Il porto di Bosasso è una delle vie di fuga dal Corno d’Africa. Punta verso lo Yemen ed è il passaggio per molti migranti che, spesso illegalmente, cercano di andare nella penisola arabica, per lavorare in Arabia saudita o nei ricchi emirati del Golfo. Bosasso fa parte del Puntland, di fatto uno stato semi-indipendente, nato dalle ceneri della Somalia, da oltre quindici anni senza governo. Venti persone sono state uccise a Bosasso, e più di cento sono rimaste ferite, per l’esplosione di una serie di granate lanciate dentro una delle case usate dai migranti. In particolare, il bersaglio erano migranti etiopi, in attesa del passaggio attraverso il Golfo di Aden. Un attacco che non ha precedenti, dato che il Puntland è relativamente più calmo rispetto al resto della Somalia e che il porto di Bosasso è una specie di zona franca. Centinaia di persone muoiono ogni anno sulla rotta dell’emigrazione tra il Corno d’Africa e la penisola arabica: le motovedette yemenite non esitano a sparare sulle barche e le acque del Golfo di Aden, tra Mar Rosso e Oceano Indiano, sono famose per la presenza di squali. Anche se non ci sono state rivendicazioni, l’attacco contro gli etiopi, secondo le autorità del Puntland, è da collegare alla guerriglia contro la presenza delle truppe di Addis Abeba in Somalia, ormai da più di un anno.






