Le organizzazioni sociali contrarie all’entrata in vigore, l’1 gennaio 2008, del cosiddetto capitolo agricolo del Trattato di libero commercio del Nord America [Nafta]–firmato nel 1994 da Stati uniti, Canada e Messico – si riuniscono oggi a Città del Messico per trovare una posizione comune in vista dei colloqui proposti dal governo dopo la massiccia mobilitazione che ha riunito la scorsa settimana nella capitale decine di migliaia di campesinos provenienti da ogni zona del paese.
I contadini dovranno decidere se e come partecipare al dialogo proposto dall’esecutivo a partire da giovedì, forti del sostegno offerto dai sindacati di diversi settori; nuove proteste sono state convocate sempre giovedì, giorno in cui i movimenti che si oppongono al Nafta hanno annunciato la presa simbolica del parlamento per esporre le loro rivendicazioni ai legislatori. L’apertura totale del mercato messicano a prodotti di base come mais e fagioli ha sollevato un’ondata di malcontento tra i piccoli e medi agricoltori penalizzati dalla competitività dei colleghi americani e canadesi, sostenuta con massicci sussidi statali. Con lo slogan «senza mais non c’è un paese», i campesinos hanno chiesto una rinegoziazione del Trattato che il governo ha tuttavia già escluso, prendendo atto del fermo rifiuto dei due «soci» del Nord del mondo.






