L’indipendenza del Kosovo è al centro del dibattito del Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite che si terrà oggi a New York, a cui parteciperanno il presidente serbo Boris Tadic ed il leader kosovaro Hashim Thaci.
Hashim Thaci, ex leader del Uck oggi a capo del Pdk, è divenuto primo ministro della provincia serba dopo le elezioni del 17 novembre, in cui poneva come base del programma di governo il proseguimento del processo d’indipendenza della regione attraverso un governo di grande coalizione.
Ma grazie all’appoggio di Stati uniti e gran parte dell’Unione europea, il leader del Pdk ha dichiarato già la settimana scorsa che «l’indipendenza del Kosovo è un fatto ormai compiuto», nonostante l’opinione dei leader serbi che non intendono tenere in alcuna considerazione l’autoproclamazione della provincia, e che risponderanno con pesanti sanzioni economiche ad ogni iniziativa indipendentista.
Joachium Ruecker, capo dell’amministrazione Onu in Kosovo, ha affermato che «i prossimi passi devono essere intrapresi in stretta cooperazione con la comunità internazionale e necessitano di un alto grado di responsabilità».
Il primo ministro Vojislav Kostunica, ribadendo la questione dell’integrità territoriale della Serbia, lo scorso 12 gennaio ha impedito missioni civili in Kosovo dell’Ue e ha rifiutato, in prospettiva delle elezioni presidenziali del 20 gennaio, osservatori internazionali provenienti da Stati uniti e Gran Bretagna, garantendo l’accesso solamente ad osservatori dell’Osce e della Comunità di Stati indipendenti [Csi].






