Ieri il commissario europeo per lo sviluppo Louis Michel ha lanciato un appello alla liberazione «immediata» dei dirigenti dell’opposizione non armata arrestati in Ciad una settimana fa, durante gli scontri tra esercito e ribellione a N’Djamena.
«La Commissione europea – si legge nel comunicato dell’Ue – ha il dovere morale di ricordare al capo dello stato che si è portato garante dell’applicazione dell’Accordo politico [del 13 agosto 2007] e che deve dare prove concrete del suo sostegno a tale processo liberando le personalità politiche dell’opposizione». Almeno tre dirigenti dell’opposizione sono stati arrestati: Lol Mahamat Choua, capo della Coalizione per la democrazia e il progresso [Rdp] e presidente del comitato di monitoraggio dell’accordo del 13 agosto, Ibni Oumar Mahamat Saleh, portavoce della Coordinazione per la difesa della costituzione [Cpdc], principale coalizione dei partiti d’opposizione, e Ngarlejy Yorongar, della Federazione per la repubblica.
Quando, il 5 febbraio scorso, il ministro francese degli esteri ha chiesto a Idriss Déby di assicurargli che non sarebbe successo niente a questi oppositori, il presidente del Ciad ha risposto: «Non rompete, faccio la guerra!». Ma la Francia, che sostiene il regime di Déby e avrebbe partecipato ai combattimenti contro i ribelli, non ha condannato ufficialmente l’arresto dei tre esponenti politici, di cui si sono perse le tracce.






