Dopo la calma della mattinata, sono ricomminciati gli scontri a N’djamena, la capitale del Ciad. L’esercito ha detto di aver respinto l’offensiva ribelle, partita una settima fa dal Sudan e arrivata nel fine settimana a N’Djamena. Dal canto loro, i ribelli hanno affermato essersi sì ritirati, ma solo per permettere ai civili di lasciare la città. Secondo un responsabile della coalizione ribelle, ci sarà presto una nuova offensiva: «Chiediamo alla popolazione di lasciare N’Djamena perché la sicurezza non è garantita. La gente non deve credere che il presidente Idriss Déby ha vinto. E’ sempre chiuso nel suo bunker e non può uscire». Una colonna di rinforzi avrebbe lasciato l’est del paese e sarebbe in marcia verso la capitale, dove nel pomeriggio sono ricomminciati i combattimenti.
Durante la notte e stamani all’alba le forze di sicurezza fedeli a Idriss Deby hanno arrestato tutti i principali esponenti della cosiddetta «opposizione democratica», i movimenti politici e sociali che si oppongono al presidente del Ciad rifiutando la lotta armata. Lo hanno segnalato fonti raggiunte dalla Misna a N’Djamena. Secondo la Misna, «i quartieri dove si sono registrati i combattimenti più intensi si sono completamente svuotati. Ma la fuga è generalizzata e la gente è in preda al panico. Ha capito che la guerra è guerra. Molti vanno nel confinante Camerun, ma molti altri stanno andando in foresta».






