Fine delle consultazioni. Si vota ad aprile?

Suonano come un epitaffio sulle consultazioni di Marini le parole dell’ex ministro per i rapporti con il parlamento, Vannino Chiti: «Senza l’accordo delle principali forze del centrodestra, l’ipotesi di un governo di 3-4 mesi sembra impossibile». E Bruno Tabacci, ex sottosegretario all’economia nel governo Berlusconi e fondatore della Rosa bianca, ha pronosticato che martedì o mercoledì il presidente della repubblica Giorgio Napolitano potrebbe annunciare lo scioglimento delle camere. In questo modo, si potrebbe votare nella prima o nella seconda domenica di aprile, il 6 o il 13. Con il passare delle ore, gli arrivi e le partenze delle delegazioni incontrate da Franco Marini, le elezioni anticipate sembrano sempre di più l’unica via d’uscita dalla crisi istituzionale aperta con le dimissioni di Clemente Mastella e l’uscita dei suoi parlamentari dalla coalizione guidata da Romano Prodi. Lunedì mattina Marini ha incontrato Gianfranco Fini, leader di Alleanza nazionale, Silvio Berlusconi e Walter Veltroni. L’ennesima mattinata di tensione politica era iniziata con i commenti alle indiscrezioni pubblicate dal Giornale, secondo cui ci sarebbe stato un accordo tra Pd e Forza Italia. Un’ipotesi smentita da Veltroni, e in modo più sfumato anche da Berlusconi, che però ostenta sicurezza e si comporta come se le elezioni fossero già vinte. Il leader di Forza Italia, infatti, ha ipotizzato che si potrebbe «concedere» all’opposizione la presidenza di una delle camere, e ha anche detto di essere «aperto al dialogo» anche dopo il voto.
Le voci di scioglimento delle camere e di elezioni ad aprile sono state rafforzate dopo la fine dell’incontro tra Marini e Veltroni. Il sindaco, quasi ex, di Roma ha detto che «è stata persa un’altra occasione» per fare quelle riforme strutturali–legge elettorale, funzionamento delle camere e costi della politica–che secondo lui sono necessarie a riavvicinare i cittadini alla politica e ad evitare «che si vada a votare con il rischio di avere un’altra situazione bloccata». Secondo Veltroni, la proposta di governo «di scopo» poteva essere accettabile: tre mesi per fare la nuova legge elettorale e le altre «riforme», prima di tornare alle urne. La linea di dialogo, però, è stata bocciata dal centrodestra, che sbandiera sondaggi secondo i quali la rinata Casa delle libertà sarebbe in vantaggio sul centrosinistra per 10 o addirittura 16 punti percentuali. La forza di attrazione del Cavaliere ha già catturato alcuni brandelli dell’Udc, tra cui l’ex ministro per i rapporti con il parlamento Carlo Giovanardi, il quale, con tutta la sua corrente, ha lasciato Casini per confluire «non in Forza Italia, ma nel Partito delle libertà», che a quanto pare vede solo lui.
Per quanto riguarda le alleanze presenti e future, invece, Veltroni ha ribadito che il Pd si presenterà alle elezioni da solo e che eventuali alleanze saranno valutate solo in base al programma. Sarebbe questa, per Veltroni, la «vera» novità della campagna elettorale imminente.
Il segretario del Pd, intanto, è alle prese con le dimissioni da sindaco di Roma: devono essere presentate entro il 14 febbraio per evitare che il comune venga commissariato per un anno, fino alla fine «naturale» della legislatura. A confermare le analisi che puntano su ben altri motivi della crisi di governo rispetto a quelli «ufficiali», non c’è alcun rischio di crisi, invece, in Campania, dove tutto, almeno in superficie, ha avuto inizio. Sandra Lonardo, moglie di Clemente Mastella e presidente del consiglio regionale, ha ribato che l’Udeur rimane nella maggioranza di governo regionale e che non ci pensa proprio a dimettersi. Quanto alle voci di una sua possibile candidatura con il centrodestra, la signora Mastella ha risposto con un sibillino «mai dire mai nella vita».
Intanto, per quanto possa sembrare paradossale, il consiglio dei ministri di martedì fisserà la data per il referendum sulla legge elettorale, anche se, verosimilmente, la consultazione slitterà di un anno, a causa dello scioglimento delle camere.

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