Non è in bilico solo la vita del presidente-poeta di Timor Est, Jose Ramos Horta [premio Nobel per la pace nel 1996]. I ribelli che sono entrati nella sua casa di Dili, all’alba, hanno sparato contro quella che sembrava una delle poche «storie di successo» internazionali. Ramos Horta è ora ricoverato in Australia, in coma farmacologico e le speranze che possa sopravvivere sono scarse. Assieme al primo ministro di Timor Est, Xanana Gusmao, era stato uno degli artefici dell’indipendenza dell’ex colonia portoghese, occupata per trent’anni dall’Indonesia. Timor Est, 800 mila abitanti, lo stato che copre la parte orientale dell’isola di Timor, una delle migliaia dell’arcipelago indonesiano, era diventata indipendente nel 1999, dopo l’intervento dell’Onu che costrinse l’Indonesia appena uscita dalla dittatura di Suharto, a tenere un referendum sull’autodeterminazione. Ramos Horta, Gusmao e altri indipendentisti lottavano da quando, finito il dominio portoghese nel 1974, Jakarta aveva occupato Timor. L’indipendenza però ha lasciato aperte molte questioni, per risolvere le quali il prestigio della lotta anticoloniale e un premio Nobel non sono evidentemente abbastanza.
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