Il segretario della difesa statunitense Robert Gates ha detto che dopo il primo «ridimensionamento» del contingente militare in Iraq, sarà necessaria una «pausa» per riflettere sulla situazione. Gates ha parlato durante una conferenza stampa in una base statunitense in Iraq, dopo un incontro con il generale Petraeus, comandante delle truppe d’occupazione. Il piano del Pentagono, approvato pochi mesi fa dopo la relazione dello stesso Petraeus al congresso, prevede entro luglio 2008 la riduzione del numero dei soldati, da 20 a 15 brigate. In sostanza, 30 mila militari in meno, quelli inviati un anno fa come rinforzi quando la situazione sembrava sul punto di spingere il paese verso la guerra civile tra sciiti e sunniti. Le cose sono appena un po’ migliorate [anche se ieri durante la visita di Gates, due autobomba sono esplose a Baghdad], tuttavia secondo Gates il paese è ancora «fragile». Per questo l’eventuale prosecuzione della ritirata deve essere valutata «passo dopo passo». In teoria, il piano di ritiro proseguirebbe con il richiamo di altre 5 brigate entro la fine del 2008, dimezzando, di fatto il numero dei militari. E’ questa seconda parte a dover essere «valutata» dal Pentagono, che potrebbe anche decidere di cancellarla. Molto dipende dalla campagna elettorale: l’ultima fase del ritiro coinciderebbe con lo sprint finale verso le elezioni di novembre. Secondo alcuni analisti, Bush e i repubblicani non avrebbero ancora deciso se per contrastare il candidato democratico sia meglio puntare sulla «tensione bellica» [e quindi non richiamare le truppe] oppure su un messaggio più rassicurante.






