Centocinquantanove persone sono state arrestate nell’ambito di un’operazione «antiterrorismo» conclusa lunedì e predisposta dal Centro di analisi strategica antiterrorismo [Casa], assieme alla Direzione centrale di polizia di prevenzione e ai comandi generali dei carabinieri e della guardia di finanza. L’operazione, avvenuta in tutta italia, ha portato al controllo – dice una nota – di 5668 «obiettivi», che poi sarebbero internet center, centri di trasferimento di denaro e call center internazionali. Gli agenti avrebbero «identificato» più di 21 mila persone. I 159 arresti, però, sono avvenuti solo per violazione della legge Bossi-Fini sull’immigrazione e per «reati vari» sono state denunciate 362 persone. Nessuna, a quanto pare, per reati connessi con il terrorismo internazionale. Solo a Bologna sarebbe stato sequestrato del materiale «attualmente al vaglio degli inquirenti» trovato in casa di sette cittadini pachistani e negli esercizi commerciali da essi gestiti. Questa indagine, però, non è connessa ai controlli predisposti dal Casa, ma a un’inchiesta autonoma della Digos di Bologna sul traffico di denaro falso che, forse, sarebbe servito a finanziare gruppi estremisti.
Nella nota diffusa dal Casa, si parla dei call center internazionali e delle agenzie di money transfer, come di «centri di aggregazione islamici», quando in realtà sono frequentati da migranti di ogni comunità. Stesso discorso per gli internet point: le denunce che sono scattate in molti casi riguardano «irregolarità amministrative» nella gestione e non collegamenti con le reti jihadiste internazionali.
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