Associazione a delinquere in concorso con la privazione illegale della libertà, sequestro, tortura, riduzione alla servitù e «sparizione forzata»: questi i crimini di cui sono stati riconosciuti colpevoli l’ex-comandante in capo dell’esercito dell’ultima dittatura argentina,Cristino Nicolaides, e altri sette gerarchi.
In un’aula del palazzo di giustizia di Buenos Aires, esplosa in un applauso alla lettura della sentenza, il giudice federale Ariel Lijo ha condannato a 25 anni di carcere Nicolaides e a pene variabili tra i 20 e i 25 i vertici del famigerato «Battalllón 601» dei servizi segreti dell’esercito, considerato «un ingranaggio rilevante» nonché un «nucleo centrale per perpetrare delitti aberranti con l’impunità come scopo preponderante» negli anni del regime. E’ la prima sentenza emessa contro militari della dittatura dopo l’annullamento delle leggi del perdono – ‘Obediencia Debida’ e ‘Punto Final’–deciso nel 2003 dal parlamento, grazie al forte impulso dell’ex-presidente Nèstor Kirchner, ratificata nel 2005 dalla Corte Suprema.






