Domani è il «Big tuesday» statunitense. L’appuntamento decisivo delle primarie statunitensi: ventidue stati sono chiamati a scegliere il candidato alle presidenziali. Mercoledì 6 febbraio nella notte si dovrebbe già sapere chi di Hillary Clinton e Barack Obama correrà la corsa presidenziale per i democratici.
Alla vigilia di queste giornate decisive, il senatore dell’Illinois sembra beneficiare di un movimento di entusiasmo notevole. Molte personalità si sono schierate con lui, ultima la moglie del governatore della California, Maria Schriver. Anche gli attivisti del sito www.moveon.org, che finora non si erano schierati, hanno annunciato il loro sostegno a Obama. L’unico a non aver sciolto la riserva è Al Gore, ma molti pensano che si pronuncerà se le primarie non hanno un vincitore.
I sondaggi però danno un leggero vantaggio per Hillary Clinton: 47 per cento contro 43 per cento per Obama. La senatrice di New York è considerata «più forte» [48 per cento contro 34], secondo il 60 per cento degli elettori sarebbe più capace di riformare il sistema sanitario, rilanciare l’economia [52 per cento] e uscire dal pantano della guerra in Iraq [48 per cento contro 40 per cento]. Secondo il sondaggio di Abc News-Washington post però, Obama batterebbe il candidato repubblicano, John McCain [49 per cento contro 46] mentre Hillary Clinton sarebbe battuta [49 per cento contro 46].






