Con una breve visita in Egitto, George Bush ha concluso la sua visita in Medio oriente. E lascia dietro di sé una forte puzza di guerra. Tutti gli incontri degli otto giorni di tour, da quello con Ehud Olmert, a quello con Hosni Mubarak, passando per Abu Mazen hanno avuto esplicitamente l’obiettivo di preparare il terreno politico per un’eventuale azione di forza contro l’Iran. Obiettivo che ha spinto gli Usa anche a mettere tra parentesi il progetto di esportazione della democrazia nei paesi arabi, più utili se i loro governi sono sulla graticola. La puzza di guerra, però, è anche quella a «bassa intensità» militare e altissimo impatto sociale che Israele sta conducendo contro la Striscia di Gaza. Martedì, 19 persone sono state uccise nelle incursioni israeliane nella parte orientale della Striscia e mercoledì i radi sono andati avanti. Il governo israeliano applica così, con la piena benedizione della Casa bianca, un doppio standard: trattative con l’Anp di Abu Mazen e pugno di ferro con Hamas. E’ l’onda lunga del vertice «di pace» di Annapolis che si abbatte sui più isolati tra i palestinesi.






