari-albanesi. Il governo di Belgrado, da parte sua, ha detto che rifiuterà qualsiasi indipendenza unilaterale. Una posizione condivisa dalla Russia. Il ministro degli esteri russo Sergei Lavrov ha chiesto che i negoziati proseguano oltre la scadenza di oggi, per cercare un compromesso anche sulla base delle proposte presentate dai serbi. Tra le ipotesi che circolano, c’è quella di una separazione del Kosovo, con la parte meridionale quasi indipendente e quella settentrionale invece destinata a rimanere parte integrante della Serbia.
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