E’ stata la tv satellitare libanese al Manar, vicina al movimento islamico di resistenza Hezbollah, a dare un nome, un cognome e una storia alla persona uccisa da una bomba questa mattina nel ricco quartiere di Kafar Soussa, a Damasco. Era Imad Mughniyeh, uno dei capi militari di Hezbollah, ricercato dagli Usa e da Israele. Con ogni probabilità, la bomba è opera dei servizi segreti dello stato ebraico che non ha né smentito né ammesso il proprio coinvolgimento. Più improbabile appare la ricostruzione di alcuni analisti, che parlano di una «faida» interna alla Siria e a Hezbollah. «Siamo orgogliosi di annunciare che un grande comandante si è unito alla schiera dei martiri», ha detto al Manar dando la notizia della morte di Mughniyeh, considerato il capo dei reparti speciali dell’ala militare di Hezbollah e accusato di aver organizzato molte azioni di guerriglia contro le truppe israeliane durante l’occupazione del Libano del sud, dal 1982 al 2000. Dopo l’esplosione, Kafar Soussa è stato sigillato dagli uomini dell’esercito siriano e dei servizi di sicurezza. La tv di stato siriana ha trasmesso le immagini del luogo dell’attentato, ma non ha fornito dettagli sulla vittima. Hezbollah ha già annunciato invece che domani ci saranno i funerali di Mughniyeh, nella roccaforte sciita della periferia meridionale della capitale libanese Beirut. Sarà una giornata molto tesa, a Beirut. Oltre ai funerali di Mughniyeh, è prevista infatti anche una manifestazione della coalizione filo-occidentale, per ricordare il terzo anniversario dell’assassinio dell’ex primo ministro Rafiq Hariri.






