Gli ultimi razzi lanciati dalla Striscia di Gaza contro le cittadine israeliane di Sderot e di Ashkelon sono stati il pretesto per l’ennesima punizione collettiva inflitta ai cittadini dell’enclave palestinese controllata da Hamas. Il governo israeliano ha deciso venerdì di chiudere «temporaneamente» tutti i varchi in entrata e in uscita dalla Striscia che diventa a tutti gli effetti una prigione a cielo aperto. La difficoltà di movimento non limita solo la libertà dei palestinesi di Gaza ma anche l’afflusso di aiuti internazionali dai quali dipende l’economia della Striscia, che Israele a settembre 2007 ha dichiarato «entità nemica» dopo il golpe di Hamas. La chiusura dei varchi si somma alle privazioni quotidiane degli abitanti della Striscia di Gaza. Un report della Irinnews, l’agenzia di stampa delle Nazioni unite, riferisce che in tutto il territorio della Striscia continuano le interruzioni di energia elettrica. In alcuni casi, l’elettricità arriva solo per un paio d’ore al giorno, del tutto insufficienti ai bisogni dei cittadini, soprattutto di quelli delle fasce più povere e vulnerabili. Christopher Gunness, portavoce dell’Agenzia dell’Onu che assiste i palestinesi, l’Unrwa, ha detto che «Gaza è completamente chiusa e questo non farà che esasperare una situazione già molto difficile».
Dopo il vertice di Annapoli e l’avvio, incerto, di trattative di «pace» con l’Autorità nazionale palestinese, il governo israeliano ha aumentato la pressione, politica, economica e militare su Gaza. Nell’ultima settimana almeno 32 palestinesi sono stati uccisi dalle incursioni israeliane.






