Le Nazioni unite hanno confermato l’inizio del ritiro «temporaneo» del contingente di 1400 caschi blu e 200 osservatori militari incaricati dal 2000 di sorvegliare la frontiera tra Etiopia ed Eritrea. Il ritiro è stato deciso dopo il governo eritreo, guidato dal dittatore Isaias Afwerki ha tagliato i rifornimenti di benzina al contingente Onu. Il segnale è pessimo. Etiopia ed Eritrea hanno combattuto una durissima guerra dal 1998 al 2000 per la definizione del confine [eredità del dominio coloniale italiano], con decine di migliaia di vittime. Secondo il portavoce dell’Onu Yves Sokorobi, «ci sono chiari indizi che le due parti potrebbero riprendere a combattere». Diverse unità dell’esercito eritreo sarebbero già schierare lungo il confine. Afwerki ha respinto le conclusioni della Commissione internazionale incaricata di definire il confine tra i due paesi, perché la città contesa di Badme è stata assegnata all’Etiopia. Dal 2000 ad oggi, inoltre, in entrambi i paesi si sono consolidati regimi autoritari ed entrambi avrebbero bisogno di una guerra per distogliere i cittadini dai problemi interni.






