La settimana più lunga del governo Prodi

Anche nella maggioranza qualcuno si chiede, a mezza voce, se sia il caso di continuare con l’accanimento politico-terapeutico. Se cioè sia davvero la cosa migliore, per il paese e–in fondo–per lo stesso centrosinistra, continuare con i voti di fiducia a ogni fibrillazione della maggioranza. Dopo il discorso di Romano Prodi alla Camera dei deputati, è iniziata la fase delle trattative, delle ipotesi e dei conteggi, con gli occhi puntati al Senato, dove il voto di fiducia dovrebbe avvenire giovedì pomeriggio o forse venerdì mattina. Alla Camera Prodi ha illustrato, dal suo punto di vista, il bilancio di quasi venti mesi di governo e ha contrattaccato dicendo che, se ci deve essere l’uscita di scena, allora metterà ciascuno «davanti alle proprie responsabilità». La crisi è stata aperta dall’uscita dei senatori e dei deputati dell’Udeur di Clemente Mastella dalla maggioranza, dopo le dimissioni dell’ex ministro della giustizia causate, almeno in apparenza, dall’ordinanza di arresto a carico della moglie emessa dal pm di Santa Maria Capua Vetere. Non sono bastate gli attestati di «stima e fiducia» che Prodi e quasi tutti i ministri hanno fatto nei giorni scorsi [con la notevole eccezione di Antonio Di Pietro] a convincere Mastella a non «strappare» con la coalizione di governo. Così, non su temi di politiche concrete ma per uno scontro che sembra più legato a posizionamenti scacchistici–rispetto alla chiesa cattolica non meno che riguardo alla crisi dei rifiuti in Campania–il governo Prodi rischia, per l’ennesima volta, di terminare il suo ciclo. L’uscita di Mastella, secondo gli esperti della scacchiera politicista, sarebbe anche da mettere in relazione al referendum elettorale e agli scenari che si potrebbero aprire per l’Udeur: decapitato in Campania dalle inchieste giudiziarie, il partito potrebbe essere cancellato dal puzzle politico.
Le opposizioni non aspettavano altro che una crisi di questo tipo, difficile da sanare e gestire proprio perché molto opaca, e Silvio Berlusconi ha subito chiesto elezioni anticipate, in primavera, senza nemmeno cambiare la legge elettorale. Alleanza nazionale, come sempre, segue a ruota e anzi Fini–che ha già dimenticato le polemiche con Berlusconi dei mesi scorsi–ha annunciato che in caso di elezioni, sarà il leader di Forza Italia il candidato presidente del consiglio. Prodi, però, entrando alla Camera aveva ostentato un certo ottimismo: «Penso di farcela anche stavolta», ha dichiarato ai cronisti. Al senato la sfida è dura: i tre senatori dell’Udeur hanno annunciato che voteranno contro la fiducia al governo e così farà, per ragioni opposte, anche il senatore Franco Turigliatto, della Sinistra critica. Per il resto è caccia voto per voto: ci sono quelli dei senatori a vita, i tre dei diniani, quello di Ferdinando Rossi [che si è dichiarato per il sì], quelli di Bordon e Manzione [anche loro a favore]. C’è poi un’area grigia, per dimensioni e «peso» politico, che è quella dove vive qualche senatore dell’opposizione che–sempre per gli esperti di scacchi–potrebbe decidere di lanciare un salvagente al governo.
Intanto, i capigruppo delle due camere sono riuniti per stabilire il calendario dei lavori e del voto. Domani in Senato è prevista la mozione di sfiducia presentata da Forza Italia contro il ministro dell’ambiente Alfonso Pecoraro Scanio. E giovedì, sempre in Senato ma nella commissione ambiente, c’era l’audizione del supercommissario per l’emergenza rifiuti in Campania, Gianni De Gennaro. Entrambi gli appuntamenti potrebbero saltare. Anche se discutere di politiche sarebbe stato probabilmente più utile a chiarire sia i motivi per cui questo governo farebbe bene a passare la mano che quelli per cui invece la gran parte della maggioranza sceglie l’accanimento terapeutico.

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