Domenica 4 febbraio i serbi votano per il secondo turno delle presidenziali. I sondaggi dicono che i due candidati, il presidente uscente Boris Tadic e lo «sfidante» Tomislav Nikolic sono testa a testa. Tanto che non ci sono previsioni affidabili sull’esito. Mercoledì sera i due si sono affontati in un dibattito televisivo che ha fatto il pieno di audience. In gioco, come quasi sempre nelle elezioni serbe degli ultimi anni, c’è il futuro del paese, non solo quello che si consuma nell’arco di una legislatura, ma quello più a lungo termine. Le idee di Tadic e Nikolic non potrebbero essere, su questo, più diverse. Tadic, del partito democratico, ha accusato Nikolic di voler «isolare la Serbia dall’Europa». Nikolic, invece, punta sul legame storico e culturale con la Russia che, secondo lui, «interverrà per evitare che il Kosovo venga sottratto alla Serbia». E’ questo il tema centrale della campagna elettorale di Nikolic, del partito radicale serbo [Srs] e già vice primo ministro del governo di Slobodan Milosevic che firmò gli accordi con la Nato al termine della guerra del 1999. Tadic non è favorevole all’indipendenza del Kosovo, ma non è disposto a mettere a rischio il negoziato con l’Ue e la possibile adesione della Serbia. E’ questa la carta su cui l’Ue punta. Ostentatamente indifferenti a quello che succede a Belgrado, i leader kosovaro-albanesi, a partire dal premier Hashim Thaci, continuano a soffiare sul fuoco: l’indipendenza, ha ripetuto Thaci, è dietro l’angolo. Reportag e servizi, dal Kosovo e da Belgrado, sul numero di Carta settimanale in edicola da venerdì 1 febbraio.






