La situazione a Nairobi è sembra tornata normale dopo le agitazioni di questa mattina dovute alla manifestazione di alcuni sostenitori del presidente in carica Mwai Kibaki, soffocata dall’intervento della polizia con lo sparo di gas lacrimogeni.
Da quanto riportano testimonianze locali, nelle campagne continuano intanto episodi di violenza: gli attacchi sono rivolti principalmente contro le minoranze etniche kikuyu e kisii, da parte di giovani armati perlopiù provenienti da altre zone del paese,
Gli scontri e le abitazioni date alle fiamme sarebbero il modo per appropiarsi illecitamente delle terre di coloro che sono costretti alla fuga, e non sarebbero quindi legati a motivi politici.
Le speranze del paese sono ora affidate all’ex-segretario delle nazioni unite Kofi Annan, che dovrebbe sbarcare oggi in Kenya per cercare una soluzione politica alla crisi.
Sul tavolo delle trattative la condivisione del potere da parte dei due schieramenti, alcune modifiche alla costituzione ed alla commissione elettorale in previsione di nuove elezioni.
In ginocchio nel frattempo anche l’economia dei paesi limitrofi che non hanno sbocco sul mare come Uganda, Sud Sudan, Rwanda, Burundi privati di gran parte dei loro commerci a causa dei blocchi nei porti keniani. Particolarmente in crisi l’Uganda, per un fermo totale dei trasporti su rotaia dovuto ad alcuni atti vandalici a Nairobi.






