Il trattato di Lisbona è stato firmato oggi nella capitale portoghese, per sostituire la costituzione europea bocciata, per via referendaria, in Francia e Olanda nel 2005. Prima di entrare in vigore, il primo gennaio 2009, il trattato dovrà essere ratificato dai 27 paesi europei, che hanno scelto la via parlamentare, tranne l’Irlanda che deve indire un referendum per costituzione. E proprio dall’Irlanda, dove già nel 2001 bocciarono il Trattato di Nizza approvato poi con un secondo referendum, potrebbe arrivare la sopresa. Anche perché il governo deve fronteggiare un’ondata di scontento.
L’Italia, che dovrebbe aprire le file della ratifica, insieme alla Germania, già all’inizio del 2008, verrà seguita dagli altri paesi nel corso dell’anno.
Nei contenuti, il Trattato di Lisbona riprende il trattato costituzionale europeo. Il sotterfugio è stato svelato da Valéry Giscard d’Estaing, davanti alla commissione affari istituzionali del parlamento europeo, il 17 luglio scorso: «I governi europei si sono accordati su cambiamenti cosmetici alla Costituzione per renderla più semplice da accettare». In un appello lanciato da chi, nel 2005, si era opposto alla Costituzione in Francia [Attac, Fondation Copernic, Solidaires, Collectif 29 mai…] si chiede un referendum in tutti paesi europei. I promotori ribadiscono che «questo nuovo trattato è segnato dall’inizio alla fine dal neoliberismo». «E’ perché – si legge ancora nell’appello – siamo favorevoli a un’Europa democratica, che garantisca diritti sociali di alto livello per tutti i suoi abitanti, un’Europa solidale dei popoli del mondo, che il metodo usato per imporre questo nuovo trattato ci sembra detestabile».






