La denuncia di Reporters sans frontières: elezioni non libere in Pakistan

Tre anni di prigione a chi ridicolizzerà il capo della stato, divieto di trasmettere in diretta trasmissioni d’informazione e talck-shows, continue minacce di ammende e di chiusura dei media, pressione continua da parte della forze dell’ordine ai giornalisti.
E’ la censura in atto in Pakistan denunciata da Reporters Sans Frontières durante la giornata di ieri, una censura che renderà difficile avere informazioni reali e veritiere nelle elezioni del 18 febbraio 2008.
Il governo di Musharraf ha emanato una serie di norme restrittive nei confronti dell’informazione già dal novembre scorso, un codice di comportamento che vieta ogni libertà editoriale, che una aumenta la continua pressione delle forze dell’ordine ai direttori dei media.
Tra le denuncie di RSF è emersa anche la chiusura del canale più popolare e più libero del Pakistan, Geonews e del canale sportivo GeoSupper, non più trasmissibili nel paese dal 3 novembre scorso, dopo diversi inviti all’autocensura, e all’allontanamento di alcuni giornalisti. Il canale registrava un seguito del 37% della popolazione, e seppe dare nelle scorse elezioni i risultati prima delle stesse reti governative.
Ma non sono i soli. Dal tre novembtre scorso altri 45 canali di televisioni satellitari private sono state vietate, così come due radio private.
Alcuni, dopo un periodo di chiusura, hanno ricominciato le loro trasmissioni, ma la maggior parte sono state costrette a sopprimere programmi, a licenziare giornalisti o a terminare contratti di diffusione.
L’organo stesso di regolazione dei media audiovisivi afferma che chiunque criticherà il governo prima delle elezioni rischia di chiudere, di avere pesanti sanzioni, o di essere incarcerato .
Cosa in parte già avvenuta nell’ultimo anno: lo dimostrano i 120 giornalisti interrogati, i 30 malmenati seriamente dalle forze dell’ordine ed i 34 arrestati.

“Il Pakistan è divenuto nel 2007 il paese più pericoloso per i giornalisti, denuncia l’associazione: 6 giornalisti sono rimasti uccisi in attentati o in circostanze dubbie, cifre mai raggiunte negli ultimi deici anni.
La televisione governativa, inoltre, non dà una correttta informazione dato che è direttamente controllata dal governo e antepone ad ogni altro argomento azioni e dichiarazioni dei dirigenti politici.
Ci vuole un cambiamento nell’informazione pakistana, altrimenti non si può parlare di libere elezioni il 18 febbraio”.

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